mercoledì 31 gennaio 2018

Assassinio sull'Orient Express (Kenneth Branagh, USA/UK/Malta/Francia/Canada/Nuova Zelanda, 2017, 114')




Le bieche e classiche operazioni da botteghino "di lusso", fatte di grandi produzioni e cast all stars, di norma sono un campo minato entro il quale non mi piace affatto mettere piede, considerato che il tempo è poco e se proprio devo rilassare il cervello preferisco qualche bella proposta tamarra e trash per godermela in tranquillità: come se non bastasse, nel caso in questione la forte antipatia per molti degli attori ed attrici presenti ed il fatto di non aver mai letto il romanzo di Agatha Christie o visto il celebre film di Lumet rendeva l'approccio ancora più ostico.
La tempesta di bottigliate che prevedevo alla vigilia, però, non si è abbattuta su Branagh e soci, che portano a casa la pagnotta con un compitino ben confezionato pronto ad avere le spalle ed il culo parati da una storia avvincente ed assolutamente innovativa per i tempi in cui fu scritta, ennesima testimonianza della grandezza di una scrittrice incredibile e stimolo a recuperare - come feci qualche anno fa per Dieci piccoli indiani - la storia nella sua versione cartacea.
Da una grande storia, dunque, è difficile - specie con molti soldi ed un certo mestiere a disposizione - riuscire nell'impresa di portare sullo schermo un brutto film, e Assassinio sull'Orient Express certo non lo è, grazie ad un'affascinante cornice, la giusta tensione ed un paio di immagini - soprattutto nel finale - discretamente potenti: certo, non farà mai la Storia del Cinema e resterà comunque intrappolato nel grande oceano di proposte che lo spettatore finisce per dimenticare con il tempo, eppure rispetto a quanto poco mi aspettassi - o forse proprio per quello - si lascia guardare e, chi l'avrebbe mai detto, finisce per stuzzicare anche la curiosità per il seguito - Assassinio sul Nilo, anche questo legato ad una pellicola decisamente nota - e per l'impostato e piuttosto duro Poirot dello stesso Branagh, che pur non avendo nulla dell'immagine letteraria del detective riesce a renderlo credibile senza apparire ridicolo.
Perfino gente bollita come Depp, forse perchè costretta a recitare più sotto le righe del solito, risulta meno disturbante di quanto non sia, mentre altra come la Cruz scompare dietro una storia di vendetta, moralità, giudizio e morte assolutamente attuale e profonda, che mi ha fatto tornare in mente il triste caso Lindbergh, che lasciò gli Stati Uniti dominati dalla CIA di Hoover sconvolti.
Dunque ci si trova di fronte a qualcosa di sicuramente non memorabile o creativo nella messa in scena, ma comunque pronto a presentarsi bene e a non sprecare l'occasione fornita da una storia che funziona così incredibilmente bene: la Christie, probabilmente, che fosse per una grande intelligenza o per un rapimento alieno - lei stessa dichiarò di avere avuto più volte contatti con gli extraterresti - continua ad essere avanti anni luce rispetto alla maggior parte dei giallisti di maggior successo di questa e di altre epoche, e in questo caso anche a salvare Branagh e soci da un fallimento annunciato.
L'ambientazione d'epoca, il fascino del treno a vapore e del passaggio da Gerusalemme a Istanbul fino al cuore delle Alpi innevate fanno il resto, e trasformano un potenziale film da massacro in un innocuo e piacevole divertissement dal sapore di the delle cinque, perfetto - come è stato - per un pomeriggio da giornata detox in cui riposo anche dalle bevute.
E per una volta, in perfetto stile Poirot, posso mettere anch'io da parte i disequilibri e non giudicare troppo. Piuttosto, prendere il tempo per qualche pensiero in più.



MrFord



 

martedì 30 gennaio 2018

Black Mirror - Stagione 4 (Netflix, UK/USA, 2017)




Si è fatto un gran parlare, di questa quarta stagione di Black Mirror, una delle serie di culto più celebrate dal piccolo schermo e dagli appassionati negli ultimi anni, nei modi più disparati, profondamente critici o lusinghieri, da fan hardcore incattivito a perplesso neofita.
Personalmente, nonostante senza ombra di dubbio si tratti della stagione meno riuscita ed avvincente della produzione di Charlie Brooker, devo ammettere di essermi comunque goduto la visione, senza provare risentimento alcuno rispetto ad autore e registi - in fondo, si contano sulle dita di una mano le serie televisive che sono state in grado di mantenere la stessa qualità, quando era alta, per tutta la loro durata -, e come al solito proseguo nell'analisi episodio per episodio.
Si parte con USS Callister, un omaggio alla fantascienza anni sessanta e settanta in pieno stile Star Trek che resta sul filo sottile tra commedia nera e thriller con tanto di protagonista apparentemente innocuo ma profondamente psicopatico - un convincente nel ruolo Jesse Plemons -: forse un pò troppo da appassionati e non riuscito nella sua totalità, ma ugualmente un gran bel divertissement, che mi sono goduto anche rispetto all'idea della vendetta - da una parte e dall'altra - ed ai rapporti che a volte si delineano sul luogo di lavoro.
E' dunque il turno di Arkangel, firmato da Jodie Foster, che porta sullo schermo idee interessanti legate al controllo dei propri figli - tematica che farà sicuramente breccia in tutto il pubblico dei genitori - ma che resta, a mio parere, troppo freddo, con poco mordente e piuttosto cheap nella realizzazione, risultando forse l'episodio meno riuscito dell'annata.
Nonostante, infatti, qualsiasi produzione sfiori le questioni tra genitori e figli tenda a toccarmi, sono passato attraverso quest'episodio senza alcun tipo di emozione, finendo per dimenticarlo molto in fretta.
L'episodio tre, Crocodile, firmato dal John Hillcoat di The Road e Lawless, uno dei più criticati dalla rete, mi è parso senza dubbio già sentito e poco "esplosivo" nell'evoluzione della trama, ma ugualmente più vitale di Arkangel e pronto a mostrare, per tornare alle questioni genitoriali, un'escalation conclusiva agghiacciante, che dimostra quanto la cattiveria del papà di Black Mirror non sia affatto calata, quanto più che altro forse schiacciata dalle aspettative del pubblico.
Interessante, inoltre, lo scenario investigativo che è riuscito a riportarmi alla mente le tecniche di Minority Report. Da rivedere, ma comunque sottovalutato.
Con Hang the DJ per molti dei suddetti fan hardcore si assiste al rilancio della stagione, con tanto di richiami e riferimenti al celebratissimo San Junipero, episodio di punta della season three: molto furbe le idee del titolo e della strepitosa canzone degli Smiths dalla quale è ispirato così come di riproporre il tema del boy meets girl e dell'amore, leva universale attraverso la quale conquistare l'audience, interessante la tematica di un controllo a livello sociale della durata delle relazioni e della ricerca della "persona perfetta", coinvolgente la "rivoluzione" del finale, eppure ci si limita ad un episodio molto carino, lontano dal lirismo del già citato San Junipero, che pure non fu il mio favorito dell'annata precedente. Per quanto mi riguarda, si gioca il secondo e il terzo posto tra questi sei episodi.
A duellare con Hang the DJ in quanto a gradimento, a sorpresa considerate le peste e corna lette in rete, è Metalhead, un survival horror - se così vogliamo chiamarlo - girato in un ottimo bianco e nero sfruttando parecchio la tecnologia dei droni che vede uno sparuto gruppo di rifugiati di un futuro prossimo e - a quanto pare - distopico e dominato dalla paura di terribili cani da guardia robotici pronti ad esporsi al rischio del "mondo esterno" per quella che pare la più assurda e poetica delle missioni - che non svelo per non bruciare il finale -. Sangue, violenza, tensione, ed un antagonista - il cane metallico - a mio parere realizzato alla grande, una sorta di piccolo Terminator. Incomprensibili certe critiche rispetto alla noia legata ad una visione così breve e serrata - non si fa neppure in tempo, in quaranta minuti, ad iniziare ad annoiarsi -, più legate alle tipiche lamentele da fan della prima ora che si accorge che il suo giocattolino è divenuto di successo.
Si chiude la carrellata, invece, con quello che è l'episodio migliore della stagione, l'unico forse all'altezza dello spirito originale della serie, che non delude e con il suo gioco a scatole cinesi - per quanto prevedibile nella sua evoluzione - colpisce e conquista: Black Museum è una chicca di crudeltà, sentimenti, malinconia, vendetta, sangue ed una storia che non ha nulla da invidiare ai migliori thriller. Aperta dal sole e da panorami mozzafiato e chiusa con una sentenza da girone infernale, la vicenda di Nish e Rolo incarna appieno lo spirito di questa produzione, che nonostante questo piccolo passo indietro resta una delle più interessanti e rivoluzionarie che il pubblico del piccolo schermo ormai invaso da proposte di tutti i generi possa continuare ad amare.



MrFord



 

lunedì 29 gennaio 2018

Chiamami col tuo nome (Luca Guadagnino, Italia/Francia/Brasile/USA, 2017, 132')





Ormai più di dieci anni fa, nel pieno di uno dei periodi più wild della mia vita, mi ritrovai a dover fare i conti con le cicatrici di una storia lunga che era finita e di un'altra, molto più breve, che aveva avuto il merito di farmi scrollare dalle spalle i pesi che avevo accumulato ma, allo stesso tempo, ferito in più di un'occasione.
Ricordo quanto, nel corso di tutto quell'inverno, sognai la primavera, la cercai, la inseguii, perchè in quell'arrivo vedevo la rinascita con tutto quello che si portava dietro e dentro: iniziai proprio in quei giorni a fare palestra, e lasciai gli ultimi resti del giovane Ford al passato.
Fu curioso che, mesi dopo, quando iniziò la storia con Julez, le dissi che avevo passato tanto tempo ad inseguire la primavera e non mi ero reso conto che con lei era arrivata l'estate: perchè l'estate è il sole, l'energia, la voglia di sentirsi liberi, di sognare, guardare l'orizzonte e scoprire di volerlo valicare, è quella canzone tanto semplice quanto bellissima di Jovanotti di un paio d'anni fa, le prime cotte, il sesso selvaggio e sudato, momenti mitici che, con il tempo, fanno fare quei lunghi sospiri ed assaggiare sulla lingua la malinconia.
E' quella l'estate in cui sono stato trasportato da Luca Guadagnino, dai suoi bravissimi protagonisti e da un film che, sulla carta, era così lontano dai miei gusti da farmi venire il dubbio di aver preso qualche botta in testa per aver deciso, pur con un robusto white russian alla mano, di affrontare quasi due ore e un quarto di atmosfere eleganti e soffuse in pieno stile francese: eppure, nonostante e grazie a questo, ho visto un elegante e magico Noi siamo infinito in versione italiana, un film che non avrebbe sfigurato nella grande stagione del Cinema nostrano, quando nessuno al mondo poteva vantare la schiera di grandi registi che stupivano il mondo dalla Terra dei cachi che allora dovevano essere belli maturi, un racconto di formazione e d'amore delicato eppure estremamente sensuale, che forse non arriverà a coinvolgermi come le mie pellicole a tematica gay favorite - Happy together di Wong Kar Wai, Big Bang Love Juvenile A di Takashi Miike, I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, per citarne tre - ma che è una delle sorprese più intense e forse banalmente "belle" di questo inizio duemiladiciotto, riconosciuta anche e soprattutto negli States, dove questo stile ed approccio non è propriamente di casa.
La storia di Elio e Oliver, il primo adolescente irrequieto, colto e in cerca di qualcuno che ribalti la sua vita, il secondo universitario larger than life, pronto a piacere a tutti e tutte, a seguire una rotta ben precisa e delineata rompendo, nel percorso, tutti gli schemi, è la storia che ognuno di noi avrebbe voluto avere, prima da una parte e poi dall'altra, e della quale ognuno, nel pieno spirito dell'estate, vuole godere, succhiandola come un frutto maturo cosciente del fatto che, purtroppo, un giorno arriverà l'autunno. O peggio, l'inverno.
La cosa buona, per Elio, sarà che a quell'inverno di lacrime seguiranno comunque una nuova primavera, ed una nuova estate. E per Oliver, che il ricordo di quell'estate provocherà sempre quel lungo sospiro di una magia che nessuno potrà mai sottrargli, perchè figlia dell'esperienza e del proprio bagaglio personale.
Ed è proprio sulle loro movenze, gli sguardi, i baci, i tocchi, le risate e le piccole follie da innamorati che ho cavalcato l'onda di questo film senza avvertire neppure un momento di stanca, una sequenza sbagliata, o un briciolo di noia: e giunto al confronto tra Elio e suo padre in chiusura di pellicola, ho avuto i brividi e invidiato - proprio come il genitore del protagonista - quello che stavo osservando, perchè se un giorno il Fordino dovesse raccontarmi di un amore così, vorrei essere in grado di comunicargli quanto è importante vivere quell'amore, che sia per una donna, un uomo o qualsiasi essere passione possa scatenare sentimenti così dirompenti.
Perchè sono gli stessi sentimenti che rendono ricca, colorata, luminosa la vita.
Sono l'estate.
Per chiamarla con il suo nome.



MrFord



 

venerdì 26 gennaio 2018

Anime nere (Francesco Munzi, Italia, 2014, 109')




Recentemente, grazie all'ennesima conferma di Gomorra come uno dei prodotti di punta non solo del piccolo schermo made in Italy, mi è capitato di confermare l'attrazione che un certo tipo di produzioni crime esercitano sul sottoscritto, principalmente grazie al fatto di mostrare l'umanità celata dietro il Male, l'Oscurità o qualsiasi altra cosa si voglia pensare esista oltre i confini della comunità che resta dentro le regole: da animali sociali, infatti, credo sia assurdo non considerare che anche i peggiori elementi della società stessa non siano in grado di provare sentimenti e pulsioni come l'amore, la vicinanza - o lontananza - rispetto alla famiglia, la rabbia, la frustrazione, l'orgoglio e così via.
Anime nere, diretto da Francesco Munzi e perfettamente ascrivibile a questo filone, era inspiegabilmente mancato al Saloon ai tempi della sua uscita qualche anno fa, ed ha finito per recuperare il terreno grazie ad un regalo di natale del fratello Ford, cresciuto insieme a me a pane e Goodfellas: pur se imperfetto quantomeno nel respiro e nelle tempistiche, il lavoro di Munzi funziona, è oscuro ed efficace e racconta un dramma quasi shakespeariano che si incrocia a tradimenti, legami di sangue, desiderio di imporsi ed imporre, rivincite e rancori.
Nelle profondità dell'Aspromonte - di norma "snobbato", rispetto alla produzione italiana, in favore di altre località più semplici da gestire in termini di notorietà "pop" - assistiamo alla caduta inesorabile di una Famiglia che, tra la Milano lontana e "da bere" e le origini tra i campi e le capre perde progressivamente la percezione della propria sconfitta, e che ha nei suoi "eredi" gli emblemi della stessa caduta: dal maggiore, lontano dalle dinamiche criminali che hanno costruito le fortune e la fama del suo nome, isolato per scelta ed indole nei campi, al minore, solo apparentemente sposato all'alta società del Nord, passando per le intemperanze di tutti gli uomini nel mezzo, da quelli pronti ad accettare un regalo che ha il sapore del tacito accordo del silenzio a quelli desiderosi di apparire più di quanto non siano, e a fare fuoco contro la vetrina di un bar locale senza sapere che a volte dal più piccolo dei gesti ha origine la più grande delle tragedie.
Munzi, nel raccontare la sua storia, forse finisce schiacciato dalla stessa - viene quasi il dubbio che il tutto avrebbe espresso le potenzialità che lascia intravedere se ne fosse stata tratta una serie televisiva per la quantità di carne al fuoco presente per un'ora e quarantacinque circa di pellicola - eppure al contempo regala momenti decisamente importanti e pronti a rimanere impressi nella memoria dello spettatore, quasi sempre legati alle morti dei componenti della famiglia.
Del resto, proprio scrivendo il post dedicato all'ultima stagione della già citata Gomorra, avevo sottolineato quanto evidente sia il fatto che alcune strade non possono portare ad altri destini se non la morte o la galera - e scrivendolo penso a De Andrè e all'umanizzazione del Male quanto del Bene -, ed in questo senso Munzi ha fornito una fotografia perfetta di quanto ineluttabile sia il destino di chi abbraccia questa condizione: poco importa, poi, che cerchi di rifuggirne o di abbracciarla con spocchia e presunzione.
Prima o poi, incontreremo sempre la pallottola con scritto il nostro nome.
Sarà più importante, allora, forse aver percorso la strada che ci avrà condotto a quel momento con il peso meno gravoso da portare sul cuore.



MrFord



 

giovedì 25 gennaio 2018

Thursday's child







Signore e signori, tenetevi forte: questa settimana, a completare il terzetto pronto a dedicarsi alle uscite in sala con il vecchio Ford e l'ormai ribattezzato Cannibal Chic è stato chiamato Un tipetto impertinente, giovanissimo ma talentuoso blogger affacciatosi da pochi mesi in questo universo.
Risultato: non solo il fanciullo ci ha sorpresi, ma si è rivelato come un futuro protagonista di Blog Wars, rubriche a più mani ed affini quanto e meglio siamo stati io e il mio nemico per tutti questi anni. Enjoy!


"Hey, Matt, chiamami col tuo nome!" "Ma cosa vai farneticando, Jason!? Certo che sei proprio un tipetto impertinente!"


CHIAMAMI COL TUO NOME

"Quel Tipetto sì, che è uno sveglio. E' giunta l'ora di cambiare i miei vecchi assistenti, Cannibal e Ford."

un|tipetto|impertinente: Mai visto un film di Guadagnino, però mi sta già simpatico perché ha girato il video di Vamos a Bailar (esta vida nueva), figo inno pop e tuttora suoneria del cellulare|citofono usato dal vecchio cowboy con l'insospettabile passione per le melodie spagnoleggianti. Lo so, 'sta premessa dice già tutto su spessore|credibilità dei miei interventi ma, finite le blog|star da invitare, Kid and Ford hanno raschiato il fondo della blogosfera e hanno trovato solo me per questa partecipazione che può essere definita in tanti modi tranne che straordinaria! Andando al film, sento che mi incanterà occhi|cuore|orecchie (il brano Mistery of Love ci è già riuscito). Spero però che i due protagonisti non passino tutto il tempo a passeggiare, scaramucciarsi, filosofeggiare e che ci diano anche dentro come si deve. Mi vien facile identificarmi nel 17enne Elio alle prese con le prime sconvolgenti passioni per un tipo più grande, passioni che per Kid e Ford sono ormai un vago|lontanissimo ricordo. Ho una domanda, però: nel 1983 i 24enni sembravano 31enni? Perché l'Oliver del figo 31enne Armie non mi pare proprio un 24enne. Ma son dettagli che noto solo io e i teen|drama tanto amati dal Cannibal|Teen-inside ci insegnano che pure attori di età fordiana possono risultare assolutamente credibili nei panni di liceali con gli armadietti pieni di stickers.
Cannibal Kid: un|tipetto|impertinente parte subito alla grande, citando un pezzo vintage di Paola & Chiara che appartiene alla mia generazione. Roba che una volta avrebbe fatto sanguinare le orecchie dell'un tempo metallaro Mr. Ford, mentre oggi che si è convertito al reggaeton probabilmente gli viene una gran voglia di bailar.
Quanto al film l'ho già visto e quindi non potete fare altro che attendere la mia recensione. Posso comunque anticipare che Armie Hammer come 24enne si può anche spacciare e, considerando che nei panni del 17enne Elio c'è il 22enne Timothée Chalamet, diciamo che la differenza d'età tra loro resta pressoché invariata. Ma poi io sono cresciuto con Dawson's Creek, quindi certi problemi non me li pongo nemmeno.
Ford: do il benvenuto al Tipetto che, mi tocca convenire con Cannibal, parte alla grande citando il mio pezzo preferito di Paola e Chiara, cavallo di battaglia che ho più volte sfoderato ai tempi della Playstation 3 e del suo karaoke, gli stessi in cui il buon Tipetto probabilmente non era ancora nato. Sono fresco di visione del film, che è decisamente più stile Cannibal che Ford, ma non è detto, come fu lo scorso anno per L'Avenir, che non s'incontrino sorprese. Oppure no?
Di sicuro, la parte del liceale io non la posso più fare. Ma quella dell'universitario senza dubbio.

DOWNSIZING

"Ecco i miseri resti di Ford e Cannibal dopo lo scontro con il Tipetto. Hanno chiesto di essere cremati abbracciati."

un|tipetto|impertinente: C'è chi cerca in tutti i modi di aumentare le proprie dimensioni, tipo affidandosi ad un banner pieno di promesse trovato su Xhamster (a proposito, Cannibale, come procede? funziona?) e chi invece, come Matt Damon, sceglie di rimpicciolirsi proprio tutto, dalla testa ai piedi, per il bene della Terra, dell'umanità e non solo. Piccolo|futuro cult o gigante cagata di un alano? Non ho tutta questa fretta di sciogliere il dilemma.
Cannibal Kid: Ho provato ad aumentare le mia dimensioni, ma proprio non c'è niente da fare. Forse perché è già troppo grande? Ahahah!
Al contrario però il mio cervello si rimpicciolisce ogni giorno sempre di più. E non so se sia un bene per l'umanità. Penso inoltre che il film possa proporre un Alexander Payne poco a suo agio con la materia scientifica e risolversi in una gigante cagata di un alano. Che non ho mai visto, e nemmeno ci tengo a farlo. La pellicola invece la voglio comunque vedere, sperando sia una visione simpatica ai livelli di Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, piccolo|grande cult di quando io ero un bimbo e Ford era già un pensionato.


Ford: Payne mi è sempre piaciuto, Damon mi sta simpatico, non sono mai stato fanatico delle dimensioni - di qualsiasi cosa si parli -, eppure qui temo che ci si possa trovare di fronte alla possibile cagata cosmica di inizio anno. Felice di essere smentito, ma sinceramente non mi aspetto chissà quali prestazioni. Un po' come quando Cannibal recensisce un film.

MADE IN ITALY

"Come faremo, senza Cannibal e Ford a criticare i film di Ligabue in cui lavoriamo?" "Ho idea che il Tipetto lo sappia già bene."

un|tipetto|impertinente: Il mio interesse per Ligabue cantante|regista è sotto|zero e questo suo terzo film ha tutta l'aria di essere la solita|muffosa rottura di coglioni sulle crisi di mezza età in un paese in crisi, farcita di retorica e battute scartate dai baci|perugina. Quindi, no, grazie, non andrò a vedere questo film, né veloce come il vento né lentissimo come Ford ahahaha! Come dici, Stefano? Se ci faccio una recensione a 5|stelle anche senza vederlo mi regali un orsacchiotto pieno di baci perugina? A' Stè, guarda che tra un paio di mesi piglierò la patente (Kid and Ford, allacciate le cinture!), perciò come minimo voglio una Peugeot!
Cannibal Kid: Ligabue come cantante mi fa pena, anche se mai quanto un Vasco, che rappresenta la sua nemesi, un po' come Ford con me. Come regista non saprei. Di Radiofreccia ho un vago ricordo positivo, mentre Da zero a dieci, recuperato proprio a causa di una Blog War contro Mr. Ford, m'era sembrato abbastanza penoso, però da allora sono passati 16 anni. Io comunque, da buon 90s kid, ai film e alle serie con Stefano Accorsi non ce la faccio a voler male e quindi sono pronto a sorbirmi persino una buona dose di frasi da Baci Perugina incorporata. Anche se l'idea di una colonna sonora infarcita di brani del Liga mi mette addosso una certa dose di brividi. Un po' come se dovessi andare in auto insieme al mio blogger rivale, o al tipetto|quasi|patentato.
Ford: per prima cosa sconsiglierei ai miei due compari di rubrica di salire in auto con me al volante, perchè potrei essere peggio del Tipetto quasi patentato. Per seconda, sconsiglierei anche di buttarsi in una nuova visione di un film di Ligabue, che dopo gli ottimi esordi come cantante - ha costruito parte della mia adolescenza - e regista - Radiofreccia era carino -, si è totalmente sputtanato neppure fosse il Vasco della terza età, e il trailer di questo Made in Italy pare confermarlo.
Detto questo, il suddetto Tipetto ha capito già tutto: io sono lento, terribilmente lento in tutto. Chiedete pure a Julez.

TUTTI GLI UOMINI DI VICTORIA

"Quei due ubriaconi sono Cannibal e Ford?" "Già. Essere stati scavalcati dalla nuova generazione deve averli proprio buttati giù."

un|tipetto|impertinente: Il cinema francese ci sta abituando a piccole|grandi chicche che non hanno nulla da invidiare alle produzioni d'oltreoceano (minchia come scrivo professional, dopo il diploma devo assolutamente inviare il CV a quelli di MyMovies|ComingSoon). Ma, un secondo: "Un amico molto speciale" e "Love is in the air | Turbolenze d'amore" possono essere considerati delle chicche? Comunque. Victoria e tutti i suoi uomini arrivano nelle nostre sale con appena 2|anni di ritardo, un po' come Ford quando nelle sue classifiche del 2017 piazza pellicole del 2015 ahahaha! Questa commedia si rivelerà un buon bicchiere di Merlot o una baguette stantia|indigesta? Credo che Cannibal|Chic sia l'uomo giusto per rispondere a questa domanda.
Cannibal Kid: Oh, finalmente qualcuno che apprezza il cinema, e pure le commedie francesi quanto e forse pure più di me. E finalmente qualcuno che tira delle frecciatine contro Ford al mio livello. Anzi, ancora più cattive. Mi sa che ho trovato il mio erede ideale. Quasi quasi mi ritiro per godermi una meritata pensione dorata. Peccato che mi manchino giusto quei 40|50 anni di contributi per poterla incassare.
In ogni caso non divaghiamo, che a questo tipetto impertinente piace divagare più che a me. Cazzo, questo vuole proprio rimpiazzarmi su tutta la linea! Sul film dico solo una cosa: j'adore la protagonista Virginie Efira, splendida|sexy attrice già vista in 20 anni di meno, Una famiglia in affitto, Elle e Un amore all'altezza, quindi me lo guardo di sicuro.
Ford: io apprezzo il Cinema francese fatto bene, che non deve necessariamente essere radical come quello che piace tanto a Peppa e al piccolo George qui presenti. Se gli uomini di Victoria dovessero far parte del novero, tanto meglio per tutti. Altrimenti, bottigliate a profusione a cominciare da ora.

L'UOMO SUL TRENO - THE COMMUTER

"Ford, è giunta la tua ora: così la smetterai di criticare il mio ruolo di action hero e le mie mani brutte quasi quanto quelle di Megan Fox!"

un|tipetto|impertinente: Proprio l'altro giorno un uomo sul treno ha tentato di cheeky|showare il suo... bagaglio a mano davanti a me. Peccato non avesse manco un pelo del fascino|stagionato di Liam Neeson. Ops, un momento: questo non è il mio blog|diario. Scusatemi. Sì, ecco la trama seria: Norma Bates chiede al pendolare Liam di scovare un passeggero misterioso a bordo di un treno: "se accetti ti pago bene, altrimenti faccio ammazzare te, gli altri pendolari e tutti quelli che ti conoscono, compresi il Cannibale e Ford!" Ottimo! Finalmente ci liberiamo di questi due! Ah, invece no. Il solito Liam ovviamente risponde: io lo troverò! L'idea al binario di partenza mi sembra intrigante tanto da salire a bordo per godermi questo viaggio claustrofobico. Sarà avvincente o mi verrà voglia di rompere il vetro e lanciarmi fuori dal finestrino? Gli autori stagionati dei 2 blog più stagionati della stagionata blogosfera che dicono? A sensazione mi sembra un action|mistery più nei gusti dell'aspirante|Expendable Ford che del Cannibal|Chic.
Cannibal Kid: Io Liam Neeson non lo sopporto e se me lo trovo su un treno chiamo immediatamente il controllore per farlo scendere, che con quel menagramo lì a bordo di certo qualcosa di brutto sta per accadere. Altrimenti scendo io, cambio treno e già che ci sono cambio anche film, da buon Cannibal|Chic. Hey, questo potrebbe diventare il mio nuovo nickname ufficiale!
Ford: Liam Neeson come action hero non mi è mai andato giù. È sempre stato vecchio - dentro e fuori -, è l'equivalente maschile di Megan Fox in quanto a bruttezza delle mani e corre peggio del peggiore degli ubriachi nella peggiore delle sbronze. Detto questo, gli anni di treni e pendolarismo mi hanno insegnato ad isolarmi alla grande tra musica e libri, quindi avrei ignorato qualsiasi Liam Neeson a meno che non fosse Jennifer Lawrence mascherata.
Dunque, caro tipetto, sappi che se non si tratta di Stallone, Van Damme o Schwarzy, per me diventa difficile. Al massimo, passo la palla a Cannibal Chic giusto per irritarlo.

PARADISE

"Tipetto, vedi di bere tutto quanto." "Hai sentito cosa dice Papà Ford? Obbedisci." "Ma Cannibal Mom, il White Russian alla mattina presto è troppo per un bimbo come me!"

un|tipetto|impertinente: Para-para-paradise, para-para-paradise. Mmh, forse sarò troppo impertinente|superficiale, e non me ne vergogno, ma questo mattonazzo in bianco|nero da 130 minuti lo lascio volentieri a voi vecchietti. Io preferisco spararmi il pezzo dei Coldplay per 130 minuti di fila.
Cannibal Kid: Coldplay per 130 minuti di fila anche no, thank you! Questo mattonazzo nemmeno. Facciamo che lascio Chris Martin e compagni al tipetto|con|la|permanente e 'sto mattonazzo di pellicola paradisiaca pseudo impegnata all'infernale|Ford, mentre io mi sparo 130 minuti di Virginie|pezzo|di|Efira.
Ford: sinceramente non ho voglia di mattonazzi così come di Coldplay per due ore, considerato che l'unico disco davvero forte di Martin e soci dev'essere uscito mentre il Tipetto nasceva. Meglio un bel centrotrenta minuti di wrestling o di canotte di Jennifer Lawrence. O delle due cose insieme. O di Cannibal costretto ad un qualsiasi film con Stallone.

GLI INVISIBILI

"Alziamo le mani di fronte ai commenti del Tipetto. Un pò come hanno fatto Ford e Cannibal."

un|tipetto|impertinente: Sto ancora segnato dal recupero tardivo, in puro stile Ford, di Jona che visse nella balena, e nei prossimi giorni con la scuola andrò a vedere La signora dello zoo di Varsavia. Quindi credo che per il momento, con i titoli legati alla Giornata della Memoria, possa bastare, ché non voglio esagerare con le visioni impegnate|toccanti. Anche se forse la storia di questi Invisibili una possibilità, prima o poi, se la merita.
Cannibal Kid: Qualche tempo fa era già uscito un film intitolato Gli invisibili, con Richard Gere nella parte del barbone, e adesso, giusto per rubarsi un po' di visibilità a vicenda e confondere le acque, ecco che ne arriva un altro con il medesimo titolo. La voglia di vedere delle pellicole pesanti e probabilmente deprimenti non è mai troppo alta, però queste storie anti-nazi in genere finiscono per piacermi parecchio, quindi non escluderei del tutto una visione. E poi poveri invisibili, qualcuno deve pur cagarli.
Ford: Tipetto, posso venire anch'io con la scuola a vedere La signora dello zoo di Varsavia, che devo recuperare, o rischio di passare per il professore? Sono sicuro che sarei molto meno scolastico della distribuzione rispetto all'ormai troppo commercializzato Giorno della Memoria.

LA TESTIMONIANZA

"Ma quanti libri ci sono, in questo posto!? Questa è la settimana del Tipetto, mica dell'altro supergiovane Mr. Ink!"

un|tipetto|impertinente: Sto ancora segnato dal recupero tardivo, in puro stile Ford, di Jona che visse nella balena, e nei prossimi giorni con la scuola andrò a vedere La signora dello zoo di Varsavia. Quindi credo che per il momento, con i titoli legati alla Giornata della Memoria, possa bastare, ché non voglio esagerare con le visioni impegnate|toccanti. No, non comincio a perdere colpi come già capita a Kid and Ford. Questa si chiama arte del copia|incolla, cioè come rimediare quando non hai la minima idea di cosa scrivere.
Cannibal Kid: Mi inchino di fronte al geniale copia|incolla del genietto|impertinente. Una trovata da scansafatiche degna di me e di Ford. Questa è la mia testimonianza. Quella del film invece non mi interessa granché e, nella guerra cinematografica sulle pellicole a tema che si combatte nelle nostre sale in occasione della Giornata della Memoria, a questo preferisco Gli invisibili.
Ford: testimonio volentieri che il Tipetto ha colto in pieno lo spirito della rubrica e raccolto il testimone di quello che io e Cannibal abbiamo costruito in questi anni. Forse, d'ora in poi, questa rubrica dovrà essere interamente gestita e scritta da lui nelle sue tre parti.

EDHEL

"E' finita l'era del Cucciolo eroico. E' ora dell'Impertinenza!"

un|tipetto|impertinente: Sui siti autorevoli che scrivono di cinema - quindi NON da queste parti - la favola della giovane Edhel dalle orecchie a punta è stata accostata al recente Wonder. I temi, infatti, sono bullismo, diversità, amicizia, qui raccontati sfiorando il genere fantasy, elemento indubbiamente coraggioso|apprezzabile per un film nostrano. Tuttavia, si tratta di una produzione a basso costo girata in pochi giorni e i limiti che ne derivano si vedono tutti - almeno nelle clip in giro qua e là - specie nella recitazione poco sciolta dei giovani attori, che un po' mi ricorda le mie, spesso nei panni|nelle ali di un dolce angioletto, alla recite delle elementari. La curiosità però in parte c'è. Magari sotto a quel cappuccio di difetti si cela una bella storia.
Cannibal Kid: Sarebbe più interessante vedere una recita scolastica con il tipetto impertinente, o questo film italiano tanto promettente nelle premesse, quanto amatorial-giffonesco nella realizzazione, stando al trailer?
Qualcosa mi dice che in entrambi i casi i livelli dei film da Oscar sono lontani. Molto lontani. Dunkirk a parte LOL.
Ford: preferirei anch'io vedere la recita del Tipetto, anche perchè una roba italiana amatoriale proprio non credo di riuscire a digerirla.

FINALMENTE SPOSI

"Anche se sei abbigliata peggio di Ford durante un incontro di wrestling, vuoi sposarmi?"

un|tipetto|impertinente: Dopo anni di rivalità e blog|wars, Cannibal Kid e Mr. James Ford si sono finalmente arresi al vero sentimento che li lega, l'amore, e sono lieti di annunciare la loro unione|civile che verrà celebrata il prossimo sabato alle 16|30 presso il Rainbow Palace Hotel. Durante il banchetto verrà proiettato il video prematrimoniale di tutta la barbosa storia dei 2 futuri|prossimi sposi, girato nientepopodimenoche dall'inedita accoppiata Malick|Eastwood (dù palle!). Eh? Come dite? Probabilmente il video risulterà più divertente|avvincente di questa commediola made in sud? Mi sa proprio di sì. Ah, p.s.: sono graditi generosi regali in busta, altrimenti i 2 registi chi li paga?
Cannibal Kid: Io ho invitato il tipetto impertinente sperando che avrebbe scritto qualche commento più o meno brillante, ma devo ammettere che qui ci troviamo di fronte al futuro del blogging nazionale!
Sono sempre di più tentato di farmi da parte di fronte a un giovincello che ha appena aperto il suo blog da una manciata di mesi e che, senza alcun timore reverenziale, in poche righe sputtana alla grande due (ex?) glorie del web come me e Ford. Chapeau.
Ford: ora che c'è il Tipetto, io e Cannibal potremo senza troppi patemi d'animo partire per un viaggio di nozze intorno al mondo lasciando la rubrica e la blogosfera intera nelle sue mani. Questo è il giovane padawan che cercavamo da un pezzo.

mercoledì 24 gennaio 2018

The Exorcist - Stagione 2 (Fox, USA, 2017)




Quando, lo scorso anno, da buoni amanti dell'horror, in casa Ford affrontammo la prima stagione del serial targato Fox ispirato al cult L'esorcista, non avevo grosse aspettative: in fondo, cimentarsi con pezzi da novanta di un genere anche solo in termini di ispirazione - specie quando si tratta di una materia difficile come, per l'appunto, l'horror - porta di norma a fallimenti di dimensioni titaniche, e considerato il numero di produzioni legate alle possessioni uscite in sala nel corso delle ultime stagioni cinematografiche, il rischio di buco nell'acqua era oggettivamente grande.
Fortunatamente, le gesta dei due insoliti prelati Marcus e Tomas erano riuscite nella non facile impresa di conquistare, e seppur non raggiungendo i livelli del cult di Friedkin, ad alzare l'asticella in attesa della seconda stagione, confermata molto in ritardo rispetto alle comuni tempistiche del piccolo schermo: a causa di questo ritardo, aggiustati un paio di raccordi legati all'epilogo del primo ciclo di episodi - probabilmente girato nel caso in cui non fosse stata confermata la produzione -, si è tornati sulle loro tracce sfruttando una nuova vicenda che in parallelo porta avanti la battaglia tra i due esorcisti ormai fuggiaschi e l'ordine demoniaco desideroso di integrarsi nel mondo mortale sfruttando proprio le alte sfere della Chiesa.
E ancora una volta, i protagonisti di questa storia non hanno fallito: cambiando prospettiva e cornice ma restando legati a tematiche molto simili - la distruzione della Famiglia da parte di un demone giunto per corrompere l'elemento più puro della stessa - Marcus e Tomas regalano altri dieci episodi addirittura più incisivi ed interessanti di quelli dell'annata d'esordio, grazie anche ad un comprimario in gran forma come John Cho ed al ruolo che assumono i figli adottivi sullo schermo di quest'ultimo, al pari dell'ex moglie defunta.
Ancora una volta senza esagerare o fare troppo il verso al film ispiratore, gli autori portano a casa in modo ben più che discreto la pagnotta tenendo lo spettatore sul filo, sorprendendolo con un paio di twist ben orchestrati e riuscendo nella non facile impresa di tenere alta la tensione almeno quanto il legame emotivo che si crea con la famiglia dell'Andy del già citato Cho, splendida nella sua fragile diversità.
La stessa motivazione demoniaca di entrare nelle case dei mortali minando giorno dopo giorno la solidità degli elementi più puri cercando di corromperli nel profondo è molto interessante a livello narrativo e di riflessione, in parte perchè pronta a rinverdire concetti come quelli di prede e predatori e Bene e Male che sono parte integrante della Storia e della società umana, in parte perchè in grado di far riflettere anche a proposito di noi che stiamo sul divano di fronte allo schermo - con Julez si scherzava rispetto al fatto che un demone non potrebbe mai scegliere il sottoscritto, considerate tutte le zone d'ombra che troverebbe, e non avrebbe alcun divertimento a corrompere qualcuno abituato a mangiare accanto alla corruzione stessa -.
In evidenza, come per la prima stagione, il mio personale favorito Marcus, ma in grande spolvero anche il suo allievo Tomas, che affiancato dalla new entry Mouse potrebbe rivelarsi il vero jolly della season three, che a questo punto spero davvero di poter vedere, una formula da esorcismo dopo l'altra: del resto, accantonato il discorso della paura vera e propria, è innegabile il fascino del peccato.
Vissuto come corruzione, o come mezzo per conquistare la forza necessaria a prendere a calci in culo la corruzione stessa.



MrFord



 

martedì 23 gennaio 2018

Daddy's Home 2 (Sean Anders, USA, 2017, 100')




Un paio d'anni fa, quando sugli schermi approdò il primo Daddy's home, ricordo che liquidai la cosa come un potenziale riempitivo da serate di stanca senza pretese, e finii per trovarmi a rivalutare pienamente una divertentissima operazione perfetta per genitori e figli con protagonisti i già rodati - insieme e rispetto ad una commedia - Will Ferrell e Mark Wahlberg, uno dei fordiani più fordiani che possa immaginare.
All'annuncio di un sequel l'esaltazione fu dunque molto alta, complice la chiusura del primo capitolo con comparsa del noto wrestler John Cena pronta a mettere altra carne sul fuoco: peccato che, all'uscita del trailer, rimasi spaventato - e non poco - dall'inserimento dell'elemento "padri dei padri" e soprattutto dalla cornice natalizia che lasciava presagire i peggiori scenari possibili in vista di un'uscita in sala nel periodo più buonista e terrificante dell'anno quando si tratta di blockbuster ed affini.
Fortunatamente, nonostante una trama che logicamente porta al "tutto è bene quel che finisce bene", Daddy's Home 2 regala perle almeno quanto il primo, grazie ad un lavoro degli autori principalmente svolto in modo che i due protagonisti avessero le spalle coperte grazie ai loro vecchi sullo schermo - due gigionissimi John Lightow e Mel Gibson, altro fordiano totale -, il conforto di lavorare con di fronte un pezzo di legno come il già citato Cena - che sul ring e al microfono sarà pure un grandissimo, ma davanti alla macchina da presa fa apparire The Rock come Marlon Brando - ed una cornice pronta a fornire spunti per siparietti che chi vive in famiglia - allargata o no che sia - ben conosce.
Certo, parliamo di un film assolutamente poco credibile e di grana grossissima, ma genuino e divertente proprio nel suo essere limitato, che indovina un buon numero di gags soprattutto legate alla gestione dei sentimenti tra uomini adulti - in fondo sono molti i rapporti tra padri e figli mal risolti a causa della chiusura, della timidezza o, per assurdo, anche da protezione ed amore eccessivi - ed accompagna l'audience ad una visione perfetta per le Feste, quando non si ha voglia di appesantirsi se non a tavola e quando la sera si crolla esausti sul divano il pensiero di qualche sonora risata sguaiata è come un massaggio sulla schiena che porta al ruttino neanche fossimo tornati neonati.
E ancora una volta, osservando da una parte Ferrell e Lightow e dall'altra Wahlberg e Gibson, mi ritrovo a pensare che questo "brand" potenzialmente terrificante ha finito per diventare un piccolo cult del trash qui in casa Ford, ed esattamente come un paio d'anni fa mi ritrovo, partendo da aspettative molto basse, ad attendere fiducioso un nuovo capitolo della storia, che se continuerà ad essere easy e senza pretese come i primi due, mi troverà in prima linea per un nuovo appuntamento.



MrFord



 

lunedì 22 gennaio 2018

Heath Ledger Day - Il cavaliere oscuro (Christopher Nolan, USA/UK, 2008, 152')




Fin dai primi giorni dell'apertura del Saloon, ricordo di aver rimpianto alcune recensioni che, per ovvie questioni di tempo, non avrei potuto proporre contemporaneamente all'uscita della pellicola: una di queste era quella legata a Il cavaliere oscuro, secondo capitolo della trilogia dedicata a Batman targata Christopher Nolan, che ancora ho negli occhi per la prima visione in sala, aspettative della vigilia rispettate in pieno ed ovazioni del pubblico di fronte a più di una sequenza.
L'iniziativa dell'ormai sempre più sparuto gruppo di bloggers cinefili di celebrare la ricorrenza dei dieci anni dalla scomparsa di Heath Ledger - incredibile che sia già passato così tanto tempo e quante cose siano cambiate, così come strano risulti pensare che l'attore australiano fosse mio coscritto - è riuscita a regalarmi la possibilità di portare tra queste pagine anche una delle pellicole a tema supereroistico più convincenti mai prodotte, sorretta da un impianto tecnico pazzesco, adrenalina a mille, una regia perfetta ed un'interpretazione, quella di Ledger, da once in a lifetime, che giustamente gli valse un Oscar purtroppo postumo.
Pur se filtrato attraverso la passione per gli illusionismi di Nolan, questo film finisce per rappresentare lo scontro tra un charachter granitico come Batman ed il suo caotico antagonista, Joker, che combatte l'Uomo Pipistrello non per la gloria, i soldi o la sete di potere, quanto per il desiderio di sovvertire le regole e seminare il caos: è nel loro confronto, nonostante l'evoluzione degna di un thriller poliziesco della trama, con la variabile fornita da Harvey Dent/Two Face, che si trova la spinta di un rollercoaster di due ore e mezza pronte a volare, un lavoro che a distanza, per l'appunto, di dieci anni, continua ad impressionare e a risultare superiore alla quasi totalità delle proposte nate dal mondo del Fumetto dopo di lui.
Il dispiacere di non averne potuto scrivere allora, ebbro dell'esaltazione che la prima visione mi trasmise, è ancora vivo, ma dalla matita "scomparsa" al camion ribaltato, passando per l'interrogatorio ed il trucco che porta alla genesi del già citato Two Face ed alla morte di uno dei personaggi cardine dell'universo di Bats riconosco di essere ancora oggi sorpreso, travolto, rapito dal lavoro pazzesco imbastito da Nolan e reso ancora più grande da Ledger, che non solo non fa rimpiangere l'indimenticabile Joker di Nicholson protagonista della pellicola di Tim Burton, ma finisce per superarlo proprio grazie alla carica data al personaggio, che pare totalmente fuori controllo ed allo stesso tempo perfettamente in sintonia con ogni sua azione e soprattutto con quello che rappresenta.
Perchè se Batman, che insegue l'ordine imponendolo come prima cosa a se stesso, forza la mano con la costrizione, Joker è l'emblema della rivoluzione pura, di tutto quello che, da esseri umani vitali ed appassionati, non può essere confinato dalla Legge, dalle regole e dal senso comune.
La visione del Joker potrà essere sconfitta - perchè insito nell'essere umano è anche il Bene - ma non cancellata, perchè figlia di una passionalità che è stata, è e sarà motore di tutto quello che sta agli estremi del nostro concetto di società e di vita: il Joker è un terrorista, un criminale, uno psicopatico, ma anche un uomo libero, che non meno di Batman si pone al di sopra di tutto e di tutti.
E nel farlo, non porta sulle spalle il peso del senso di colpa.
Il discorso potrebbe essere più lungo e complesso, così come questo post potrebbe concentrarsi maggiormente sul valore enorme di un film che è stato - ed è, e sarà - un esempio perfetto di blockbuster intelligente ed autoriale, potrei affermare di ammirare Joker e di essere simile a Batman, o il contrario: il fatto è che, da persona sensibile agli estremi, alle illusioni ed alla lotta, non posso dichiarare altro che, da una parte o dall'altra di questa barricata, è un piacere essere in prima linea.
I muscoli e la determinazione contro le risate e la voglia di stupire.
Ognuno di noi, potenzialmente, porta questo nel cuore.
Ed ognuno di noi, nel corso della vita, può scegliere quale strada prendere.
A prescindere dal momento, da chi si ha di fronte, da cosa si spera per il futuro.
Da cosa meritiamo noi, e da chi merita chi ci è accanto.



MrFord



venerdì 19 gennaio 2018

Lake Bodom (Taneli Mustonen, Finlandia/Estonia, 2016, 85')




Tengo sempre molto, al momento horror distensivo da serata sul divano.
A letto i Fordini, veri e propri cicloni, il film "di paura" della settimana o del mese è uno degli appuntamenti più importanti al Saloon, anche perchè tra i più sentiti non solo da me, ma anche da Julez, che con il sottoscritto condivide l'amore per il genere fin dai tempi in cui non sapevamo neppure che ci saremmo conosciuti.
Lake Bodom, giunto da queste parti grazie principalmente al tam tam per una volta non della blogosfera ma di Instagram - grazie ad un paio di colleghi bloggers ai quali mi toccherà chiedere se i bluray mostrati nei post sono un gentile omaggio dei distributori e come potrei fare per muovermi nella stessa direzione - nella speranza di regalare un amarcord dei vecchi tempi dei Venerdì 13 o dei più recenti di Wolf Creek si è rivelato un ibrido non pessimo come molti di quelli distribuiti in sala ma certamente neppure interessante quanto appassionati come noi Ford vorremmo.
A prescindere, dunque, dalle ottime riprese aeree - presumibilmente realizzate grazie ad un drone -, alla location notevole ed alla canotta di Nelly Hirst-Gee - che può fare invidia perfino a quella di Jennifer Lawrence in Madre! - il resto è un cocktail neppure troppo ben amalgamato dei survival anni settanta, dei mockumentary da Blair Witch Project in poi e di tutto quello che di poco logico si possa trovare o pensare di trovare in un horror, soprattutto del passato recente.
Il tutto senza contare che, messo in conto il twist - se vogliamo piuttosto prevedibile - di metà pellicola, il "mostro" finisce per essere non solo poco caratterizzato o motivato rispetto agli accadimenti narrati, ma anche dallo scarso appeal da esercitare sul pubblico, abituato - se appassionato di questo genere - a maschere - non necessariamente in senso letterale - decisamente più presenti, efficaci e giustificate.
La vicenda, poi, che tenta di mescolare la tipica evoluzione da trama horror con tematiche vicine a produzioni come 13 reasons why non pare avere fondamenta solide, portando a galla alla distanza una mancanza di ritmo e problemi di scrittura decisamente non indifferenti: restano, a favore della pellicola, la buona volontà del tentativo, l'atmosfera perfetta per il genere ed una a mio parere buona regia dal punto di vista tecnico nonostante quello che pare un budget ridotto.
Troppo poco, senza dubbio, per poter essere considerato quantomeno un piccolo cult del settore e troppo per scatenare la furia delle bottigliate delle grandi occasioni, che nel corso dell'anno appena trascorso ha visto cadere sotto i suoi colpi numerose operazioni recenti di questo tipo: come spesso accade, il problema dell'horror risulta essere molto simile, curiosamente, a quello del porno.
Ci si affida a quello che ci si aspetterebbe e non si spreca alcuna energia in quello che è fondamentale, che si tratti di sesso o di paura: la testa.
Se chi scrive prodotti come questo - e mille altri - si preoccupasse di non sottovalutare il genere stesso e di mettersi di fronte alla pagina bianca neanche dovesse produrre il lavoro della vita, le cose sarebbero ben diverse.
E le canotte sarebbero ugualmente ben accette.



MrFord



 

giovedì 18 gennaio 2018

Thursday's child







Questa settimana, per la rubrica delle uscite cinematografiche a tre condotta dal sottoscritto e Cannibal Kid, non solo il nostro ospite è stato molto partecipe, ma si è anche offerto di scrivere un'introduzione alla rubrica stessa.
Lascio dunque la parola volentieri a Michele del Cumbrugliume.


Intro di Michele: Quando uno come me riceve l'invito a collaborare alla più nota rubrica di due mostri sacri della blogosfera come Cannibal Kid di Pensieri Cannibali e James Ford di White Russian, beh, la risposta non può che essere "mi sa che avete sbagliato persona". Ma visto che hanno insistito (credo a questo punto per gentilezza) che no, stavano cercando proprio me, allora eccomi, mi getto a testa bassa nell'impresa di commentare insieme a loro i film in uscita nelle sale cinematografiche proprio oggi. Pensate voi che bella combinazione!

"Un white russian alla tua età? Ma chi ti credi di essere, Ford!?"

IL VEGETALE

"Pensavo bastasse solo un cesto per raccogliere tutte le stronzate di quei tre bloggers, ma mi sbagliavo!"

Michele: Il protagonista de Il Vegetale è Fabio Rovazzi, 24enne milanese neolaureato alla ricerca di un lavoro, interpretato, pensate un po', da Fabio Rovazzi. Nella mia testa la storia è andata così: il regista Gennaro Nunziante aveva scritto l'ennesimo film per Checco Zalone, ma questa volta si era rotto le scatole di fargli interpretare personaggi omonimi. Così deve avergli detto "senti Checco, ho in mente la svolta della tua carriera: per lanciarti come attore poliedrico interpreterai un milanese di nome Fabio Rovazzi!". "Ma Gennaro, guarda che esiste già un Fabio Rovazzi! È quello di 'Andiamo a Comandare'!". "Ah sì? Allora se fai il difficile sai cosa faccio? Ingaggio lui!". Sennò proprio non si spiega come uno del genere (che mi sta anche simpatico, giuro!) sia arrivato al cinema. Consiglierei il film solo ai fan di Barbara D'Urso (che ha una parte nel film! Giuro anche stavolta!) e al Cannibale per punirlo ogni volta che scrive quei lunghissimi post dove consiglia pessima musica hipster. Così impari!
Cannibal Kid: Credo anch'io che Gennaro Nunziante volesse Checco Zalone per la parte di Rovazzi, solo che era troppo vecchio. Così ha pensato di ingaggiare Mr. Ford, che però è ancora più vecchio e così pensavano di affidare a Ford la parte di Barbara D'Urso, ma pure in quel caso risultava troppo vecchio. E così niente Zalone, niente Ford e sì ai veri Rovazzi e D'Urso, che sarò ben felice di massacrare. Soprattutto la seconda.
Ford: io posso anche accettare Rovazzi come appendice comica di Fedez o Morandi, ma davvero trovo assurdo che uno come lui trovi spazio come "attore" quando si parla di "film". E pensare che avrà anche successo al botteghino, molto peggio. Siamo davvero alla deriva. Altro che comandare.

ELLA & JOHN, THE LEISURE SEEKER

"In queste foto sembriamo quasi giovani quanto Cannibal." "Ma quello ormai non è più giovane da un pezzo!"

Michele: Per fortuna l'Italia non è solo Rovazzi! Ella & John è il nuovo film di Paolo Virzì, il primo "americano" per lui, che seppure accolto tiepidamente dalla critica di oltreoceano ha fruttato una candidatura ai Golden Globe per Helen Mirren. Virzì è da sempre uno dei miei registi preferiti, quindi per me questo è il vero titolo imperdibile della settimana, anche se un po' mi rende perplesso la sua idea di raccontare la storia di una coppia di ottantenni acciaccati ma innamorati che decide di farsi un viaggio in camper - evidentemente una metafora del rapporto tra il Cannibal e James Ford. Ora cari amici, chi di voi è Helen Mirren e chi Donald Sutherland?
Cannibal Kid: Io potrei anche accettare la parte della Helen Mirren di turno, è solo che sono davvero troppo ggiovane per farla. Ford come Sutherland senior invece sarebbe perfetto.
Quanto a Virzì e al film la penso più o meno come l'autore del Cumbrugliume, che continuo a non sapere cosa significhi e forse glielo avevo già chiesto, ma continuo a non comprenderlo. Ho amato numerosi film di Virzì, soprattutto gli ultimi, eppure la vicenda on the road di questi due nonnini appare troppo geronto-fordiana per fare davvero breccia nel mio cuore. Comunque staremo a vedere, anche perché mi sembra l'unico film vagamente promettente della settimana.
Ford: film potenzialmente della settimana, Virzì conferma di essere uno degli autori italiani più importanti del passato recente, rischi compresi. Personalmente, potrebbe conquistarmi oppure lasciarmi incredibilmente deluso. Qualsiasi cosa sia, spero differisca dall'opinione di Cannibal.

L'ORA PIÙ BUIA

"Cumbrugliume... Ma che sigaro si è fumato Michele per trovare un nome così!?"

Michele: Un altro film che vive della maestosa interpretazione del suo protagonista. In L'Ora più Buia un Winston Churchill che vive l'angoscia di chi sa che deve prendere una decisione impossibile agli inizi della Seconda Guerra Mondiale è interpretato dal grande Gary Oldman, considerato uno dei favoriti per la prossima notte degli Oscar. Anche se certo sarà dura battere la concorrenza di Rovazzi. Vedo già Ford davanti allo schermo in brodo di giuggiole. Io intanto andrò a recuperarmi il nuovo Kickboxer!
Cannibal Kid: Gary Oldman sarà anche un grande attore e qui – per carità – sarà bravissimo, però io non l'ho mai sopportato un granché e questa fordiana rottura di palle storica del decimo livello non mi attira per niente. Agli Oscar piuttosto faccio il tifo per gente che interpreta quelli che sono considerati due degli attori peggiori di sempre: Fabio Rovazzi nella parte di Fabio Rovazzi e James Franco in quella di Tommy Wiseau.
Ford: l'Academy, per quanto mi riguarda, deve ancora un Oscar a Stallone. Quindi Rovazzi e Oldman, per il momento, se lo possono scordare. Anche se il film lo vedo volentieri.

INSIDIOUS: L'ULTIMA CHIAVE

La ragazza alla vostra sinistra ha affrontato una maratona di film fordiani, quella a destra, invece, una voluta da Cannibal.

Michele: Negli USA questo quarto capitolo della saga di Insidious è stato l'ennesimo successone, ma la critica ha sostenuto che la saga sta cominciando a mostrare i primi segni di stanchezza. Pensate che io, anche se sono da sempre un grande estimatore degli horror, ho cominciato a sentirmi stanco (e assonnato!) già dal secondo film. Questo a dimostrazione di quanto io sia anni luce avanti a tutti. Mangiate la mia polvere, cari colleghi!
Cannibal Kid: Il primo Insidious, checché ne dica Ford, era davvero terrificante. In senso buono. Il secondo non in senso buono, al punto che manco sono riuscito a vederlo tutto. Il terzo era una cazzata piuttosto divertente. Il quarto? Non c'ho tutta 'sta voglia di scoprirlo. Penso lascerò il compito di recensirlo a Michele, che a quanto pare ha una gran voglia di diventare il primo della classe tra i blogger cinematografici. E con della concorrenza come la mia o quella di Ford, non credo ci voglia molto.
Ford: lascio con piacere a Michele il piacere di scoprire quella che sarà l'ennesima sòla dell'horror, nuovo capitolo di un brand che non mi ha mai convinto. Dal canto mio, preferisco passare il tempo a farmi beffe di chi lo esalterà, dallo stesso Michele a Peppa Kid.

POESIA SENZA FINE

"Ma dove credete di essere, in Coco!?"

Michele: Avete presente il noto detto "Venezia è bella ma non ci vivrei"? Ecco: Jodorowsky è bravissimo, ma i suoi film guardateli voi. Chi si offre volontario?
Cannibal Kid: Una volta mi era passata per la mente l'idea di recuperare un film di Alejandro Jodorowsky. Poi ho pensato che poteva essere troppo radical-chic e incomprensibile persino per me. E così ho passato, e continuo a passarlo, pure io. Invece Ford, tra una poppata e l'altra, tornerà a fare il cinefilo snob come un tempo ed esalterà l'ormai 88enne Jodorowsky come uno dei più grandi registi viventi?
Ford: Jodorowski è mitico, che si parli di fumetti, letteratura o cinema. Personalmente, l'ho sempre adorato. Dovessi trovare le energie mentali per affrontarlo di nuovo, lo farò volentieri alla faccia di tutti i finti pane e salame e radical chic come Michele e Cannibal.

UN SACCHETTO DI BIGLIE

"Sicurezza? Qui ci sono tre bloggers da internare il più presto possibile."

Michele: Come frase di lancio de Un Sacchetto di Biglie proporrei "il film che ha fatto dire a Michele de Il Cumbrugliume: 'no ok, ho cambiato idea, preferisco Jodorowsky'!". Scherzi a parte ci avviciniamo alla Giornata della Memoria e film come questo sono importanti; è la storia (tratta dal romanzo autobiografico di Joseph Joffo) di due fratellini ebrei che devono intraprendere un lungo viaggio nella Francia occupata dai nazisti per sfuggire alla cattura. Tutto bellissimo, tutto giustissimo, tutto utilissimo. Solo che non riesco a togliermi dalla testa l'idea che inserendo nel film una scena in cui Indiana Jones (o Capitan America!) prende a pugni otto nazisti per far scappare i due protagonisti, il tutto risulterebbe estremamente più efficace. ALWAYS PUNCH A NAZI!
Cannibal Kid: Macché il fordiano Indiana Jones! Macché quel fighetto di Captain America! Qua per farmi vedere una pellicola del genere ci sarebbe bisogno dei basterdi di Tarantino. Visto che non mi risulta siano presenti, preferisco fare una partita a biglie piuttosto che cimentarmi con questa impegnatissima, e potenzialmente noiosissima, pellicola.
Ford: ogni anno, con l'appropinquarsi del Giorno della Memoria - giustissimo, senza ombra di dubbio - si moltiplicano le proposte in sala potenzialmente a rischio retorica e noia. Personalmente, preferisco riscoprire cult del passato e lanciare le biglie nel sacco in pieno viso del Cannibale, e anche di Michele, se osa mettersi in mezzo.

MARLINA - OMICIDA IN QUATTRO ATTI

"Questo stile di passeggio alla Ford non mi convince affatto."

Michele: Un film che secondo me è descritto perfettamente dal suo titolo originale: Marlina si pembunuh dalam empat babak. Ecco, non mi sento di aggiungere altro e lascio quindi la parola a Cannibal Kid che ci teneva molto a raccontarvi la biografia della regista Mouly Surya. Ciao ciao!
Cannibal Kid: Ehm... sì. Come tutti sanno Mouly Surya è nata a Giacarta ed è una delle più promettenti registe dell'Indonesia. Anche perché non credo ce ne siano così tante altre. Sono promosso, Prof. Borgogni?
Riguardo al suo nuovo film, potrebbe anche essere la rivelazione della settimana, e magari dell'anno, ma chi c'ha voglia di scoprirlo?
Tra tutti i pretenziosi mattonazzi pseudo impegnati perfetti per il pretenzioso Ford de 'na vorta in uscita 'sto weekend, l'idea di guardarmi Il vegetale alla fine non mi sembra poi così sgradevole.
Ford: titolo molto difficile da approcciare, sia per i finti radical come Cannibal, che per i pane e salame come me e Michele. Nel dubbio, lascio da parte per un eventuale recupero e spero che l'eventuale recensione possa generare una nuova Blog War.
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