sabato 25 ottobre 2014

Kristy

Regia: Oliver Blackburn
Origine: USA
Anno: 2014
Durata:
86'





La trama (con parole mie): Justine, un'universitaria con problemi di soldi impossibilitata a fare ritorno a casa per il Giorno del Ringraziamento, finisce per restare sola nel campus nel pieno delle vacanze. Dopo essersi goduta l'isolamento forzato e concentrata sullo studio, la ragazza decide di passare la serata della Festa mangiando schifezze e condividendo le stesse con le guardie di sicurezza del campus: quando, al market più vicino alla facoltà, viene avvicinata da una misteriosa fanciulla che non tarda a ribattezzarla Kristy, tutto cambia.
La giovane, infatti, è a capo di un gruppo che si diletta a prendere di mira, cacciare, uccidere e filmare persone da loro ritenute bersagli, simboli di qualcosa che odiano e desiderano distruggere.
Da quel momento in poi per Justine inizia una notte da incubo, attraverso la quale dovrà passare lottando con le unghie e con i denti per la propria vita.








Come tutti noi ben sappiamo - e ormai, purtroppo, appassionati e non - l'horror è senza dubbio ben lontano dal vivere una delle sue stagioni migliori, ed i titoli davvero interessanti - o almeno in parte tali - finiscono per essere merce sempre più rara, almeno quanto la sensazione di tensione e terrore provata nel corso della visione di una pellicola.
Non troppo tempo fa, grazie ad un paio di segnalazioni venute dalla blogosfera - sempre utilissima per scovare le purtroppo numerosissime opere che non vedranno, probabilmente, mai la luce, sala o home video che sia, in Italia - è giunto all'attenzione del Saloon questo Kristy, prodotto low budget - considerato lo standard a stelle e strisce - che ripesca dal bacino del survival e del thriller, cercando di mescolare le memorie dei vari Non aprite quella porta a cose strepitose come Eden Lake.
Senza dubbio siamo ben lontani dal valore di entrambi gli esempi appena citati - veri e propri cult -, eppure il lavoro di Oliver Blackburn funziona come pochi che siano capitati da queste parti negli ultimi mesi, riesce a trarre da uno spunto tutto sommato già sentito - il gruppo di psicopatici in caccia della protagonista solo apparentemente indifesa - un buon prodotto d'intrattenimento in grado di inquietare e sfruttare al meglio il setting - un campus universitario all'americana, con tanto di aree lounge, piscina, biblioteca e chi più ne ha, più ne metta possiamo solo sognarci qui - senza appesantire troppo il risultato finale grazie ad un ottimo ritmo, belle trovate - anche se telefonata, quella del "firework" dell'epilogo è davvero efficace -, un minutaggio giusto per questo tipo di titoli ed un approccio assolutamente senza pretese - se non, anche se solo in parte, nella spiegazione della natura delle aggressioni, forse agganciata nella speranza di poter lavorare ad un eventuale sequel in caso di successo ripercorrendo, di fatto, più le orme del recente brand dedicato a La notte del giudizio che non ad altri horror -.
Complice di questo successo - almeno considerate le premesse - sicuramente anche il cast, decisamente azzeccato sia per quanto riguarda la protagonista Haley Bennett che per l'inquietante leader della setta di aggressori Ashley Green, che finalmente abbandona i panni inguardabili della sensitiva della saga di Twilight per regalare al pubblico brividi veri, che tutti gli sbiaditi vampiri della nuova generazione possono solo sognare di procurare.
Interessanti anche gli sgherri mascherati della ex succhiasangue, caratterizzati benissimo nonostante, di fatto, non mostrino il proprio volto: certo, non tutte le cose funzionano alla perfezione - soprattutto in fase di scrittura -, eppure il risultato e l'impegno ci sono tutti, ed alcuni passaggi convincono senza ombra di dubbio - il supermarket iniziale, il confronto nel locale delle docce -, finendo per portare Kristy su un piedistallo rispetto a quelle che sono state le proposte di genere che ci sono toccate nel corso di questo duemilaquattordici decisamente scialbo, da questo punto di vista.
In un certo senso, si potrebbe dire che Blackburn sia riuscito a cogliere il fascino dello stile "fuori orario" pur non avendo ancora le carte in regola per giocarsela artisticamente a quei livelli - straordinari, nel caso dell'inarrivabile filmone di Scorsese -, sfruttando le sue carte al meglio e, se non altro, stuzzicando gli spettatori abbastanza affinchè salisse la curiosità di vederlo in azione di nuovo.
Considerati un campus deserto, mezzi limitati, un guardiano notturno interpretato da uno dei residuati del magnifico Six Feet Under, direi che si è già superata di parecchio la promozione.



MrFord



"I wake up
my shoulder's cold
I've got to leave here
before I go
I pull my shirt on
walk out the door
drag my feet along the floor
I pull my shirt on
walk out the door
drag my feet along the floor."
Vampire Weekend - "Campus" - 




venerdì 24 ottobre 2014

I funerali della Mamà Grande

Autore: Gabriel Garcia Marquez
Origine: Colombia
Anno: 1962
Editore: Mondadori





La trama (con parole mie): attorno a Macondo, leggendario villaggio che ospiterà - anche se, temporalmente, qui ci ritroviamo decine di anni dopo quelle vicende - la storia dei Buendia di Cent'anni di solitudine, ruota un piccolo universo di umanità, miserie, vite spezzate e sogni vissuti ed infranti tipico della ribollente esistenza di noi ospiti della Terra.
Otto racconti illustrano altrettante storie unite dalla località in cui si svolgono, bagnate dal sudore di un caldo soffocante, visioni mistiche e profonda ed impietosa realtà: e dall'orgoglio della madre di un giovane ladro ucciso ai funerali in pompa magna della Mamà Grande, la più grande proprietaria terriera della zona, assistiamo alla costruzione di quelle che saranno le fondamenta dell'immaginario e dello stile di uno dei più grandi Autori del novecento.








Senza dubbio Garcia Marquez è stato uno degli Autori fondamentali della formazione di lettore e non solo del sottoscritto fin dai tempi della prima superiore, quando Cent'anni di solitudine mi lasciò senza parole, come ipnotizzato dalla bellezza struggente del realismo sfrenato che incontra la forza dei sogni e della passione.
Da anni, però, il buon vecchio Gabo non faceva capolino da queste parti - se non per la versione in una sola tavola a fumetti alla quale lavorai con un mio vecchio compare disegnatore e non solo, leggasi Tom, che prevedeva una riduzione proprio dell'opera più famosa dello scrittore colombiano -, e per celebrare in qualche modo la sua recente scomparsa ho deciso di recuperare dalla libreria un volumetto di racconti che, ai tempi, ricevetti in regalo da mio padre - che nella sua vita avrà letto si e no una decina di libri - nel mio periodo di pieno fervore letterario.
In realtà le otto piccole perle che compaiono in questa raccolta furono portate sulla pagina da Marquez prima ancora che venisse iniziata la stesura di quello che è universalmente noto e celebrato come il suo Capolavoro, nonostante molti riferimenti allo stesso siano già presenti - l'ambientazione a Macondo, successiva alle vicende dei Buendia, e le numerose citazioni di Aureliano -, quando ancora il vecchio Gabriel non era considerato come uno dei nomi più importanti della Letteratura moderna e, neppure trentenne, si affacciava solo in parte sulla scena internazionale.
Benchè in una certa misura acerbi e privi di una direzione precisa, comunque, i brevi scritti de I funerali della Mamà Grande mostrano già il talento assolutamente gigantesco di questo narratore, al quale basta una singola frase per mandare al tappeto senza possibilità di replica - ed in questo caso mi ricorda molto un altro grande, Fabrizio De Andrè, che in qualche modo potrebbe essergli associato anche nell'approccio alla materia umana - e che sfodera momenti assolutamente magici come quelli legati alla madre e alla figlia in treno nel primo racconto o alle visioni del parroco di Macondo della venuta dell'Ebreo errante, in grado di coesistere in un universo di parole tanto articolato e complesso quanto semplice, diretto e di pancia.
I ricordi dell'infanzia ad Atacama del romanziere si mescolano dunque alla materia "di cui sono fatti i sogni" regalando al lettore un viaggio vero e proprio grazie al quale non solo è possibile confrontarsi con le anime umane in molte delle loro sfumature - siano essere bieche o salvifiche -, ma anche osservare quanta magia può nascondersi anche nel quotidiano: e dal costruttore di gabbie per uccelli pronto a regalare ad un bambino capriccioso figlio di un potente la sua opera migliore alla Mamà Grande, celebrata da un Paese intero - e non solo - nell'ultimo racconto, assistiamo partecipi ad una parata di miseria e nobiltà, calore passionale e fredda solitudine, sudore e sangue, voracità e volontà di illuminazione quasi ascetica.
Come per magia, tra queste pagine, si finisce per ritrovarsi su un'amaca, nel pieno della siesta in un pomeriggio ardente nel cuore dell'America Latina, o all'ombra di stanze che custodiscono segreti e generazioni di Storia, o tra le lenzuola del letto di una donna che potrebbe rubarci il cuore o imprigionarci per sempre in una gabbia neppure troppo dorata: questa è la magia di cui è capace un narratore di razza, che per quanto ancora non all'apice della sua maturità ipnotizza come pochi altri hanno saputo, sanno e sapranno mai fare.
Nelle sua parole coesistono la forza dell'esperienza e l'arte del sogno.
E non è un binomio facile da incontrare: che si tratti delle strade polverose di Macondo, nel pieno di una visione apocalittica, all'apice di un orgasmo o tra le braccia avvolgenti dei ricordi di una vita intera.




MrFord



 
"Che ci fanno queste anime
davanti alla chiesa
questa gente divisa
questa storia sospesa
a misura di braccio
a distanza di offesa
che alla pace si pensa
che la pace si sfiora."
Fabrizio De Andrè - "Desamistade" - 






giovedì 23 ottobre 2014

Thursday's child


La trama (con parole mie): finalmente, dopo mesi di carestia cinematografica in sala nel corso dei quali occorreva quasi elemosinare anche un solo titolo interessante a settimana, a questo giro finiamo per averne addirittura due, uno fracassone ed uno molto indie. Quasi il dio della settima arte avesse cercato di soddisfare sia il sottoscritto che il suo eterno rivale Cannibal Kid.
Riusciranno i due titoli in questione a colpire i due tenutari di questa rubrica, e magari perfino metterli d'accordo? Solo il tempo - e le visioni - ce lo diranno, nella speranza che l'accordo stesso non sia quello di massacrare anche queste potenziali bombe.


"La vuoi sapere una cosa, ragazzino? Guidi molto meglio di Ford!"


Guardiani della Galassia

Ebbene sì: anche il Cucciolo Eroico è diventato un Expendable, dopo la cura di Ford!

Cannibal dice: Il successo più clamoroso dell'annata negli Stati Uniti arriva anche dalle nostre parti. Riusciranno i Guardiani della Galassia a risollevare pure i botteghini italiani che, a parte i successi di Lucy e Colpa delle stelle, non stanno vivendo un periodo particolarmente fortunato? Lo scopriremo presto, per l'eccitazione di Ford che non vede l'ora di gustarsi un film da perfetto 12enne, e per la mia indifferenza. Come per tutti i filmetti della Marvel personalmente non nutro grosse aspettative, ma questo potrebbe regalare maggiori risate. Spero allora sia un film più Misfits/Kick-Ass che Iron Man/The Avengers, ovvero più cannibalesco e meno fordiano.
Ford dice: finalmente, dopo settimane e settimane di stronzatine da teen cannibali, un bel film fracassone con tanto di supereroi e wrestlers - Batista nel ruolo di Drax il distruttore - dalla risata facile che dovrebbe essere una sorta di ponte ideale tra il primo ed il prossimo Avengers.
Ovviamente non vedo l'ora, ed ovviamente non vedo l'ora che il mio antagonista soffra come un cane nel corso della visione e della recensione.



Boyhood

"Non ti preoccupare, Peppa, ti faccio un bel taglio alla moda!" "Alla moda di quando, Ford? Del secolo scorso!?"
Cannibal dice: Uno dei progetti cinematografici più ambiziosi degli ultimi anni per uno dei film più promettenti dell'anno. 12 anni schiav... ehm, 12 anni di lavorazione per una pellicola che ci racconta il passaggio di tale Mason dalla fanciullezza fordiana all'adolescenza cannibale. L'ottimo Richard Linklater avrà firmato davvero un capolavoro, come si dice in giro, oppure l'hype creato porterà a un diludendo?
Ford dice: ho già sentito parlare di questo film e dell'ambizioso progetto di Richard Linklater. Onestamente, fino allo scorso anno non mi sarei scomposto troppo, ma dopo lo splendido Before midnight ed il recupero della trilogia dedicata alla coppia Hawke/Delphy, nutro grande fiducia in Boyhood.
Speriamo solo che il buon Richard non faccia il Cannibal e non mi deluda. Altrimenti saranno bottigliate!


The Judge

"Non provare mai più a dire che io e Ford abbiamo la stessa età: lui è molto più vecchio!"
Cannibal dice: Mentre i nuovi eroi della Marvel cercano di far dimenticare Iron Man, pure Robert Downey Jr. tenta la stessa impresa, con questo The Judge. Il film si preannuncia come un legal-drama ammerecano realizzato con grande professionalità. Una pellicola sicuramente guardabile, più difficilmente imperdibile. Per sapere comunque con certezza come sarà bisognerà attendere il severo giudizio cannibale, di certo più spietato rispetto a quello del buonista giudice Ford.
Ford dice: i film ammeregani patinati, di tanto in tanto, funzionano, soprattutto per le serate da divano da occupare con il minor impegno possibile. Downey Jr. mi è sempre stato simpatico, e i legal-drama hanno sempre esercitato una sorta di malsano fascino sul sottoscritto.
Direi quindi che una possibilità la concederò, seppur con il beneficio del dubbio.
A Peppa Kid, invece, non darei neppure la minima chance.


Soap Opera

"Forse non dovevamo metterci in mezzo ad una Blog War!"
Cannibal dice: Sto male al solo pensiero di vedere un altro film con Fabio De Luigi. Una volta mi stava parecchio simpatico, parlo dei tempi di Mai dire gol, ma da quando ho visto il terrificante La peggior settimana della mia vita non riesco a immaginare di guardare ancora qualcosa con lui come protagonista. Pure qui ritorna a fare coppia con Cristiana Capotondi, una che devo dire rivedo sempre e comunque volentieri. Ma qui no, perché insieme a loro c'è pure l'odioso Abatantuono e i soliti comici di Zelig a caso, in questo caso Ale e Franz.
Ma perché, Ale e Franz esistono ancora?
Ormai sono più passati di moda di Cannib-Ale e Ford.
Ford dice: agghiaccianti. Ho solo questa parola, per le operazioni commerciali giocate su comici o presunti tali italiane. Come se non bastasse, ad un Abatantuono sempre più in crisi, si aggiungono l'ormai insopportabile De Luigi e i già da parecchio insopportabili Ale e Franz.
Ci mancava il Cannibale, per rendere il quadretto assolutamente agghiacciante.


Buoni a nulla

"Vanno dicendo in giro che questo è un film!" "Mi sa che tu le spari più grosse di Cannibal, amico mio!"

Cannibal dice: Altra commedia italiana, altra roba che si preannuncia buona a una sola cosa. Far ridere?
Sì, ma solo involontariamente. Come Ford.
Ford dice: altro film italiano. E altro film buono a nulla. Come Cannibal.


Il sale della terra
"Questa foto l'ho scattata ai tempi di Ford." "Esistevano già le macchine fotografiche!?"

Cannibal dice: Il titolo di questo documentario co-diretto da Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado evoca spiacevoli ricordi, quelli dell'inascoltabile canzone di Ligabue, il cantante preferito di Ford dopo brus sprinsti. Il risultato pare sia però più dalle parti di Terrence Malick e quindi le cose si potrebbero fare interessanti. Piacevolmente interessanti per me, spiacevolmente per Ford!


Ford dice: i documentari mi intrigano parecchio, e Wenders mi è sempre - o quasi - piaciuto molto. Nonostante, dunque, l'approccio molto radical potrei comunque concedere una possibilità. Cosa che non farò certo con il mio nemico, soprattutto dopo l'agghiacciante lista che è riuscito a propinarmi nella recente Blog War.


mercoledì 22 ottobre 2014

Sex tape - Finiti in rete

Regia: Jake Kasdan
Origine: USA
Anno: 2014
Durata:
94'





La trama (con parole mie): Annie e Jay sono sposati da una decina d'anni, vivono felicemente con i loro due figli e portano avanti le loro carriere - lei mommy blogger di successo, lui nel settore musicale - ricordando quasi ironicamente i tempi in cui il sesso era la parte più importante delle loro giornate e del rapporto.
Quando, proprio per rinverdire i fasti del passato, i due decidono di sfruttare una nottata di solitudine per dedicarsi ad una maratona di sesso riprendendosi con il nuovissimo Ipad di Jay, ha inizio il dramma: tramite una app che permette di condividere contenuti e playlist il video viene spedito in lungo e in largo a parenti ed amici, costringendo la coppia a vivere una vera e propria avventura per cercare di impedire che il filmato con loro protagonisti divenga un must a partire dalla cerchia dei conoscenti.
Riusciranno nell'insolita impresa senza cedere all'ansia e sfruttando la situazione per ritrovare l'intesa tra le lenzuola dei tempi d'oro?








Nell'ambito del Cinema usa e getta, quello da multisala il sabato o la domenica pomeriggio, esistono, di fatto, due grandi tipologie di film in grado di raccogliere il grande pubblico e fornire l'alibi giusto per il cervello degli "intenditori" nelle serate di stanca eccessiva: i popcorn movies e i titoli spazzatura.
I primi, tendenzialmente tamarri e sopra le righe, finiscono per essere una sorta di segnale inviato ai neuroni che dichiara la chiusura momentanea delle attività cerebrali per una serata senza impegno, nel corso della quale le preoccupazioni maggiori consisteranno nello scegliere l'alcolico che accompagnerà la visione e se sarà più il caso di buttarsi sul gelato o le patatine.
I secondi, invece, sono putroppo quello che sono.
Titoli buoni giusto per sfogare la propria "ira critica" o pensare che, se fossimo aspiranti registi, ci sarebbe davvero speranza per tutti.
Purtroppo per il sottoscritto e la sua volontà di cercare un pò di riposo a seguito di giorni pieni tra lavoro, l'inizio dell'esperienza al nido del Fordino e gli impegni quotidiani, Sex tape - Finiti in rete finisce senza neppure pensarci due volte nella seconda categoria.
Considerato che dovrebbe trattarsi di una commedia romantica in stile Apatow e che avrebbe almeno in parte pretese rispetto all'essere divertente, la pellicola diretta dal figlio d'arte Jake Kasdan si rivela un fallimento su tutta la linea: banale, prevedibile, mai divertente, pseudo alternativa con strizzate d'occhio al concetto di famiglia disfunzionale tanto caro al Cinema indie - soprattutto USA -, questa robetta è stata un vero e proprio patimento che neppure l'ironia rispetto ad una fase della vita che in casa Ford si sta vivendo in prima persona - gli impegni genitoriali e lavorativi che finiscono per togliere spazio all'irruenta passionalità selvaggia dei primi tempi che si passano insieme a quella che si pensa sia e si spera poi diventi la persona della propria vita - ed un paio - ma giusto un paio - di battute divertenti potevano sperare di salvare.
In effetti, non ce l'avrebbe fatta neppure un porno amatoriale della sempre in forma protagonista Cameron Diaz gentilmente offerto per il piacere del pubblico maschile a rendere credibile e piacevole questa versione in minore e totalmente inutile di Questi sono i 40, la cui visione potrebbe essere paragonabile ad uno di quegli appuntamenti in cui non vedi l'ora che sia tutto finito per andartene a casa o rimanere in giro da solo per essere te stesso e goderti davvero la nottata.
Perfino le piccole parti di Rob Lowe - che dopo i recenti Behind the candelabra e A normal heart pareva diventato una garanzia - e di un'ormai sbiadita copia di se stesso Jack Black riescono a salvare un titolo tra i più tristi di questa seconda parte dell'anno, incapace di trovare un significato sia come divertissement che come spunto per una qualche riflessione sui rapporti di coppia o in famiglia celata dietro una maschera da commedia slapstick Anni Zero.
Non mi pare neppure giusto scrivere che sia stato un peccato, anche perchè le aspettative erano basse e la blogosfera aveva già parlato - e con una certa coesione, in merito al giudizio - bocciando pienamente l'intera operazione: più che altro resta l'ennesima conferma di un anno cinematografico decisamente fiacco, partito con grandi prospettive e finito, dalla primavera in poi, in una palude di proposte delle quali si sarebbe fatto francamente a meno.
Un pò come di questa solo apparentemente simpatica ricerca priva di logica e mordente dei due improvvisati attori porno casalinghi.



MrFord



"Let's go, don't wait, this night's almost over
honest, let's make this night last forever
forever and ever, let's make this last forever
forever and ever, let's make this last forever."
Blink 182 - "First date" - 



martedì 21 ottobre 2014

Joe

Regia: David Gordon Green
Origine: USA
Anno: 2013
Durata:
117'




La trama (con parole mie): Joe è un ex detenuto di mezza età dedito all'alcool e al duro lavoro, un uomo tutto d'un pezzo pronto ad aggredire la vita e chi gli mette i bastoni tra le ruote senza pensarci due volte. Quando Gary, un quindicenne dall'incrollabile voglia di scrollarsi di dosso le violenze del padre - il vagabondo alcolizzato Wade - e cercare di costruirsi un futuro chiede un impiego allo stesso Joe, l'uomo si ritrova in qualche modo coinvolto affinchè il ragazzo possa crescere nel migliore dei modi, ed essere premiato per la fatica che è disposto a fare per raggiungere il suo scopo.
Ma la realtà nella provincia perduta non sempre è facile da digerire e cambiare, e dunque Joe e Gary si troveranno a dover fare fronte comune affinchè i danni siano limitati al minimo e possa, una volta che la polvere si sarà posata ed i conti con Wade saranno saldati, ancora esserci una speranza.








Essere d'esempio a qualcuno, che si tratti di un allievo, un amico, un dipendente, una persona che condivide con noi almeno un pezzo di strada, è una delle cose più complicate con la quale confrontarsi.
Ancor di più se l'essere d'esempio riguarda i figli: questo perchè, nonostante di norma e per consuetudine sociale si tende a nasconderli bene, i nostri difetti finiscono e finiranno inevitabilmente per influenzare in una certa misura chi raccoglierà, volente o nolente, la nostra eredità da queste parti.
Fare da padre - o da madre, ovviamente -, inoltre, a qualcuno che figlio nostro non è risulta ancora più difficile: nel corso della mia vita, ho potuto vivere tre esempi di questo tipo di situazione, ed in tutti e tre i casi sono rimasto ammirato e stupito dalla forza che i loro protagonisti hanno mostrato decidendo di portare sulle loro spalle il peso della responsabilità legata alla crescita di figli non propri.
Uno è stato mio nonno, lo stesso dei western, quello cui devo, probabilmente, anche parte dell'amore per il Cinema, una mia suocera ed il terzo un collega e "vicino".
Quando penso a loro, ed alla mia condizione di padre, penso che non tutti sarebbero in grado di avere certe palle.
Joe è un film - ed un personaggio - con queste palle.
Non è il "Killer" predatorio e senza pietà di Friedkin, quanto più - per rimanere legati ad atmosfere molto simili ed allo stesso protagonista, Matthew McConaughey - una versione adulta ma non meno problematica di Mud: l'incontro con il giovane Gary - interpretato dall'intenso Tye Sheridan, che fu spalla del già citato McConaughey sempre in Mud - smuove infatti il protagonista di questa pellicola ruvida e passionale verso territori che, forse, non avrebbe mai pensato di esplorare, abituato a badare fondamentalmente soltanto a se stesso, seppur dotato di un animo da cavaliere improvvisato pronto a soccorrere chiunque ne abbia bisogno, ed abbia il suo rispetto.
Joe - cui presta volto ed una dirompente fisicità un ottimo Nicholas Cage - è una vicenda di confine, ennesimo ritratto dell'America "persa tra il nulla e l'addio" che dal primo Malick ai più recenti lavori di Nichols, passando per le canzoni di Bruce Springsteen è divenuta parte anche dell'immaginario di tutti noi da quest'altra parte dell'oceano, che al contempo ci ritroviamo affascinati da questa sorta di mitologia a metà tra la malinconia e l'esplosività, gli spazi sconfinati e la mancanza di prospettive.
Non è un film perfetto, soprattutto in fase di scrittura e di post produzione, e non può essere considerato all'altezza dei due pezzi da novanta che ho sfruttato per introdurlo, eppure rappresenta senza dubbio uno dei viaggi nel cuore degli USA della provincia profonda più interessanti e coinvolgenti delle ultime stagioni, un cane da battaglia pronto a mordere alla gola lo spettatore con il suo piglio senza fronzoli e legato ad una realtà che non deve avere molto dell'american dream, così come è raccontato anche in pellicole come Out of the furnace, Shotgun stories ed in una certa misura più autoriale nel recente Nebraska.
David Gordon Green, autore dello spassosissimo Strafumati - che è uno dei miei cult assoluti della Apatow generation, nonchè dei buddy movies da serata di sbronza senza ritegno -, pare aver ingranato la marcia in più che potrebbe portarlo tra i volti più interessanti del Cinema indie di confine statunitense, regalando a Nicholas Cage, divenuto negli ultimi tempi simbolo di quasi ovvie tamarrate di grana grossa uno dei ruoli più interessanti degli ultimi dieci anni di carriera che, tra le altre cose, l'attore veste come un guanto dall'inizio alla fine.
Per quanto scostante, iroso, minaccioso, senza dubbio imperfetto, uno come Joe lo si vorrebbe sempre dalla propria parte. Perchè Joe è come un cane, fedele alla sua Natura fino alla fine.
Ed in un certo senso, lo è anche Wade.
E troppo spesso e volentieri, si sa, i cani finiscono per essere decisamente migliori degli uomini.
A meno che non si sia uno come Joe, che "almeno per quanto mi riguarda, era davvero un brav'uomo".



MrFord



"Hey Joe, where you goin' with that gun in your hand?
Hey Joe, I said where you goin' with that gun in your hand?
Alright. I'm goin down to shoot my old lady,
you know I caught her messin' 'round with another man.
Yeah,! I'm goin' down to shoot my old lady,
you know I caught her messin' 'round with another man.
Huh! And that ain't too cool."
Jimi Hendrix - "Hey Joe" - 



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