sabato 21 gennaio 2017

Passengers (Morten Tyldum, USA, 2016, 116')




Per molti versi, la fantascienza al Cinema è un cliente anche peggiore dell'horror, considerato lo zoccolo duro dei suoi fan: se, infatti, in materia di mostri e paura tutto quello che serve è conservare una certa coerenza logica, per quanto riguarda il mondo sci-fi entrano in gioco fattori come la veridicità scientifica o presunta tale - ho sempre storto e non poco il naso a fronte delle critiche da professoroni, in fondo si tratta di storie di fantasia nate per l'intrattenimento, non di libri di testo - ed un certo background nerd che vede il romanticismo come fumo negli occhi a meno che non si tratti di qualcosa destinato a finire non troppo bene - Blade Runner - o a diventare in qualche modo mitico - Star Wars -.
La sfida di Passengers, diretto dal Morten Tyldum salito agli onori delle cronache hollywoodiane con il recente The imitation game, si presentava dunque piuttosto ardua, considerato che, a conti fatti, si tratta di una versione romcom drammatica dello splendido Moon, con due protagonisti - quasi tre, o quasi quattro - pronti a passare dall'idillio da isola deserta all'odio, per poi confrontarsi con il consueto rischio per la vita necessario non solo per giustificare il finale e le loro scelte ma anche per portare a casa la pagnotta, considerato che parliamo di un prodotto profondamente mainstream, la cui produzione, per evitare di mettersi proprio nella merda, si affida a due colpi sicuri pronti ad ipnotizzare il pubblico maschile e femminile, Chris Pratt e Jennifer Lawrence - che sinceramente penso qualunque uomo solo con novant'anni da passare a bordo di un'astronave in viaggio avrebbe svegliato nella speranza di poter trascorrere gli stessi molto, molto felicemente - nonostante, a conti fatti, quello destinato ad uscire meglio, in termini attoriali, dalla prova, è senza dubbio l'ottimo Michael Sheen in versione robotica, che in quanto barman era naturalmente destinato ad essere il mio preferito.
Nel complesso, comunque, Passengers non risulta particolarmente brutto, si lascia guardare ed è perfino scorrevole, nonostante rappresenti la pellicola ammeregana tipicamente massacrata dalla critica illustre, radical o europea, poco avvezza ai drammoni - specie se sentimentali - dal potenziale lieto fine a prescindere dalla salsa usata per cucinarli: io stesso, che sono un tamarro a stelle e strisce fatto e finito, me la sono schiaffata senza colpo ferire dall'inizio alla fine pur riconoscendone limiti e struttura piuttosto prevedibili, sperando in un colpo di scena che non è mai arrivato senza però uscire deluso o infastidito dalla visione.
Il lavoro di Tyldum è il menù a botta sicura del fast food in una serata in cui il vostro ristorante preferito ha dovuto tenere chiuso per l'esplosione della caldaia o la cantina allagata, o la pizza a domicilio tornati dal lavoro distrutti e per nulla desiderosi di mettersi ai fornelli: nessun piatto gourmet, o qualcosa destinato alle stelle Michelin, ma quanto basta per riempirsi la pancia e dormire di piombo.
Approcciare al viaggio dei due esuli protagonisti con questo spirito vi porterà ad una visione come tante altre per nulla dannosa e perfetta per riempire una serata senza troppe pretese, ma se al contrario farete l'errore di imbarcarvi sulla Avalon pensando di incontrare la nuova frontiera della sci-fi del Nuovo Millennio, allora con ogni probabilità vi parrà di essere a bordo di un Titanic interstellare sperando che giunga il più presto possibile il più grande degli iceberg galattici.
Alla peggio, per scacciare qualsiasi pensiero, almeno nella versione percepita dal sottoscritto, verrà sempre buona J-Law, accompagnata magari da un cocktail o due neanche volessimo fare uno sgarro al Kubrick di Shining.




MrFord



venerdì 20 gennaio 2017

Allied - Un'ombra nascosta (Robert Zemeckis, UK/USA, 2016, 124')




Ogni volta che incrocio il cammino con produzioni come Allied rimpiango - e non poco - i tempi del Bullettin, quando mi bastavano quattro o cinque righe per chiudere la recensione.
Devo ammettere, giusto per non apparire prevenuto, che, nel caso dell'ultimo lavoro di Zemeckis, pensavo di restare molto, molto più deluso: in fondo, questo Un'ombra nascosta - consueto ed inutile adattamento italiano - è a conti fatti un film innocuo che non aggiunge nulla alla storia di uno spettatore navigato quanto di uno casuale ed alle prime armi, incapace di fare davvero incazzare, e neppure così terribile da annoiare.
Ma resta il fatto che, perizie tecniche a parte, il pensiero che ha accompagnato la visione dal primo all'ultimo fotogramma è stato uno ed uno soltanto: se qualcuno come Hitchcock avesse avuto la possibilità di lavorare a sceneggiatura e regia, incattivendo il finale e lasciando la sua firma, Allied avrebbe avuto tutte le carte in regola per poter diventare un grande film, complici temi importanti e profondi come l'amore, il matrimonio, il legame con un'altra persona cui affidiamo la vita e dalla quale per molti versi, da esseri umani, dipendiamo pur non conoscendone i segreti più profondi.
A fronte di tutto questo è senza dubbio molto triste il fatto che, per quasi tutta la durata della pellicola, il mio pensiero principale sia stato quello che, per la prima volta - e forse complice un look sempre precisino e poco wild -, mi è parso di notare davvero il fatto che anche Brad Pitt - con Tom Cruise e Johnny Depp una delle icone della mia generazione - stia cominciando davvero ad invecchiare: un'aggravante senza dubbio per quello che dovrebbe essere un titolo profondamente drammatico - seppur non coraggioso fino alla fine, da buon, vecchio film USA - e carico di tensione, che avrebbe il dovere di vivere sul dubbio istillato nello spettatore e non sulle osservazioni legate alla pelle in lento rilascio sul collo del protagonista, sex symbol di almeno un paio di generazioni di spettatrici.
In un certo senso, Allied rappresenta il prototipo del film manifesto di una mancanza di idee e stimoli che induce l'autore di turno a rispolverare l'atmosfera di un grande periodo ormai passato - in questo caso, l'epoca d'oro degli Studios - fallendo nel suo intendo proprio a causa delle basi poco solide del progetto: niente di particolarmente brutto, quanto più che altro qualcosa di ininfluente ed a suo modo molto noioso.
E purtroppo, non parlo di noia in termini di rottura di coglioni di vario livello, quanto di incapacità di sorprendere davvero, portando in scena un prodotto che pare un manichino senza vita, un pò come la protagonista femminile, una Marion Cotillard per la quale appaiono lontanissimi i tempi di Un sapore di ruggine ed ossa ed essersi adagiata su una bellezza che, conviene cominci ad abituarsi, il Tempo - e già si comincia a notare - non lascerà intatta.
In un certo senso, l'unica speranza di godere davvero del risultato di produzioni come questa, è di non aver masticato nulla di Cinema, in modo da rimanere sul filo nell'attesa di scoprire la risoluzione della trama ed immaginare cosa accadrebbe se qualcuno vi dicesse che la vostra amata - o amato - è una spia che dovete, in caso di conferma del sospetto, giustiziare: nel mio caso, ho immaginato un finale ben peggiore di quello che Zemeckis ha portato sullo schermo.
E che, ai miei occhi, non è parso neppure il difetto più grande di un film senza vizi di forma ma privo di qualsiasi idea.




MrFord






giovedì 19 gennaio 2017

Thursday's child



Nuova, attesissima (?) puntata della rubrica più seguita (?) della blogosfera legata alle uscite in sala ed ai titoli che attendono tutti i cinefili e non in quella che comincia ad essere la marcia di avvicinamento all'assegnazione degli Oscar di quest'anno - le candidature verranno annunciate tra poco più di una settimana -: titoli molto attesi ed altri decisamente meno verranno qui sotto commentati con il consueto piglio pane e salame ma molto professionale dal sottoscritto e controcommentati con il consueto piglio radical e decisamente amatoriale dal mio rivale di sempre, Cannibal Kid.



"Se non mi alleno come si deve, Ford continuerà a preferire The Rock a me."

Arrival

"Meglio essere chiari, con quell'alieno di Cannibal."

Cannibal dice: Il nuovo film di Denis Villeneuve con Amy Adams sembra possa essere un lavoro che segna un cambio di rotta all'interno dello statico (e pure stitico) cinema di fantascienza contemporaneo. Un po' come l'arrival di Cannibal Kid all'interno della blogosfera. Sarà davvero così o sarà il solito film fordiano tutto fumo e niente arrosto e a volte nemmeno fumo?
Ford dice: Denis Villeneuve è uno dei pochissimi registi in grado di mettere d'accordo quasi sempre perfino i due nemici per eccellenza della blogosfera, l'esploratore Ford e l'alieno Cannibal. Riuscirà anche in questo caso?
Io spero semplicemente tenga fede alle ottime recensioni che l'hanno preceduto.

 

xXx – Il ritorno di Xander Cage

"Il missile è puntato dritto su Casale: attendo l'ok presidenziale di Ford per fare fuoco."

Cannibal dice: Sarà la fordianata della settimana e forse dell'anno?
E pensare che la saga di Fast and Furious a Ford l'ho consigliata io, se no lui Vin Diesel manco sapeva ancora chi fosse...
Essendo però xXx una serie action di (relativa) nuova generazione, può anche darsi che questo filmazzo tutto muscoli e niente cervello per una volta potrebbe gasare più me di lui, who knows?
Ford dice: xXx mi è sempre parso una gran cagata, quelle robe da Nuovo Millennio che vorrebbero imitare i film tamarri anni ottanta senza riuscirci neanche per sbaglio.
Dunque, non mi avvicinerò neanche per sbaglio a questo terzo capitolo del franchise.
Neanche l'avesse consigliato Cannibal.

 

L'ora legale

"La coppia dell'anno siamo noi, altro che Ford e Cannibal!"

Cannibal dice: Il nuovo film di Ficarra e Picone è una commedia di impegno civile. Devo aggiungere altro?
Non per fare lo snob, visto che ad esempio mi gusterei volentieri una nuova pellicola con Checco Zalone, ma questi due non li sopporto proprio e non guardarei un loro lavoro nemmeno se Ford promettesse di lasciare il mondo dei blog (o il mondo in generale) per sempre.
Ford dice: triste, tristissimo esempio di "Cinema" italiano impestato da comici riciclati dalla tv che riesce ad evocare il fantasma dei miei anni da radical chic.
Non lo consiglierei neppure al mio peggio nemico. O al mio peggio Cannibal. Che poi sono la stessa cosa.

 

Qua la zampa!

"Per favore, insegnami a parlare con Ford!"

Cannibal dice: Oh, mio Dio! Una commedia buonista dalle tinte paranormali con un cane doppiato da Gerry Scotti???
E io ingenuo che pensavo che peggio di White Russian non ci fosse nulla...
Ford dice: faccio finta di trovarmi in un incubo all'interno del quale sono perseguitato da Cannibal vestito da Cappellaio Matto che replica la danza di Johnny Depp in Alice in Wonderland.
Sarà sicuramente meglio che guardare questa roba.

 

Il ragno rosso

"Un tuffo nel buon Cinema? Solo su White Russian!"

Cannibal dice: Un thriller ambientato negli anni '60 co-prodotto da Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca che sembra proprio una di quelle fredde visioni dell'Est perfette per l'autore di quel glaciale blog che risponde al nome di White Russian. Io glacialmente passo.
Ford dice: in una settimana piuttosto insapore, ecco quella che potrebbe essere una sorpresa.
Sempre che non si riveli una cannibalata radical chiccata.


Dopo l'amore

"Forza, tutti di corsa ad imitare i Ford!"

Cannibal dice: Dramma borghese co-prodotto da Francia e Belgio che rischia di essere troppo radical-chic persino per me. Probabile che finirò per vederlo comunque, però in questa strana settimana non so bene perché mi ispira più l'azione a neuroni zero di Xander Cage rispetto a questa potenzialmente pesante visione.
Ford dice: penso di aver terminato le scorte di potenziale radicalchicchismo con Il ragno rosso. Questo lo lascio volentieri a Cannibal, così che possa millantare ancora una volta di conoscere ed amare solo il Cinema che conta.

 

Il mondo magico

"Accendo un cero per Cannibal. Anche se mi sa tanto che neanche dio può farci più molto."

Cannibal dice: Un film di Raffaele Schettino, da non confondere con Francesco Schettino, il James Ford dei mari. Spero solo che con la sua pellicola combini meno guai rispetto al suo quasi omonimo.
Ford dice: il nome Schettino mi provoca quasi più brividi di Goi. Così come questo film rischia di spaventarmi quanto non sarà mai in grado di fare Peppa Kid con il suo piglio da liceale fuori tempo massimo.

mercoledì 18 gennaio 2017

Il GGG - Il grande gigante gentile (Steven Spielberg, USA/India, 2016, 117')




Voglio sia chiaro a tutti che, come molti della mia generazione, voglio un bene sconfinato a Steven Spielberg: grazie a lui e ad alcuni film come E.T., Indiana Jones, Incontri ravvicinati del terzo tipo ma anche Duel, Lo squalo, L'impero del sole ho avuto le prime esperienze sulla pelle della meraviglia del Cinema, consolidate, nonostante qualche scivolone, in tempi più recenti con Schindler's List, Munich o Prova a prendermi.
Ad oggi, posso contare davvero sulle dita di una mano le opere del regista che ancora non ho affrontato da spettatore.
Eppure, con il Nuovo Millennio, qualcosa tra me ed il vecchio Steven si è rotto: La guerra dei mondi, War Horse e Lincoln, nello specifico, hanno messo così a dura prova la pazienza da farmi dubitare di molto di quel bene, e soltanto il recente e più che discreto Il ponte delle spie aveva riacceso la speranza.
Ma evidentemente anche Spielberg non deve volermi troppo bene, perchè con questo Il GGG ce l'ha messa davvero tutta per farsi detestare come nei momenti peggiori delle tre rotture di coglioni quantomeno di ottavo livello - per dirla come Rocco Schiavone - citate poco sopra: a prescindere, infatti, dall'aspetto tecnico - come sempre curatissimo e lavorato ad uso e consumo dell'hd e del 3D neanche fossimo in un parco tematico da Universal Studios -, e dal romanzo per ragazzi che l'ha ispirato - e che, occorre ammetterlo, non ho mai particolarmente amato -, Il grande gigante gentile è la favoletta per bambini buonista e noiosa per eccellenza, una sorta di Hugo Cabret - altro titolo che avevo detestato con tutte le mie forze - all'ennesima potenza, resa ancora più insopportabile da una piccola protagonista saccente e fastidiosa - ed io adoro i bambini - ed un modo di parlare dei giganti - ma questa, va detto, non è certo colpa del regista - assolutamente insopportabile ed adattato neanche tutti gli spettatori fossero un pò indietro di cottura, per dirla in termini metaforici ed edulcorati.
In buona sostanza, Il GGG ha tutte le carte in regola per essere il tipico film da sabato pomeriggio su Italia Uno, di quelli che perfino i piccoli - ormai tutti troppo svegli ed esposti a molte delle visioni non solo degli adulti, ma anche più adulte dei film d'animazione di nuova generazione - snobbano vinti dalla noia dopo qualche minuto, figurarsi dopo un paio d'ore.
Non basta, dunque, la sola perizia tecnica o meraviglia di effetti - la sequenza della caccia ai sogni è sicuramente una gran cosa, visivamente parlando -, se le stesse mascherano semplicemente carenza di idee e coinvolgimento: in questo senso Spielberg dovrebbe imparare da se stesso, quando con Hook riuscì nell'impresa certo non facile - seppur confezionando un prodotto imperfetto - di unire la magia della favola con l'epicità del titolo ad ampio respiro, portando gli spettatori adulti a riscoprirsi bambini ed i bambini a sentirsi un pò più "grandi".
Nel caso del GGG, tutto pare, semplicemente, una presa per il culo.
Adulti o bambini, conta poco.
E sinceramente, dopo aver amato incondizionatamente Swiss Army Man, ho vissuto la sequenza dedicata alle scoregge verdi degna della volgarità del peggior Cinepanettone.
E del peggior Cinema.
Cinema di cui, tristemente, Il GGG fa senza dubbio parte.




MrFord



martedì 17 gennaio 2017

Assassin's Creed (Justin Kurzel, UK/USA/Francia/Hong Kong, 2016, 115')




I videogiochi, fin dai tempi della mia infanzia, del Commodore 64, il Sega Master System e dunque Mega Drive, sono sempre stati parte della componente ludica e d'intrattenimento delle giornate in casa Ford giungendo fino alla Playstation 4 attuale, che se non fosse per gli impegni con i Fordini utilizzerei molto più spesso che non per i ritagli di serate quando, con tutti a letto, libero la mente grazie a sequele quasi infinite di partite a PES, e negli ultimi anni alcune produzioni - si vedano Last of us, Red dead redemption o le saghe di Uncharted e Dead space - hanno raggiunto livelli tali da scomodare addirittura paragoni con il Cinema.
Peccato che - vedasi l'orrido Warcraft - le trasposizioni su grande schermo di videogames di successo siano state nella loro quasi totalità fallimentari: non è da meno questo Assassin's creed, firmato ed interpretato dallo stesso trio che lo scorso anno in questo periodo consegnò al pubblico l'ottimo Macbeth - Justin Kurzel, Michael Fassbender, Marion Cotillard -.
Se, infatti, la pellicola tratta da Shakespeare spingeva l'acceleratore su interpretazioni pazzesche ed un'autorialità al confine con il rischio - in molti lo trovarono soporifero, senza dubbio si trattava di un lavoro ostico -, questa pare invece la tipica marchetta da portafoglio gonfio di regista ed attori, inutile ed assolutamente incapace di provocare qualsiasi emozione e portata qualche centimetro sopra l'abisso soltanto dall'indubbio talento del cineasta australiano, che dimostra, con una manciata di inquadrature e le dinamiche sequenze d'azione quantomeno di conoscere il suo mestiere.
Troppo poco, però, per quello che avrebbe dovuto - o voluto? - ambire a diventare un blockbuster e rivelatosi un buco nell'acqua fatto e finito, che si tratti di critica - è stato massacrato in lungo e in largo - o botteghino - al momento, la parola più ricorrente è flop, e neppure leggero -, una raccolta di sequenze adrenaliniche messe in fila una dopo l'altra in bilico tra presente di narrazione e passato - come fu per il primo capitolo del franchise videoludico, che, lo ammetto, non è riuscito mai a conquistarmi - all'interno della quale perfino gli attori più consumati paiono pesci fuor d'acqua pronti a recitare un copione che dice poco o nulla e del quale non pare capirsi tanto di più, da una parte o dall'altra della macchina da presa.
Un'operazione commerciale di quelle in grado di far incazzare oltre misura la critica più snob, e che finiscono per gettare ombre anche sui popcorn movies d'intrattenimento becero che, al contrario, fanno del pane e salame un vero e proprio vanto: peccato per Kurzel - che probabilmente ha deciso di accettare questo lavoro, oltre che per il compenso, proprio per poter completare il già citato Macbeth - così come per Fassbender e la Cotillard, che da queste parti sono sempre molto ben visti e, come il resto di cast e crew, sprofondano senza colpo ferire insieme alla pellicola, il primo impegnato solo a mostrare il suo stato di forma, la seconda a sfoderare una verve da "è il lunedì mattina del peggior lunedì dell'anno, ho il ciclo e poca voglia".
Non penso che, in fin dei conti, loro saranno così affranti - soprattutto osservando l'estratto conto -, ma spero che, la prossima volta, prima di imbarcarsi in un'operazione di questo tipo, valutino bene la credibilità che potrebbero perdere agli occhi dei fan ed ancor più dei detrattori accaniti: personalmente, comunque, io voglio crederci ancora.
Senza incappare, almeno spero, magari in un sequel, nelle gesta di questi misteriosi assassini incappucciati.
In quel caso, sarebbe davvero troppo anche per un cinefilo di bocca buona come il sottoscritto.




MrFord




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