martedì 11 luglio 2017

Codice criminale (Adam Smith, UK, 2016, 99')




Da grande appassionato di musica - anche se, devo ammetterlo, ultimamente ho battuto parecchio la fiacca, rispetto alla ricerca di nuove proposte o esperimenti come mi capitava di fare una quindicina d'anni fa - mi è capitato spesso di incrociare il cammino con un nuovo disco di una nuova band - o artista solista, poco importa - che avesse tutte le carte in regola per fare breccia nel cuore del sottoscritto, non fosse niente male, toccasse le corde giuste ma, per qualche misterioso motivo, finiva per non accendere la scintilla necessaria quando si andava alla ricerca di un potenziale cult.
Codice criminale - o, come al solito sarebbe decisamente meglio, Trespass against us - rientra a livello cinematografico esattamente nella stessa categoria: il lavoro di Adam Smith è ben diretto e recitato - non solo dai due noti protagonisti -, tocca tematiche qui al Saloon sempre ben accolte come il rapporto tra padri e figli e l'ineluttabilità del destino di chi intraprende per scelta, costrizione o vocazione la strada del crimine, nonostante la voglia effettiva o "di responsabilità" di tirarsene fuori, eppure, nonostante tutto, ha finito per passare senza lasciare una traccia così evidente, andandosi ad accomodare assieme a molti altri titoli di genere destinati a fare numero più che a rappresentare pietre miliari.
Il mondo dei gipsies anglosassoni, portati sullo schermo ad un tempo come rednecks incontrollabili ed irrefrenabili e vittime di un pregiudizio che non cesserà mai di esistere a prescindere dalla loro effettiva condotta è esplorato in modo interessante e realistico - molto più che in produzioni decisamente più memorabili come The Snatch, ad esempio -, il lavoro linguistico è notevole - questa è una di quelle pellicole da recuperare assolutamente in lingua originale -, le sequenze d'azione - soprattutto di guida - portate sullo schermo con grande professionalità, ma neppure tutti questi potenziali pregi finiscono per regalare al prodotto finito il carattere che ambirebbe ad avere e mostrare, neanche si trattasse del main charachter Chad, ansioso - e marcato stretto dalla moglie - di affrancarsi dalla figura ingombrante del padre e dal mondo del crimine ma incapace - per colpa o per destino - di sottrarsi allo stesso, neanche ci si trovasse di fronte ad una versione made in England di cose come Ray Donovan.
In questo modo, il passo da potenziale cult a pellicola come tante altre finisce per essere decisamente breve, ed anche a neppure un'ora dalla visione resta davvero poco su cui lavorare emotivamente per mettere sulla carta un post che vada oltre la mera cronaca di una visione senza picchi: perfino l'escalation finale, che dovrebbe rappresentare il momento commovente e profondo della pellicola incide poco - nonostante la bravura del piccolo volto di Tyson, interpretato da Georgie Smith -, finendo per chiudere il tutto con un sapore di già sentito, lasciando al colloquio tra Chad e Kelly con la preside della scuola dei loro figli il punto più alto del lavoro di Smith.
In realtà, nonostante un'ottima esperienza come regista da piccolo schermo e video musicali, il tempo ed i margini di miglioramento possono essere ampi per il buon Adam: si spera soltanto che la prossima volta il suo "disco" non abbia il sapore di qualcosa già superato da almeno una decina d'anni.




MrFord



 

8 commenti:

  1. Tristemente dimenticabile e aggiungerei pure pesantino in alcuni punti... Bravure sprecate anche se il casting non mi ha convinto: Fassbender gipsy no, continuo a non vedermelo.

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    1. Pesantino non mi è parso, ma effettivamente dimenticabile, e Fassbender gipsy davvero no.

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  2. Tu appassionato di musica???
    Appassionato di brutta musica, vorrai dire. ;)

    Film davvero mediocre e dimenticabile, seppure non brutto. La classica fordianata, non a caso.
    Strano che il finale molto paternalistico e banalotto non ti abbia gasato di più...

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    1. Ormai ti sorprendo sempre di più, vedo! ;)

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  3. azz speravo nella bombetta, uno di questi giorni lo recupero ;)

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    1. Anch'io ci speravo, ma no. Manca la scintilla.

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  4. Solita pessima traduzione del titolo. Non mi è dispiaciuto, anche se non mi ha convinto del tutto.

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    1. Traduzione orribile davvero.
      Il film si guarda, ma non resta per nulla.

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