venerdì 24 febbraio 2017

Lion - La strada verso casa (Garth Davis, Australia/USA/UK, 2016, 118')





Esistono alcuni titoli dei quali si ha indiscutibilmente paura, per quanto possa suonare snob anche da parte di un pane e salame come me, soprattutto quando entrano a far parte della corsa agli Oscar, e trattano argomenti potenzialmente strappalacrime, e sono ispirati da storie vere: Lion - La strada verso casa appartiene indubbiamente alla categoria.
Uscito a ridosso dell'ultimo natale dalle nostre parti e lanciato verso ben sei candidature, il lavoro di Garth Davis pare riprendere quella che fu la "favola" di The millionaire senza che si possa contare sull'estro di Danny Boyle o sulla particolarità della narrazione della vicenda, con tutti i limiti del caso - non parliamo certo del filmone del secolo, nonostante ai tempi ebbe gran successo soprattutto rispetto all'Academy -, pur presentando una prima parte insolitamente sottotitolata - almeno per l'Italia - e particolarmente scorrevole e coinvolgente nonostante la scarsità di dialoghi, che è riuscita addirittura a riportare alla mente del sottoscritto cose decisamente grosse come Una tomba per le lucciole, prima di concedersi un'escalation che pare puntare dritta alle statuette più note del Cinema, in barba a chiunque potesse avere riserve su questo prodotto ibrido che mescola il tentativo di differenziarsi dagli States tipico della settima arte australiana e quello, al contrario, tutto emozioni forti e lacrima facile a stelle e strisce.
Un peccato, perchè tutto sommato Lion non è un film brutto come altri finiti nel giro Academy nel corso degli ultimi anni, o fastidioso, anzi, si lascia guardare e finisce per essere coinvolgente come ogni storia legata alla Famiglia - almeno per il sottoscritto - portata sullo schermo, non fosse per un eccesso di enfatizzazione e semplificazione della sceneggiatura nel corso della seconda parte, troppo dedicata alle scene madri così come ai dialoghi che ci si aspetterebbe dal classico drama di questo tipo che non a quanto potrebbe essere anche solo suggerito, finendo per banalizzare in parte una vicenda che ha risvolti sociali decisamente interessanti - come ricordato giustamente anche prima dei titoli di coda - e perde nettamente il confronto con le altre pellicole in gara per la statuetta del miglior film.
Il fatto, poi, di aver visto Lion - ottimo, occorre ammetterlo, l'utilizzo del titolo e del significato del nome del protagonista rivelato solo a film concluso - nello stesso giorno del ben più potente Moonlight non ha certo aiutato un Garth Davis decisamente più artigiano di Barry Jenkins, e non nel senso genuino e buono del termine, così come questo prodotto, letteralmente scomparso di fronte all'epopea di Chiron, per quanto di fiction contro eventi reali si possa trattare.
D'altro canto, per il pubblico occasionale e per chi ama le storie "da sala" pronte a regalare un certo tipo di emozioni Lion è il film perfetto, confezionato con perizia e pronto - inutile negarlo mostrandosi radical chic - e stuzzicare corde cui difficilmente si può resistere, dalle peripezie del piccolo Saroo nel momento del suo smarrimento a Calcutta fino alla parte finale, indubbiamente emozionante per quanto furba rispetto al riscontro dell'audience.
Se, dunque, siete in cerca di qualcosa che ricordi il già citato The Millionaire o Forrest Gump, che coinvolga tutti i membri della famiglia e faccia uscire dalla visione con la voglia di apprezzare ancora di più ciò che si ha, non resterete delusi: certo, d'altro canto, pensare a Lion accanto ad altri calibri decisamente grossi selezionati dall'Academy quest'anno, il risultato potrebbe risultare decisamente più simile a quello cui potrebbe ambire una pecora nella gabbia, per l'appunto, dei leoni.




MrFord




giovedì 23 febbraio 2017

Thursday's child







Nuova settimana di uscite e nuova puntata della rivalità ultimamente non così accesa tra il sottoscritto e Cannibal Kid, nella speranza che alcuni titoli che arriveranno in sala questa settimana possano rinverdire i fasti delle Blog Wars e non il clima di quasi accordo delle ultime settimane.
A meno che questi imminenti Oscar non compiano la magia di cambiare una delle lotte all'ultimo sangue più all'ultimo sangue della rete.


"Evvai! Ford ha battuto ancora una volta Cannibal!"



T2 Trainspotting

"Ford e Cannibal d'accordo!? Adesso nessuno esce di qui fino a quando non abbiamo scoperto come cazzo è possibile!"

Cannibal dice: Attesa alle stelle per il sequel di Trainspotting, uno dei sommi cult degli anni '90, il decennio più amato su Pensieri Cannibali e più detestato su White Russian. A smorzare l'entusiasmo c'è la consapevolezza che potrebbe essere un diludendo clamoroso. Questo rischioso seguito allora creerà dipendenza come il primo film, oppure manderà in overdose come una brutta scorpacciata di filmacci consigliati da Ford?
Ford dice: ai tempi della sua uscita e dell'ascesa a cult generazionale, avevo snobbato Trainspotting, visto come una specie di Graal da molti miei amici finti o veri alternativi che fossero allora, ma lo apprezzai parecchio qualche anno dopo, quando riuscii a vederlo con gli occhi di chi è più cresciuto, paradossalmente.
Il rischio di questo sequel è che sputtani proprio quel ricordo. Quello che spero, è che non lo faccia, e sia cresciuto insieme a chi lo ricorda come me. O perfino come Cannibal.

 

Jackie

"Non prestare i tuoi giocattoli a Ford e Cannibal. Quelli sono due mostri, te li rompono tutti."

Cannibal dice: E dopo il sequel di Trainspotting, ecco il nuovo film con protagonista Natalie Portman. Che questa sia la settimana cinematografica più cannibale dell'anno, e forse del decennio, per la gioia mia e la disperazione di Ford?
Ford dice: Pablo Larraìn è un regista che ha saputo, dopo un inizio pessimo almeno agli occhi del sottoscritto - il sopravvalutatissimo Tony Manero -, guadagnarsi uno spazio di tutto rispetto al Saloon.
Riuscirà a confermare tutto il buono con questa sua prima produzione "all-american"? Stando alle recensioni, potrebbe essere.
Io spero solo di non essere ancora una volta d'accordo con Cannibal in questo inizio anno.

 

The Great Wall

"Ford avrebbe preferito Stallone!? Adesso gli faccio cambiare idea a suon di frecce!"

Cannibal dice: Kolossal storico-action cinese che sembra costruito apposta per far felice Ford e per abbattersi (im)pietosamente contro il mio muro. Anche se lui probabilmente avrebbe ingaggiato Stallone, ma gli toccherà accontentarsi di Matt Damon. Io invece mi sa che passo... alla grande.
Ford dice: film che ho già visto e che sulla carta potrebbe rappresentare una fordianata spaziale, considerate l'action medievaleggiante e Zhang Yimou in regia.
Sarà andata davvero così? A breve la risposta.

 

Barriere

"Certo che quel Cannibal Kid ne spara, di stronzate, vero cara?"

Cannibal dice: Tra le barriere di Matt Damon e quelle di Denzel Washington, direi che preferisco queste ultime. Tra i film nominati all'Oscar 2017 di miglior film è uno dei pochi che mi mancano, ma vedrò di rimediare entro la notte delle stelle e bagnare così il naso a Mr. James Ford.
Ford dice: tra i nominati per il miglior film di quest'anno, Barriere è uno dei due che ancora mancano al mio appello.
Viaggiando però nel tempo tra quando scrivo queste righe e quando saranno pubblicate, dovrei averlo già visto in tempo per affrontare preparato almeno rispetto alle categorie principali la Notte degli Oscar.
A Cannibal Kid, invece, auguro una lunga notte senza Cinema. Per una decina d'anni almeno.


Beata ignoranza
 


Cannibal dice: Dall'alto della sua beata ignoranza, Ford bollerà facilmente questa come l'ennesima commediola italiana da evitare come la peste. Io che sono molto più illuminato e di larghe vedute, so invece che Massimiliano Bruno è uno che sa girare film non male e poi c'è Marco Giallini, dopo Perfetti sconosciuti e Rocco Schiavone idolo totale di Pensieri Cannibali, quindi la visione scatta quasi obbligatoria.
Ford dice: il Cinema italiano recente, per non so neppure io bene quale motivo, pare cominciare ad essere fin troppo sopravvalutato. Nonostante Marco Giallini, dunque, uno dei pochi nostrani in grado di mettere d'accordo il sottoscritto ed il Cucciolo Eroico, penso che salterò in attesa, chissà, di un recupero tappabuchi.

 

La marcia dei pinguini – Il richiamo

I pinguini abbandonano l'Antartide. Cannibal e Ford hanno deciso di trasferirsi tra i ghiacci.

Cannibal dice: Anche i documentari possono essere vittime della mania di fare sequel a tutti i costi? A quanto pare sì e così ecco che arriva il secondo episodio de La marcia dei pinguini, osannato docu premio Oscar da cui io ho sempre marciato alla larga, così come è bene fare ogni volta che nell'aria si sente puzza di fordianata.
Ford dice: ai tempi della sua uscita in sala, nonostante le strizzate d'occhio al grande pubblico grandi come un iceberg, trovai molto ben realizzato La marcia dei pinguini.
Inutile dire che un sequel, se non per raschiare il fondo del barile, non pareva proprio necessario.
Così come non pare necessaria la presenza di Cannibal in rete.

 

Bandidos e balentes – Il codice non scritto

"Un altro finito male per i consigli cinematografici di Cannibal!"

Cannibal dice: Thriller ambientato nella Sardegna degli anni '50 che lascio volentieri a Ford, ajò!
Ford dice: quando si parla di banditi, io sono sempre in prima fila. Questa volta, però, complice la Notte degli Oscar imminente ed il bisogno di contraddire sempre e comunque il mio rivale, credo rinfodererò le pistole e mi dedicherò ad altro.

 

mercoledì 22 febbraio 2017

Manchester by the sea (Kenneth Lonergan, USA, 2016, 137')




La vita, per chi la vive e per chi, soprattutto, la riflette attraverso canzoni, romanzi, film e finisce per confrontare fiction e realtà, non è per nulla una passeggiata.
A prescindere dai lieti fini, nulla da questa parte dello schermo è regalato, e spesso e volentieri si finisce per trovarsi a fare i conti con la durezza di un'esistenza che, d'altro canto, non smette neppure nel peggiore dei momenti di regalare almeno un pizzico di speranza, fosse anche il ricordo di qualcosa di intenso che abbiamo vissuto.
Ad un certo punto di Manchester by the sea, Lee, che ha una ferita che pochi uomini potrebbero sopportare dentro ed ha appena perso il fratello maggiore, per affrontare la questione della visita in obitorio del nipote sedicenne descrive la situazione più o meno così: "Non è come se dormisse, perchè non c'è, ma non fa neppure schifo".
Ricordo quando, ormai quasi vent'anni fa, morì mio nonno Gianni, quello dei Western che spesso mi è capitato di citare da queste parti: il giorno prima del funerale feci una visita alla camera mortuaria, e rimasi dentro la cella frigorifera solo con lui.
A dire il vero, non c'era nessuno, lì con me.
Eppure, notavo una strana e dignitosa compostezza nel cadavere, che non faceva apparire fuori luogo neppure il freddo glaciale che si sentiva al tatto.
Quasi come se stesse bene.
Il bello del lavoro di Lonergan, forse, è proprio questo.
Perchè un lutto non si può superare, o dimenticare.
Si incassa, ci si rialza, si va avanti.
Perchè se così non è, si finisce seppelliti.
Per come sono oggi, animo tra il lebowskiano ed il surfista, easy ogni volta possibile, casinista e compagnone, forse dall'esterno nessuno penserebbe che non passa giorno in cui non pensi alla piccola Agnese, o al mio amico Emiliano.
I lutti ti stendono, ed i segni che ti lasciano sono più profondi di qualsiasi ferita, o tatuaggio, o qualsiasi cosa si possa immaginare.
Eppure, con il sorriso, l'energia, la rabbia, i pugni aperti o chiusi, il bello di sentirsi vivi è sapere di poter continuare a lottare.
Manchester by the sea è così.
Quasi come se Ken Loach avesse attraversato l'oceano e si fosse concesso una gita in Massachussets, o il vecchio Clint avesse dato un paio di dritte a proposito di come si racconta il dolore senza alzare la voce, pur entrando nel cuore.
Poi, a mente fredda, mi importa relativamente del fatto che mi abbia intimamente conquistato più Moonlight, o che forse Michelle Williams è stata fin troppo incensata - in carriera ha fatto sicuramente di più -: perchè questo film è uno di quelli che parla impercettibilmente, e soltanto tempo dopo la visione finisci per accorgerti di quanto sia andato in profondità, tirando fuori fantasmi che non si pensava neppure di avere.
Ma che sono presenti, e mangiano e bevono volentieri con noi.
Perchè tutti abbiamo affrontato - o affronteremo, mettetevi l'anima in pace - un lutto, tutti avremo un momento in cui quel turbinio di pensieri ed emozioni parrà troppo grande per essere gestito, in cui il mondo parrà un ingombro, in cui cadremo.
Non tutti, però, sono in grado di rialzarsi. O quantomeno di provarci.
In questo senso, Manchester by the sea, tristezza e dolore permettendo, è un film pieno di vita.
E per un ingordo di vita come il sottoscritto, non può che andare alla grande così.
Quello che resterà, al massimo, sarà una cicatrice con la quale fare i conti ogni giorno che ci resta.




MrFord




martedì 21 febbraio 2017

Moonlight (Barry Jenkins, USA, 2016, 111')




Quanti dolori, piccoli e grandi, nasconde una crescita? Una vita?
Quanto momenti e situazioni ci paiono insormontabili ad un'età per apparire quasi uno scherzo ad un'altra? E quanto di come siamo stati o siamo diventati è influenzato da quello che abbiamo vissuto, dalla strada che abbiamo percorso?
Di norma, associamo i nostri ricordi o i momenti più importanti ad un momento, una canzone, un film, una fotografia, un colore che ci riportino a quando quella ragazza ci appariva il potenziale amore imperituro, o quello con cui passavamo i pomeriggi al parco a far finta di realizzare grandi sogni come il migliore amico di sempre e per sempre.
Eppure, ogni giorno che passa, pur rimanendo noi stessi, finiamo per essere sempre diversi, non tanto perchè cambiamo, quanto perchè, come cantava Bowie, "Time may change me".
O meglio, quello che il tempo ci porta.
Ai tempi dei primi due anni delle superiori - credo i peggiori che abbia vissuto nella vita, in termini intimi e personali - ero timoroso, chiuso e timido, reagivo solo lasciando trapelare in parte la rabbia che provavo dentro, ero il più basso della classe ed un vero fuscello.
Ricordo quando una volta, mentre eravamo in palestra, venne a cercarmi la compagna che mi piaceva di più: i miei "amici" di allora, altri sfigati come me, si prodigarono in buffetti e complimenti, e quando fummo soli, lei non fece altro che chiedermi gli appunti di non ricordo pure quale materia, senza neppure sforzarsi troppo a farmela in qualche modo annusare.
Chi funzionava, allora - considerato lo standard della classe in cui ero -, era un ragazzo che faceva soldi presumo spacciando fumo in zona, che nei tre anni che condivisi con lui mi regalò solo due quasi magie, consigliando ad una ragazza che mi piaceva di mettersi con me - e pensare che io lo detestavo, e cercavo di parlarci il meno possibile - ed una testata in faccia al leccaculo della classe, al terzo anno.
Ricordo anche che, proprio in quel periodo, ebbe un terribile incidente in motorino: stampelle per mesi, denti rotti, diverse fratture. E ricordo che non fui dispiaciuto. Anzi.
Qualche anno fa, per caso, ci incontrammo a Milano la vigilia di natale.
Era imbolsito, aveva perso i capelli, zoppicava ancora e di sicuro non era diventato il boss della droga neppure di una qualche zona di periferia.
Chi mi conosce ora, invece, quasi non crede che io sia ancora quel ragazzino.
Ora che cerco di trasformare la rabbia che avevo in pazienza nello spiegare ai Fordini tutto quello che posso in modo che possano pensare di aver ricevuto qualcosa da me, ed evitarsi almeno qualcuno tra quei momenti in cui ti senti così profondamente sbagliato.
Ora che ho venticinque centimetri e trenta chili in più, i tatuaggi, un certo look, e finisco per risultare, almeno per chi non mi conosce, l'apparente spacciatore.
Nel corso della visione di Moonlight mi sono specchiato in Chiron e ritrovato in Juan, ho odiato Paula e pensato che, fossi stato proprio Chiron, non mi sarei limitato - SPOILER - ad aggredire il bullo che mi perseguitava: l'avrei ammazzato, quel sacco di merda, non avendo niente da perdere.
Nel corso della visione di Moonlight ho visto un "giovane" regista - siamo praticamente coetanei - raccontare una storia con una passione straripante, che prescinde lo stile jazz della narrazione, la fotografia ed i colori.
Nel corso della visione di Moonlight, ho rivisto e sentito tutto il carico da novanta di cose come Guida per riconoscere i tuoi santi.
Le cose che conoscono tutti quelli che si sono dovuti guadagnare, a prescindere dai drammi, ogni pezzetto minuscolo di ciò che sono, anche quando, per farlo, hanno dovuto diventare "cattivi".
Nel corso della visione di Moonlight ho pensato, per un attimo, che non ci sarà gara tra un titolo come questo e cose enormi come Arrival e La La Land.
Eppure, cazzo.
Questo film ha i muscoli.
E se li è tutti guadagnati.
Ed è giusto coccolarlo, abbracciarlo, toccarlo, sentirlo.
Perchè sono cose che chi ha fatto un certo percorso non lascia fare a quasi nessuno.




MrFord




lunedì 20 febbraio 2017

Sleepless - Il giustiziere (Baran Bo Odar, USA, 2017, 95')




Ormai è storia più che vecchia il fatto che da queste parti gli action movies, soprattutto di stampo crime e poliziesco, siano praticamente di casa, partendo in una certa misura avvantaggiati rispetto a qualsiasi altra pellicola - specialmente quelle radical - quando si tratta di solleticare i più reconditi piaceri cinematografici del sottoscritto.
Purtroppo, però, è sempre più raro incontrare titoli che possano eguagliare il livello di miticità - per dirla come Po - di quelli che sono stati indiscutibilmente i cult della mia infanzia, e solo raramente produzioni attuali riescono a rinverdire i fasti del decennio per eccellenza delle tamarrate, e parlo ovviamente degli indimenticabili eighties.
Negli ultimi anni, Expendables a parte, i riferimenti che più facilmente tornano alla mente sono quelli di John Wick - sono in trepidante attesa per il sequel - e The equalizer, due vere e proprie chicche che non mi hanno fatto per nulla rimpiangere l'epoca d'oro di Schwarzy, Sly, Van Damme e Kurt Russell, e che sono anni luce distanti da robetta come questo Sleepless: devo ammetterlo, le premesse in questo caso non erano per nulla buone già dal trailer, che puzzava di già visto lontano un miglio e rievocava inquietanti atmosfere da serial proposto sui canali Mediaset il sabato sera forse neppure in seconda serata, con una trama più che telefonata ed una scelta di casting che, inesorabilmente, rispetto agli spettatori più navigati - di recente è accaduto anche con La ragazza del treno, ma ne parlerò prossimamente - fondalmentalmente rivela qualsiasi possibile twist previsto nel corso dell'evoluzione della stessa.
Come se non bastasse, optando per il serioso Jamie Foxx come protagonista - lo preferisco di gran lunga nel ruolo di cazzaro come nell'ottimo Ogni maledetta domenica o dell'outsider come in Collateral - finiscono inesorabilmente morte e sepolte tutte le speranze di una visione spensierata e sopra le righe, a prescindere dal fatto che tutto fosse la riproposizione in salsa ammeregana di un film francese di respiro ben più autoriale, lasciando spazio al consueto prodotto gettato nella mischia sperando nel successo al botteghino - che, a quanto pare, non si è riscontrato, malgrado il finale aperto che lascia presupporre la realizzazione di un sequel - che non dice nulla di nuovo e riprende (male) il vecchio.
Un film che non risulta brutto o particolarmente fastidioso per qualche motivo in particolare, ma piuttosto così noioso ed anonimo da far quasi dimenticare che si tratta di una proposta action che dovrebbe tenere inchiodati alla poltrona lasciando liberi solo per saltare nei momenti di maggior tensione, che considerato tutto è forse peggio rispetto a tutte quelle volte in cui un titolo dal quale ci si aspettava qualcosa di buono finisce per scatenare una tempesta di bottigliate.
Con il nuovo anno mi sono ripromesso, dunque, di punire severamente tutti i prodotti inutili pur se non necessariamente brutti, e questo Sleepless è indubbiamente parte del novero, tanto che, considerati i ritmi scellerati di sveglie notturne della Fordina - noi Ford sì che siamo Sleepless, in questo periodo -, se non l'avessi visto a cavallo di un pranzo in solitaria ma in una qualsiasi serata sarei probabilmente crollato senza preoccuparmi troppo della prevedibile vicenda di Jamie Foxx e soci.
E non mi sarei perso nulla che meritasse di sacrificare del sonno ristoratore.




MrFord




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