venerdì 31 luglio 2015

ll lato oscuro dell'anima

Autore: Joe R. Lansdale
Origine: USA
Anno: 2007
Edizione: Fanucci




La trama (con parole mie): Monty e Becky sono una giovane coppia sconvolta da un evento che mina dalle fondamenta non solo il loro rapporto, ma il legame con il mondo. Becky, infatti, professoressa che fatica a volte a rapportarsi con la tranquillità del compagno, è aggredita e stuprata in casa da un gruppo di ragazzi guidati da un suo ex studente, Clyde, che ha raccolto attorno a se una vera e propria banda dedita alla violenza cieca.
Salva per miracolo, Becky inizia il lento percorso verso il ritorno alla normalità, e grazie ad una coppia di amici ha l'opportunità di passare un pò di tempo in un isolato chalet, a seguito della notizia che lo stesso Clyde si è tolto la vita in carcere.
Peccato che Brian, braccio destro di quest'ultimo, stia per tornare alla carica radunando di nuovo i suoi compagni per vendicarsi della donna che crede responsabile della morte dell'amico: inizia dunque un viaggio da incubo a bordo di una Chevy Impala nera come la notte che porterà morte, sangue e dolore.







Sono passati anni, ormai, dalla prima volta in cui il mio cammino di lettore incrociò quello di Joe Lansdale, destinato a divenire uno degli autori favoriti del Saloon: il ciclo di Hap e Leonard - in assoluto la mia prima scelta -, quello del Drive-In, perle come In fondo alla palude o La sottile linea scura sono diventati piccoli e grandi cult che spero, un giorno, di riproporre anche al Fordino, raccontandogli magari di quel pomeriggio in cui passai proprio accanto allo scrittore texano un'intera sezione di firmacopie e chiacchierammo a proposito delle eventuali trasposizioni televisive e cinematografiche dei suoi lavori - ai tempi produzioni interessanti come Cold in July non si erano ancora concretizzate -, ed il vecchio Joe si rivelò una persona squisita ed alla mano, pane e salame come piace da queste parti.
Uno dei pochi titoli che ancora mancavano all'appello in casa Ford era Il lato oscuro dell'anima, viaggio allucinante, violentissimo e tirato che pare mescolare le fascinazioni horror del primo King, la tensione di Duel o I guerrieri della notte ed il pulp tarantiniano: a conti fatti, e lettura alle spalle, penso si sia trattato, insieme a Il mambo degli orsi del ciclo dei già citati Hap e Leonard, il romanzo più oscuro e terribile del buon Joe, che lascia da parte la sua consueta ironia - fatta eccezione per un paio di passaggi legati alle figure dei due poliziotti Ted e Larry -, la malinconia da fine estate e l'affetto per le sue creature per lasciare spazio al lato oscuro che da il titolo italiano al romanzo, e che conduce i suoi protagonisti in un Inferno in terra scatenato da un gruppo di ragazzi legati indissolubilmente alla volontà di portare con loro il Male, di quelli che finiscono per riempire la bocca di cronisti e programmi scandalistici e di presunta attualità.
Il viaggio di Brian, Clyde - terrificante la progressiva "possessione" del primo, così come il sogno che lo vede incontrare di nuovo il vecchio compagno di scorribande - e della loro Chevy che pare uscita dall'Inferno - e oltre al già menzionato Duel, mi torna alla mente il primo e mitico The Hitcher - è rappresentato come un vero e proprio incubo non solo per la protagonista Becky, scampata per miracolo alla morte la notte dello stupro, ma anche per il lettore e tutti gli altri protagonisti della vicenda, risucchiati in un buco nero che rappresenta alla perfezione la totale equità del Male assoluto.
Come il Cigurh di Non è un paese per vecchi, infatti, Brian/Clyde ed i loro complici lasciano dietro di loro una scia di cadaveri indipendentemente da chi siano, cosa vogliano o cosa, al contrario, finiscono per volere loro: come demoni partoriti dagli abissi più terrificanti del più terrificante degli incubi, i ragazzi perduti sulla Chevy Impala del sessantasei che pare non avere un proprietario o una registrazione cambiano le vite di tutti coloro che hanno la sfortuna di incrociarne il cammino, fosse anche solo di striscio - il vecchio meccanico e la moglie vicino alla statale -.
Nessuno pare scampare, ed anche una possibile vittoria finisce per lasciare cicatrici e ferite destinate a restare nel cuore per sempre: del resto, il vecchio adagio legato all'abisso ed allo sguardo che potrebbe ricambiare una volta osservato da noi, illusi viaggiatori e sognatori a spasso per questa terra, è così vero da fare più paura dei suoi emissari, e a volte l'amore e la voglia e la determinazione paiono non bastare, per affrontare quest'oscurità.
A quel punto, quanto tutto pare perduto, resta solo un modo per cercare di buttare il cuore oltre l'ostacolo: tirare fuori le palle.
Così che non ci siano più bulletti pronti a metterci sotto, o folletti impazziti che non vedono l'ora di farci la pelle.
Ci saremo solo noi. Di fronte all'orrore.
E chi vivrà vedrà, e come in un macabro e grottesco finale di una fiaba nera di Halloween, griderà in faccia all'altro "dolcetto o scherzetto?".




MrFord




"Look at the lost souls
they seem so black
look at the lost souls
souls of black."
Testament - "Souls of black" -




giovedì 30 luglio 2015

Vikings - Stagione 1

Produzione: History
Origine: Irlanda, Canada
Anno:
2013
Episodi:
9






La trama (con parole mie): Ragnar Lothbrok, figlio del profondo Nord, guerriero, padre e marito, medita da tempo di andare oltre all'idea delle semplici razzie ordinate dal suo Conte, Haraldson, costruendo una nave che lo conduca ad Ovest, alla scoperta di nuove terre.
Disobbedendo agli ordini dello stesso Conte, Ragnar giungerà in Inghilterra, dando inizio ad un'avventura che accrescerà la sua fama tra le tribù vichinghe, lo porterà al conflitto con Haraldson e ad una nuova fase della sua vita, ricca di successi e riconoscimenti ma non per questo meno difficile da affrontare.
Cosa attenderà, dunque, questo guerriero ed esploratore apparentemente prescelto da Odino?
E come cambierà la sua famiglia, a seguito degli eventi che la vedranno coinvolta?
Gli uomini che da sempre sono al suo fianco rimarranno fedeli all'idea, ai sogni e alla persona di Lothbrok?
Solo il Tempo, il sangue e, forse, gli Dei e gli Uomini, conosceranno la risposta.








Nel corso degli anni, come per il grande, il piccolo schermo ha finito per presentare, di tanto in tanto, proposte così clamorosamente fordiane da finire per essere promosse quasi a scatola chiusa: una di queste è senza dubbio Vikings, giunta in clamoroso ritardo su questi schermi dopo un timido affacciarsi del pilota un paio di estati or sono, quando ancora eravamo scossi dall'onda lunga del finale - splendido - di Spartacus.
Rimasto ai box non si sa neppure per quale motivo - in fondo, l'impressione di quella visione fu buona, e ricordò al sottoscritto proprio le atmosfere della saga del gladiatore ribelle -, approfittando di un periodo di magra dal punto di vista delle serie tv "da tavola", Ragnar Lothbrok e i suoi compari hanno fatto il loro esordio in casa Ford conquistando al volo la mia approvazione grazie ad atmosfere splendide, violenza, sesso a profusione, un buon numero di intrighi ed un'ottima alternanza tra passaggi decisamente fisici ed action ed altri di grande potenza lirica - si veda la chiusura della quasi psichedelica puntata "Il sacrificio", forse l'episodio che è riuscito a colpirmi di più, cinematograficamente parlando -, supportati da un cast decisamente in parte capitanato dal Charlie Hunnam del profondo Nord Travis Fimmel, perfettamente in parte nel ruolo di un protagonista coraggioso e carismatico, perfettamente descritto dal termine "cocky" di kidrockiana memoria.
Nove episodi, dunque, ricchi di avvenimenti e distribuiti lungo un arco di tempo notevole rispetto a quanto di norma accade nel corso della normale season di una serie, a partire dalla volontà di Ragnar di esplorare l'Ovest contro il volere del suo conte - un riesumato Gabriel Byrne - fino al conflitto con il conte stesso, passando dunque ad una seconda fase dedicata ai viaggi ed alle razzie nell'allora Inghilterra - ben resi i confronti tra i cattolici anglosassoni ed i "barbari" vichinghi - per concludere con l'esplorazione del mondo degli uomini del Nord, a partire dalle usanze religiose - e di nuovo torna il già citato episodio "Il sacrificio" - fino alle gerarchie tra il re ed i conti delle numerose e spesso molto distanti tribù.
Volontà di lottare e di godere, rivalità in fieri - tra gli spunti più interessanti per la seconda stagione, il rapporto decisamente complesso tra Ragnar ed il fratello Rollo, ma sono sicuro che anche Lagertha, moglie di Ragnar, e la sua nuova fiamma Aslaug faranno scintille -, l'esplorazione di un mondo selvaggio e crudele, all'interno del quale soltanto i più forti, o i più fortunati finivano per sopravvivere a carestie, malattie, guerre ed un rapporto con la Natura certamente più diretto e difficile di quello che abbiamo ora.
Dal punto di vista storico è interessante notare la ricostruzione ed immaginare quanto dura potesse essere la vita anche quotidiana ai tempi, malgrado senza dubbio l'approccio più diretto e "pane e salame" dei vichinghi, che per quanto mi riguarda e nonostante alcuni riti decisamente fuori da ogni logica - i sacrifici umani in primis - risultano più comprensibili e decisamente alla mano degli spocchiosi e poco sopportabili inglesi cattolici: da questo punto di vista l'introduzione e lo sfruttamento del charachter di Athelstan, monaco rapito da Ragnar alla prima razzia in terra inglese divenuto non solo una guida del mondo occidentale per il vichingo, ma anche e soprattutto un occhio razionale e più sensibile posto innanzi alla dura fisicità anche culturale dei vichinghi.
Forse ho finito per essere fin troppo rosicato con il voto, ma ho pensato che una proposta di questo tipo, con così tanti personaggi in grado di evolvere ancora e sottotrame da risolvere, possa puntare ad un'escalation qualitativa così impressionante da richiamare davvero alla memoria le gesta qui al Saloon celebrate con grandi brindisi del trace che fece tremare l'Impero Romano.



MrFord




"When the winds of Valhalla run cold
be sure that the blood will start to flow
when the winds of Valhalla run cold
Valhalla."
Black Sabbath - "Valhalla" - 




mercoledì 29 luglio 2015

Wednesday's child

La trama (con parole mie): in diretta dalla spiaggia, e purtroppo sempre in compagnia - fortunatamente solo virtualmente, dato che lui al sole si scioglie come una medusa - di Cannibal Kid, ecco pronte le nuove uscite che ci attendono per il weekend cinematografico.
Vecchie conoscenze del Saloon e nuove scommesse, per una settimana non così male come ci si potrebbe aspettare dal pieno dell'estate.

"Guarda, Peppa: ti ho asportato il cervello. Così la smetterai di scrivere stronzate sul Cinema."
Left Behind - La profezia
(dal 29 luglio)

"Hey Nick, il tuo parrucchino è più grande delle mie tette!"

Cannibal dice: Questo me lo vedo. Nicolas Cage di filmacci ne gira tanti e per lo più cerco di evitarli, ma Left Behind si preannuncia come una porcata aporcalittica di proporzioni davvero notevoli. La mia profezia è che potrebbe rivelarsi una delle visioni più trash e involontariamente divertenti dell'anno, come la lettura di un post serioso di WhiteRussian. Dunque a suo modo imperdibile.
Ford dice: Cage, come si sa, è sempre un idolo al Saloon, specie quando si dedica a schifezze annunciate come questa. In attesa di Sharknado 3, direi che Left behind si presenta come uno dei must see del trash dell'estate.



Pixels
(dal 29 luglio)

"Hey Peppa, vieni a fare un giro con noi: ci serve la mascotte!"

Cannibal dice: Chris Columbus è un regista cui sono molto affezionato, almeno prima che facesse la saghetta di Harry Potter. Mamma, ho perso l'aereo, Nemiche amiche, Tutto quella notte e Mrs. Doubtfire sono pellicole per tutta la famiglia, senza però essere delle pessime bambinate. Questo nuovo Pixels sembra una commedia fantascientifica dal sapore molto 80s che potrebbe rivelarsi un nuovo piccolo cult del regista e, chissà, potrebbe persino mettere d'accordo me e quel faccia da pixel di Ford.
Ford dice: Columbus è un regista che ha fatto parte della mia infanzia ed adolescenza, l'atmosfera eighties pare essere sempre più presente rispetto alle influenze nel Cinema attuale, dunque una chance a questo Pixels ci sta tutta. In barba alle differenze di risultato, in fondo, gli anni ottanta hanno influenzato in egual misura perfino il sottoscritto e Peppa Kid.



Ex Machina
(dal 30 luglio)

Damerino Kid e Tamarro Ford ad un meeting per la rubrica sulle uscite.

Cannibal dice: Film già visto e con una recensione tenuta in caldo da diverse settimane...
Anche se mi sa che con questo caldo potrebbe ormai essersi pure sciolta.
Ford dice: consigliatissimo da amici e lettori, Ex machina è passato sugli schermi del Saloon già da un po', in attesa del momento giusto e dell'uscita in sala qui nella Terra dei cachi per parlarne.
Sarà delusione o cult?
E più che altro, riuscirà a far litigare come si conviene i due rivali più rivali della blogosfera?



Kristy
(dal 30 luglio)

"Ora sono pronta ad accoglierti, Cannibal."
Cannibal dice: Kristo, certo che la programmazione cinematografica italiana è fresca quanto il clima di questi giorni. Pure questo film è già passato da diversi mesi tra le mie visioni (http://www.pensiericannibali.com/2014/11/kristy-cristo-che-strizza-il-giorno-del.html), e persino tra quelle di quella lumaca di Ford. Fossi in chi stabilisce le uscite nelle nostra sale, comincerei a preoccuparmi per davvero.
Ford dice: curioso decidere di programmare un film ambientato il Giorno del Ringraziamento ed uscito da più di un anno per il pieno dell'estate, ma i distributori italiani non mi stupiscono più.
Detto questo, una visione questo Kristy la vale, dunque, se potete, recuperatelo - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2014/10/kristy.html-.


martedì 28 luglio 2015

Candyman - Terrore dietro lo specchio

Regia: Bernard Rose
Origine: USA
Anno: 1992
Durata: 99'






La trama (con parole mie): Helen Lyle, laureanda sposata al professore ed esperto di leggende metropolitane Trevor Lyle, incappa nel racconto di uno degli spauracchi del ghetto di Chicago, Candyman, anima tormentata pronta a rivendicare il sangue che versò in nome di un amore finito male ai tempi della Guerra Civile dilaniando le vittime con un uncino messo al posto della mano destra una volta evocato citando il suo nome per cinque volte di fronte ad uno specchio.
Curiosa e dubbiosa ad un tempo, la giovane ricercatrice pronuncia l'incantesimo che dovrebbe far comparire Candyman, e quando lo stesso giunge per perseguitarla proprio a causa del suo scetticismo, per la ragazza iniziano i guai: presente sui luoghi degli omicidi compiuti dall'assassino e considerata pericolosa, Helen dovrà tentare di scagionarsi ed affrontare il temibile nemico ad un tempo.
Quale destino attenderà la ricercatrice?



 Questo post partecipa orgogliosamente alla rassegna 2015 di Notte Horror.






E come se fossimo tornati ai tempi d'oro delle notti su Italia Uno, non perdetevi nessuna di queste horrorifiche recensioni.







Per un vecchio fan del Cinema di paura come il sottoscritto, l'occasione di una seconda tornata dell'iniziativa di noi bloggers cinefili legata al ricordo di Notte Horror risultava assolutamente irresistibile, ennesima dimostrazione degli stimoli che, spesso e volentieri, il confronto con altri perenni innamorati della settima arte alimentano.
L'occasione mi ha permesso di recuperare uno dei cult sotterranei del genere degli anni novanta, Candyman, che non mi era mai capitato, sorprendentemente, di vedere: il risultato dell'incontro con la pellicola di Bernard Rose è stato senza dubbio un ibrido in grado di mescolare la parziale delusione per quello che è considerato da molti un cult che non mi è parso all'altezza delle aspettative e la soddisfazione, comunque, di aver assistito ad uno spettacolo senza dubbio insolito - soprattutto per l'horror moderno -, ricco di spunti e riflessioni e per nulla banale, legato a questioni sociali come fu per Il serpente e l'arcobaleno e La casa nera di Craven, forse i due capisaldi di questo tipo di incursioni del terrore nell'ambito reale.
La delusione nasce principalmente dal fatto che, indiscutibilmente, Candyman non faccia paura: neppure quando viene chiamata in causa la leggenda dello specchio e del nome ripetuto cinque volte, o il fatto che lo stesso spirito vendicativo compaia soltanto a tre quarti della pellicola.
Senza contare un ritmo che pare più quello di una pellicola d'introspezione ed indagine interiore ed una cornice davvero molto, troppo legata al decennio cui appartiene, in grado di perdere nettamente il confronto con predecessori illustri come Nightmare o Hellraiser - per citare Clive Barker, produttore della pellicola e senza dubbio eminenza grigia della realizzazione della stessa -.
D'altro canto, però, il fascino di un "mostro" che agisce di fatto per vendetta di un sopruso mai dimenticato - e che ricorda cose più profonde ed importanti come 12 anni schiavo - ed una dimensione sociale assunta dalla pellicola rendono Candyman uno dei pochi esempi di horror "reale", in grado di investigare a proposito delle ansie e delle tensioni che, seppur in misura e modalità differenti, continuano a colpire la società a stelle e strisce ancora oggi.
L'indagine sul ghetto dal degrado enorme con la Sears Tower sullo sfondo di Helen rappresenta uno spaccato in grado di colpire anche a distanza di più di vent'anni il pubblico, forte delle esplorazioni nelle case popolari alla ricerca di quello che potrebbe essere ben più di uno spauracchio da leggenda metropolitana, e finisce per essere l'aspetto che più colpisce di una pellicola datata ma ugualmente efficace, forse non clamorosa come i suoi fan hardcore vorrebbero, ma meritevole di una visione non fosse altro che per un interesse sociale.
Del resto, il carattere urbano della pellicola ed un finale per nulla consolatorio rendono Candyman interessante quasi più a livello sociologico che non in quanto film horror - di fatto, la sceneggiatura non è propriamente il suo punto forte, sia in termine di scrittura che di spaventi, e non è molto diverso il discorso per quanto riguarda la regia -, e forse proprio per questo in grado di guadagnarsi una possibilità anche rispetto alla fetta di pubblico che con questo tipo di pellicole, di norma, non ha alcun legame.
Se non volete, dunque, rischiare di pronunciare cinque volte il suo nome di fronte ad uno specchio, quantomeno potrete considerare di indagare a proposito delle spaccature sociali che ancora affliggono una società moderna come la nostra.




MrFord




"I met him out for dinner on a Friday night
he really had me working up an appetite
he had tattoos up and down his arm
there's nothing more dangerous than a boy with charm
he's a one stop shop, makes the panties drop
he's a sweet-talkin', sugar coated candyman
a sweet-talkin', sugar coated candyman."
Christina Aguilera - "Candyman" - 




lunedì 27 luglio 2015

Il ragazzo della porta accanto

Regia: Rob Cohen
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 91'




La trama (con parole mie): Claire Peterson è una professoressa di liceo madre di un adolescente timido ed insicuro ancora scottata dalla separazione dal marito a causa dei ripetuti tradimenti di quest'ultimo.
Quando, nella casa accanto alla loro, viene ospitato dallo zio il giovane Noah, attraente ed apparentemente capace di dare sicurezza sia a Claire che a suo figlio, gli equilibri si rompono: a seguito di una notte di sesso, infatti, Claire finisce per pentirsi di aver ceduto alle lusinghe del ragazzo e tornare sui suoi passi, mentre Noah pare convinto che la storia con la donna abbia un futuro.
Le attenzioni di quest'ultimo, dunque, crescono fino a rasentare la psicopatia, e quando la sensazione è che il vicino possa diventare pericoloso, per i Peterson sarà troppo tardi, e l'inizio di un vero e proprio incubo: riuscirà Claire a proteggere figlio e marito dalla furia del rifiutato Noah?









E' curioso quanto facilmente un chissà quale masochismo estivo da calura e sambuca pre-pennica pomeridiana durante il giorno libero dal lavoro sia riuscito a convincermi a recuperare Il ragazzo della porta accanto, pellicola buona per il sabato sera - e forse anche pomeriggio - di Italia Uno pescata dall'oceano della rete diverse settimane or sono e rimasta in bilico tra l'hard disk ed il cestino fino alla conferma di un'uscita in sala anche qui in Italia, dunque tenuta buona per dovere di cronaca da buon blogger cinematografico - e non cinefilo, in questo caso, ovviamente -, ma tant'è: mi sono dovuto sciroppare un thrillerino esile e decisamente ridicolo con una Jennifer Lopez in piena crisi di mezza età pronta a lasciarsi andare ad uno pseudo pruriginoso lavoro che è riuscito a riportarmi alla mente l'abominevole Two mothers, poco plausibile e quasi sicuro partecipante alla sempre più ricca di titoli lotteria del Ford Award dedicato al peggio di questo duemilaquindici.
Come in ogni horror di bassa lega pronto a prestare il fianco a risate e critiche fin dalle prime sequenze in barba ad una qualsiasi logica, Il ragazzo della porta accanto inanella una sequenza impressionante di momenti WTF - ovviamente in negativo - tanto scombinati e trash da fare quasi simpatia, dall'entrata in scena di Noah che con un braccio tiene bloccata la porta del box di casa Peterson ai buchi enormi nello script - com'è possibile che il vecchio zio, adulto che dovrebbe fare da guida a Noah, sconvolto dalla morte dei genitori e segnato da problemi disciplinari nella vecchia scuola, sparisca per essere ricoverato giusto dalla scena successiva a quella in cui presenta il ragazzo, o che il nuovo istituto non sia a conoscenza dei trascorsi di atteggiamenti violenti dello stesso nuovo iscritto? -, per non parlare del fatto che la buona madre di famiglia Jenniferona from the block, ormonata a mille alla vista dei muscoli del ventenne re del bricolage e pronta a dargliela alla prima sbronza andata chissà perchè a smaltire a casa del ragazzo finisce per fare il passo indietro da figa di legno da subito, innescando il turbinio di psicosi in Noah, che lungi dall'essere giustificato - il fatto di essere scaricati, per quanto fisicati e prestanti e cool si possa essere, è un fatto umano che andrebbe messo in conto ed accettato come e forse più di un successo, e non progettare la morte di chi ha rifilato il due di picche - finisce per tramutare una delusione "d'amore" in una sorta di battaglia, per l'appunto, da horror - sempre scadente -.
Il vero peccato, in tutto questo, è vedere dietro la macchina da presa il mestierante Rob Cohen, da queste parti amato principalmente per il suo lavoro con Dragon - La storia di Bruce Lee e Daylight - Trappola nel tunnel, Dragonheart e, relativamente più di recente, il primo Fast and furious: posso capire il bisogno di lavorare e di avere il portafoglio gonfio, ma abbassarsi a dirigere schifezze di questo calibro mi pare troppo anche per chi, di fatto, è solo un artigiano come tanti nell'immensa industria del Cinema.
A conti fatti, comunque, direi che questo duemilaquindici giungerà alle classifiche di fine anno con un hype più alto legato al titolo che riuscirà a spuntarla nella lista dedicata al peggio che non rispetto alle pellicole migliori uscite nel corso della stagione: una cosa che, qui al Saloon, non si era mai verificata, e che apre scenari quasi spaventosi per i cinque mesi che ci separano da quel momento.



MrFord



"How can I ignore the boy next door
I love him more than I can say
doesn't try to please me
doesn't even tease me
and he never sees me glance his way."

Judy Garland - "The boy next door" - 






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