domenica 14 aprile 2013

Una famiglia all'improvviso - People like us

Regia: Alex Kurtzman
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 114'




La trama (con parole mie):  Sam vive a New York, fa il venditore, è sommerso dai debiti e non gli manca la sua famiglia, essendosi costruito una nuova vita con la fidanzata Hannah.
Quando suo padre, un produttore discografico, muore, e Sam è costretto a tornare a Los Angeles per il funerale, scopre grazie all'avvocato dei suoi genitori di aver ereditato la sua incredibile collezione di dischi ma non i centocinquantamila dollari custoditi gelosamente in una borsa da toilette: sono infatti destinati a Josh, undicenne con problemi di comportamento figlio della barista Frankie, madre single ed ex alcolista nonchè figlia illegittima del genitore del nostro sconvolto protagonista.
Venuto a sapere dell'esistenza della sorella, Sam decide di rimanere a L. A. per cercare di venire a capo dei suoi problemi e scoprire se, per lui, c'è la possibilità di ricominciare da capo.





Devo ammettere che è davvero un piacere incrociare il cammino di pellicole come People like us.
Sarà che, in fondo in fondo, anche un cowboy di Frontiera abituato alla solitudine come il sottoscritto è sensibile al concetto di Famiglia, o che quando il tema toccato da una pellicola riguarda il rapporto tra fratelli mi trovo assolutamente più coinvolto, ma ho trovato il lavoro di Kurtzman - già tra gli autori di Alias e Lost - assolutamente sincero e coinvolgente, nel pieno rispetto della tradizione - buona, e non radical chic - del Sundance.
La vicenda di Sam e Frankie e delle loro solitudini da figli trascurati a confronto che si ritrovano senza sapere - almeno dal punto di vista della donna - quanto sono simili i loro vuoti emotivi si inserisce perfettamente nel filone che ha visto affermarsi, negli ultimi anni, titoli come Little Miss Sunshine, Sideways, Paradiso amaro e Hesher: pellicole per certi versi piccole piccole, costruite attorno a produzioni tutto sommato ridotte, che senza alzare troppo la voce riescono ad entrare soprattutto nel cuore dell'audience finendo per emozionare anche i più ostili tra gli spettatori, toccando corde che la gente normale - e in questo senso, il titolo originale ha decisamente molto più senso del poco utile adattamento italiano - ha di norma scoperte, dal rapporto con i propri genitori alla ricerca di un'identità - lavorativa e di aspirazioni -, dall'esperienza della crescita di un figlio a propria volta alla scoperta di un possibile nuovo punto di partenza della quotidianità all'interno della quale si pensava non fosse rimasto nulla se non bugie o la voglia di fuggire lasciando un vuoto che dall'esterno finisce per essere inevitabilmente parte del bagaglio che portiamo nel cuore.
Questo è People like us: un viaggio verso le nostre origini che sia ad un tempo catalizzatore per il superamento del dolore e presa di coscienza di cicatrici che portiamo dentro da troppo tempo, negandole, ed una riscoperta di noi stessi che possa aprire gli occhi rispetto al futuro.
Sam, perso tra i debiti ed un lavoro che porta all'esterno il suo peggio, trova in Frankie e Josh quello che pensa di aver perduto del rapporto con suo padre. Un padre che Josh non ha mai conosciuto, e ritrova, nelle vesti di amico adulto supercool proprio in Sam, proiettato verso Frankie come non è mai stato, forse, neppure con Hannah, o con se stesso, mosso dalla volontà di proteggere e di scoprire il significato del concetto di Famiglia ormai smarrito in ricordi lontani di un parco alla domenica, con il padre chiuso in macchina ad ascoltare gli innumerevoli demo giunti sulla sua scrivania per lavoro.
E Frankie, forte e fragile, sfrontata e vulnerabile, pronta ad innamorarsi di Sam e del suo rapporto con Josh fino alla scoperta del loro effettivo legame, una donna che ha dovuto costruire sulle macerie di un padre che non c'è stato per scelta - anche se non sua, ma questo non può saperlo -, e che rivive nei suoi occhi, gli stessi che stendono Sam al primo incontro, e lasciano l'egoista, l'approfittatore, il venditore fuori dalla porta, in modo che ad entrare ci sia soltanto un ragazzo che ancora non ha scoperto quale sarà la sua strada.
Proprio come lei. E come Josh.
Una strada fatta di educazioni musicali - splendida la colonna sonora, così come le citazioni di interpreti e gruppi storici come i Buzzcocks, i Clash o i Television -, sacrifici, rinunce, tacos, lacrime e sorrisi, imperfezioni, momenti sopra e sotto le righe, confezionati ad arte ed arrangiati come preda di un'improvvisazione: in questo senso, il lavoro di Kurtzman rappresenta alla perfezione il concetto che porta sullo schermo, quella danza di squilibri incrociati che risponde al nome di Famiglia, e che tra genitori e figli, fratelli e sorelle, solitudine e condivisione diviene il teatro più importante per la nostra formazione, il porto cui tornare al termine di una tempesta, il punto di non ritorno e quello di una nuova partenza.
Questo è il sapore di People like us. Quello di una nuova partenza.
Di un riscatto.
Degli occhi di un padre che si specchiano in quelli dei figli che tanto l'hanno detestato, e tanto hanno preso da lui. Nel bene e nel male.
E insieme, proprio come in quelle domeniche al parco, tutto parrà assumere una nuova dimensione.
Un senso che solo un legame di sangue può spiegare.


MrFord


"Early one morning the sun was shining
I was laying in bed
wond'ring if she'd changed it all
if her hair was still red."
Bob Dylan - "Tangled up in blue" -


12 commenti:

  1. A me é piaciuto molto molto. E come dicevo da Poison spero che Fordino sia un bimbo ironico come il ragazzino del film. ♥

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    1. Speriamo davvero. L'ironia è la chiave per un sacco di cose. ;)

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  2. Non posso credere che davverodavvero gli dai due tumblereunoshot.No.Per sul serio.

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    1. Per sul serio eccome. Film onesto e toccante. Tutti meritati.

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  3. Un film toccante. A me ha fatto un po' male per tutta una serie di cose mie, ma davvero bello.

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    1. Diretto, emozionante, pane e salame. Come piacciono al Saloon. :)

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    2. E mica solo al saloon! :)

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    3. Direi in tutti i posti pane e salame! ;)

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  4. e io l'ho scartato a partire dalla locandina che mi sembrava trasudasse il solito buonismo d'accatto hollywoodiano...insomma mai giudicare un libro dalla copertina o un film dalla locandina!

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    1. Inizialmente anche io l'avevo accantonato per lo stesso motivo, e invece si tratta di una buonissima proposta Sundance-style.
      Recuperalo!

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  5. non mi piace fare il saputello, anzi sì mi piace, ma io l'avevo già detto mesi fa...
    non c'è niente da fare. sono troppo avanti. troppo :)

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    1. Nonostante domani inizi la Blog War, e nonostante voglia controbattere, non lo faccio.
      E' bello battersi con te anche per il tuo essere avanti, in qualche modo.
      Ma sappi che è un complimento che devi soprattutto a Spartacus. Altrimenti non te l'avrei mai fatto così esplicitamente. ;)

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