giovedì 24 aprile 2014

Thursday's child


La trama (con parole mie): continuano le settimane tutto sommato anonime di uscite in sala, parallele al mutamento che, a brevissimo, dovrebbe ulteriormente cambiare look alla rubrica tenuta dal sottoscritto e dal suo antagonista numero uno Cannibal Kid a proposito dei nuovi titoli proposti in tutto il Bel Paese - o quasi -. Nel corso del weekend imminente la parte dei leoni toccherà al nuovo blockbuster made in Marvel e alla seconda parte dell'affresco tutt'altro che stimolante firmato da Lars Von Trier. A voi la scelta. Un pò come tra WhiteRussian e Pensier Cannibali.

"Cannibal, mi dispiace: Ford ti ha prenotato una visita della prostata."

The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro


Ford dice: tra i tanti eroi Marvel, Spider Man è sempre stato il mio preferito, almeno ai tempi della mia giovinezza. Dopo un convincente primo capitolo, ora Marc Webb è chiamato a non annoiare e proporre un film ritmato e divertente, in linea con il personaggio. Ci riuscirà? Io spero di sì, non fosse altro per disturbare Peppa Kid, da sempre schierato contro i film di supereroi.
Cannibal dice: Spider-Man, ammazza il poco amazing Ford, please! E, già che ci sei, diventa protagonista di una nuova pellicola al livello dei primi due episodi della saga diretta da Sam Raimi. Il primo capitolo del tuo reboot firmato Marc Webb era stato carino, meglio ad esempio di quelle schifezze di pellicole Marvel tanto celebrate da Ford, però so che puoi fare di meglio. Far spogliare Emma Stone, per esempio.

Cannibal Kid in un qualsiasi sabato sera.

Nymphomaniac – Volume 2


Ford dice: in realtà mi sono già espresso, in proposito. La seconda parte dell'ultima opera di Von Trier, mio nemico giurato inspiegabilmente poco incisivo e dunque poco bottigliato in questo caso, è senza dubbio meno riuscita, più noiosa e meno provocatoria della prima, ma per chi ha resistito con il Volume 1, o per gli scellerati che l'hanno addirittura amato, sarebbe assurdo rinunciare a questo secondo capitolo. Ovviamente, a vostro rischio.
Cannibal Kid dice: Dopo la prima stupenda, ironica, divertente parte, il Dio del cinema Lars von Trier ci regala il secondo volume dell’avventura di Joe la ninfomane. Si astengano i puritani bacchettoni moralisti come MrFord.

"Ecco fatto. Così Ford non potrà più guidare."

In nomine Satan


Ford dice: solo in Italia si riesce a proporre certa roba. Fossimo negli States, probabilmente, un titolo come questo - ispirato alle vicende delle Bestie di Satana - porterebbe la firma di un Fincher, quantomeno. Qui, invece, preferiamo puntare sulle produzioni artigianali. Molto artigianali, anzi. Fa già paura senza pensare al soggetto.
Cannibal dice: Per chi come il mio blogger rivale non riesce a comprendere la grandezza del cinema d’Autore di Lars von Trier, ecco qualcosa più alla sua portata. Un filmetto italiano finto trasgressivo perfetto per le bestie. Di Satana? No, per le bestie come Ford uahahah!

"Ma dove ci crediamo di essere!? A Twin Peaks!?"

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve


Ford dice: proposta potenzialmente radical chic che mi salto - almeno per il momento - volentieri. Se il Cucciolo dovesse bocciarlo, allora potrebbe miracolosamente riapparire sugli schermi del Saloon.
Cannibal dice: Ma questo che è? L’atteso film biografico sul centenario MrFord? Mi sa proprio di sì.
Oltre che di vecchio, questa pellicola tratta da un best-seller che in Svezia ha avuto un successo clamoroso, mi puzza un po’ di robetta buonista. Però non escludo che potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa, visto che negli ultimi tempi il cinema del Nord Europa mi sta regalando della belle soddisfazioni.

"Eppure Ford mi aveva garantito che in questo modo usciva una grigliata di Cucciolo Eroico perfetta!"

La sedia della felicità


Ford dice: Mazzacurati non è certo il peggio che il Cinema italiano possa propinarci, ma di sicuro, in una settimana a dir poco smorta, non spinge il sottoscritto a correre in sala in modo da essere il primo a recensire la sua nuova fatica. Rimando. E al massimo mi diletto a togliere la sedia da sotto il culetto moscio del mio rivale.
Cannibal dice: Si preannuncia come la solita commedia italiana finta-indie. Nel variegato cast, oltre agli habitué di questo genere Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese e Giuseppe Battiston, troviamo pure Katia Ricciarelli e Raul Cremona, giusto per provare a riabilitare dei personaggi trash. Non so, tra un po’ vogliamo riabilitare persino MrFord?
Mi spiace per il povero Carlo Mazzacurati, regista recentemente scomparso, ma non andrò in sala a sedermi su questa sedia della felicità.

"Piuttosto che leggere le recensioni di Ford e Cannibal mi griglio la mano da sola!"

mercoledì 23 aprile 2014

Saving Mr. Banks

Regia: John Lee Hancock
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 125'




La trama (con parole mie): P. L. Travers, zitella acida di mezza età ed autrice del best seller per ragazzi Mary Poppins, incontra più per necessità che per desiderio Walt Disney, che dopo vent'anni di corteggiamento pare finalmente essere ad un passo dalla realizzazione di un film dedicato proprio all'eroina creata dalla donna.
Il passato della stessa, legato al primo novecento in Australia e alla figura del padre, si mescola al presente ed alla realizzazione di alcune delle sequenze che, nel millenovecentosessantaquattro, resero celebre la versione cinematografica di Mary Poppins, frutto di una vera e propria battaglia tra il padre di Topolino e soci ed una scrittrice alla ricerca di se stessa.










Di recente - forse a causa dell'amore per la settima arte, che continua a portarmi, se possibile ogni giorno, davanti ad un nuovo film - mi capita spesso di apprezzare operazioni che rievochino, in qualche modo, il passato di questo mezzo meraviglioso e della sua magia: non troppi mesi or sono era capitato con Hitchcock, dedicato alla genesi di uno dei grandi Capolavori del Maestro inglese, ed una volta ancora avviene grazie a John Lee Hancock, che mi sorprese - in positivo - qualche anno fa con The blind side e che torna a portare a casa la pagnotta con un lavoro onesto e più che discreto dedicato a Mary Poppins ed alla sua costruzione, legata a doppio filo ad una vera e propria contrattazione sentimentale ed intellettuale tra Walt Disney e P. L. Travers, autrice del romanzo che per un ventennio circa negò i diritti cinematografici della sua più fortunata creatura onde evitare una snaturazione della stessa.
Dunque, dopo essere stato sorpreso dalla prima visione dedicata alla pellicola di Robert Stevenson che rappresentò uno dei più grandi successi di Walt Disney, nonostante la presenza di Tom Hanks e di un'atmosfera assolutamente patinata ho finito per ritrovarmi piacevolmente coinvolto anche da quest'opera di amarcord pronta a narrare, prima ancora del confronto tra il signor D. e la Travers il passato di quest'ultima e quanto lo stesso abbia significato rispetto alla creazione dei personaggi che sono stati il cuore e l'anima di Mary Poppins, a partire dalla bambinaia stessa.
Alternando passato e presente di narrazione, Hancock trascina il pubblico con il fare sapiente di chi è in grado di gestire l'emotività del blockbuster ed il mestiere del vero e proprio professionista, ricostruendo grazie a pochissimi accorgimenti la magia di un'epoca - i favolosi anni sessanta prima che giungessero il Vietnam e le prime ombre del dubbio a sfatare i miti - che ancora oggi riesce a regalare in chi la ritrova in un film il brivido dell'occasione pronta prima o poi ad arrivare, dei grandi sogni e del qualcosa che si avvererà, se si è disposti a credere nello stesso.
Coinvolgente e ben scritto, Saving Mr. Banks permette di assaporare, però, non soltanto un periodo unico della Storia della settima arte, ma anche l'entusiasmo, la fatica ed i dubbi che nascono e si sviluppano dietro il lavoro che noi, da pubblico, osserviamo meravigliati in un paio d'ore seduti comodamente su una poltrona in sala, ma che, di fatto, hanno significato mesi - e a volte anni - di confronti, sacrifici, risate e lacrime di talmente tante persone da non riuscire quasi a contarle, titoli di coda oppure no.
Qualcosina finisce per perdersi nel racconto dedicato al passato della Travers - che pare una versione in minore di Neverland -, ma il risultato finale convince e raccoglie bene il testimone dello stesso Mary Poppins, sfruttando i sentimenti e la propensione al lieto fine come stimoli per rendere il cocktail servito non zuccheroso o retorico, quanto, paradossalmente, molto reale nel suo essere debitore alle speranze e ai sogni.
Con tutti i loro difetti - veri o presunti che siano - il marchio e la filosofia Disney hanno contribuito a rendere il Cinema quello che è oggi e che noi tutti che ne scriviamo ed usufruiamo finiamo per amare, e perdendosi in questa visione come in una visita ad un parco giochi in grado di farci tornare bambini l'impressione che si riceve è quella che Hancock abbia reso onore al suo mestiere alla grande, e seppur non portando sullo schermo un titolo memorabile o destinato a restare nella Storia come quello che l'ha ispirato abbia saputo interpretare la stessa magia che ha reso possibile la creazione di molte delle pellicole ora considerate cult, o qualcosa in più.
Per quanto mi riguarda, questo significa amare davvero il Cinema.
E da Saving Mr. Banks traspare principalmente questo.




MrFord



"E' supercalifragilistichespiralidoso 
anche se ti sembra che abbia un suono spaventoso 
se lo dici forte avrai un successo strepitoso 
supercalifragilistichespiralidoso."
Robert Sherman - "Supercalifragilistichespiralidoso" -
 
 
 
 
  

martedì 22 aprile 2014

Mary Poppins

Regia: Robert Stevenson
Origine: USA
Anno: 1964
Durata: 139'





La trama (con parole mie): la famiglia Banks, all'ennesimo abbandono da parte di una tata, si affida - per Destino o volontà dei due figli, Michael e Jane - a Mary Poppins, insolita educatrice giunta letteralmente dal cielo e pronta a far riscoprire all'intero focolare domestico la capacità di sognare quanto la praticità delle questioni organizzative di tutti i giorni.
L'impatto che Mary ed il suo amico Bert avranno sulle esistenze di tutti i membri della famiglia - e non solo - sarà indescrivibile, e porterà una novità, una rinnovata voglia di vivere ed un cambiamento nel vento che allo stesso tempo avrà il potere di rendere più uniti tutti gli "assistiti" di Mary Poppins e di condurre la stessa ovunque ci sia di nuovo bisogno di lei.








Pare quasi incredibile, eppure all'alba della primavera duemilaquattordici non avevo ancora mai visto Mary Poppins.
Nonostante la sua fama, infatti, quello che è considerato come uno dei vertici dell'opera di Walt Disney in persona, un successo commerciale tra i più grandi della Storia del Cinema nonchè uno dei cult movies per eccellenza di intere generazioni di bambini non è mai entrato nell'allora casa Ford, complici il fatto che preferissi di gran lunga i film d'animazione e che il passaggio dagli stessi ai vari Bud Spencer, Stallone, Van Damme e John Wayne fu veloce quanto naturale.
Anzi, in tutta onestà, ai tempi, ricordo di aver più di una volta pensato che questo film costituisse, di fatto, roba per ragazzine, l'equivalente delle principesse Disney di oggi, un titolo buono giusto per prendere per il culo il Peppa Kid di turno.
In realtà, Mary Poppins fu - ed è - sotto molti aspetti un film rivoluzionario per l'approccio e le intenzioni: il vecchio Walt - che non doveva essere proprio l'ultimo degli stronzi, in termini di furbizia - riuscì, portando avanti l'orologio biologico dei tempi, a fondere il gusto di musical come West side story, l'atmosfera europea, la zuccherosità ed il vizio del sogno ad occhi aperti americano e la fascinazione visiva che, di fatto, anticipò i tempi di prodotti come Chi ha incastrato Roger Rabbit? e Hook - Capitan Uncino, consegnando all'audience una pellicola destinata a fare la Storia non solo del genere, in barba alla maggior parte dei suoi detrattori o dei numerosi critici all'approccio tipicamente disneyano legato al lieto fine, alla consolazione e al distacco dalla realtà.
Non posso negare, certo, che Mary Poppins ora risulti almeno in parte datato - anche se sequenze come quella dedicata agli spazzacamini, a livello visivo, appaiono clamorosamente visionarie anche ai giorni nostri, nel pieno del Nuovo Millennio - e che difficilmente i piccoletti figli della nostra epoca potrebbero affrontare le oltre due ore di un film così lontano dal gusto estetico e narrativo cui sono abituati, eppure c'è qualcosa, in questo lavoro, una scintilla che non solo è in grado di renderlo speciale, ma che potrebbe essere considerata come una sorta di manifesto dell'intero operato Disney, da Walt in avanti.
Per quale motivo, infatti, ci si diletta a sognare, quando il mondo che abbiamo attorno pare indicarci direzioni spesso e volentieri diametralmente opposte - esemplare, in questo senso, la sequenza che vede i due piccoli Banks fronteggiare il direttore della banca -?
Perchè perdere tempo con i sentimenti ed i lieti fini, quando ognuno di noi ben sa dove davvero tira il vento? 
Io stesso, in molteplici occasioni, mi sono trovato a bottigliare selvaggiamente prodotti colpevoli, principalmente, di aver prestato il fianco ad una retorica apparentemente buonista e zuccherosa, eppure allo stesso tempo, e guardando cose come Mary Poppins, mi pare di tornare ai tempi in cui, con grande partecipazione, gridavo il "Bangarang" che permetteva al fu Peter Pan di ricordare da dove era venuto e quel "Capitano mio capitano" che risvegliò le coscienze dei ragazzi de L'attimo fuggente: la sensibilità e la retorica, in fondo, fanno parte delle vite perfino dei più duri di noi, e spesso finiscono per essere addirittura più importanti per chi si prodiga con tanto fervore a nasconderle, e prodotti come questo - oltre ad essere decisamente più educativi di Peppa Pig ed altre stronzate da decerebrati che si propinano ai giorni nostri ai bambini - hanno il grande merito di porre basi che permetteranno, chissà, ai Michael e alle Jane di oggi di appassionarsi al Cinema, ed un domani, chissà, perfino di criticare e giudicare troppo mielosi film simili a questo.
E ci sono tante altre cose, di cui si potrebbe parlare, dalle canzoni - riuscitissime - ad un ritmo serrato che non appesantisce per nulla la durata - almeno per uno spettatore adulto -, dai cinque Oscar che la pellicola portò a casa alle interpretazioni memorabili di Julie Andrews e Dick Van Dyke, ma non credo che abbia tutta questa importanza: Mary Poppins, pur con colpevole ritardo, è arrivata a portare aria nuova anche in casa Ford, e tra qualche anno, piuttosto che contare su Teletubbies, Gormiti o schifezze del genere, sfrutterò appieno tutti i presunti difetti targati Disney di film come questo per trasmettere al Fordino tutto l'amore che continuo a provare per il Cinema.




MrFord




"Sono sui tetti, io vivo quassu
vicino alla stella che brilla di più
la notte colora i miei sogni di blu
e se mi vuoi bene li vedi anche tu".
Gigliola Cinquetti - "Cam camini" -





lunedì 21 aprile 2014

Le letture con cui sono cresciuto


La trama (con parole mie): a concludere questa trilogia di liste gentilmente offerta nell'ispirazione dal mio miglior nemico, Cannibal Kid, dopo film e dischi, giungono le letture, parte fondamentale della formazione del sottoscritto soprattutto negli anni dell'adolescenza. Tutto quello che mi ha segnato, mi segna o non mi tocca neppure più di striscio l'ho vissuto tra quelle pagine pronte a liberare sogni, fantasia e sentimenti.



CENT'ANNI DI SOLITUDINE di GABRIEL GARCIA MARQUEZ


Letto in prima liceo, e da allora rimasto come uno dei miei cult letterari assoluti, il Capolavoro di Marquez tracciò una linea definitiva tra il Ford bambino e quello adolescente, lasciando che la mente vagasse sognando di diventare come il figlio dei Buendìa partito magro e tornato grande, grosso e tatuato.
Sarà per quello che gli anni mi hanno trasformato in un modo molto simile.

L'UOMO RAGNO di STAN LEE e STEVE DITKO


I fumetti sono stati una parte importantissima della mia vita di lettore, e per anni hanno alimentato non soltanto i sogni di un bambino, ma anche e soprattutto la speranza di arrivare, un giorno, a scriverli per lavoro. Per il momento, questo è accaduto solo in parte, e senza alcun ritorno economico, ma l'amore per i personaggi Marvel è rimasto, così come quello per il mio favorito assoluto: il buon, vecchio Spidey.


LA FIGLIA DEL CAPITANO di ALEXANDR PUSKIN


La Letteratura russa è stata uno dei must assoluti della mia formazione, e malgrado di norma riservasse drammi terribili e devastanti, con La figlia del capitano è riuscita a rendere un Capolavoro anche uno dei romanzi più leggeri giunti da Est: l'ho talmente adorato da leggerlo tre volte, una cosa che non era mai capitata prima, e non sarebbe capitata poi.

NARCISO E BOCCADORO di HERMAN HESSE


Se esiste uno scrittore in grado di rappresentare la mia adolescenza, è senza dubbio Herman Hesse: in un'ipotetica lista dei titoli più importanti dei miei anni di formazione, almeno la metà portano la sua firma, da Demian a Siddhartha, da Il lupo della steppa a, per l'appunto, Narciso e Boccadoro. La storia di quest'amicizia e di due caratteri così diversi mi colpì talmente tanto che ancora oggi, rievocando le ultime parole del libro, finisco per avere i brividi.

I ROMANTICI INGLESI E I MALEDETTI FRANCESI


Nel pieno delle turbe adolescenziali e dei tumulti ad esse legati, il mondo dell'allora molto Kid Ford fu travolto dalla lezione dei romantici, dalla Ballata del vecchio marinaio ai magnifici tre - Byron, Keats e Shelley -, senza contare quei sudicioni di Baudelaire, Rimbaud e soci. Erano i tempi in cui sognavo di morire alla grande prima dei trent'anni. Cazzo, che coglione ero.

I LAVORATORI DEL MARE di VICTOR HUGO


Uno dei miei romanzi preferiti di tutti i tempi, un Capolavoro di epica, Natura e crescendo sentimentale che fece da accompagnatore nel mio viaggio in solitaria a Parigi alla fine del liceo: ricordo ancora le lacrime che versai sul finale, e la magia del paesaggio delle isole della Manica, che ancora oggi sogno di visitare soltanto per ricordare quanto impazzii per la vicenda di Gilliat.

I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER di GOETHE


Da buon "poeta estinto", uno dei romanzi di formazione che più mi toccarono fu I dolori del giovane Werther, probabilmente il titolo che ispirò Hesse nel corso della sua intera produzione: lo finii di leggere nei giorni appena successivi alla morte di mio nonno, portandomi il peso di tutta l'adolescenza sulle spalle. Lacrime amare anche qui.

SLAM DUNK di TAKEHIKO INOUE


I manga, pochi anni dopo i fumetti a stelle e strisce, divennero una delle mie realtà favorite di lettore: tra le decine di titoli divorati a cavallo degli anni del liceo, ho scelto Slam Dunk, il fumetto ad argomento sportivo migliore di sempre, capace di farmi provare in misura talmente alta l'adrenalina del basket da farmi ricredere a proposito di uno sport che non mi entusiasmava per nulla e che, grazie a Sakuragi e soci - su tutti il mio favorito Mitsui -, ho finito per praticare per un paio d'anni buoni.

SANGUE E ARENA di BLASCO IBANEZ


La vita del Cordobes, uno dei matador più famosi della Storia, rivisitata grazie alla figura mitica di Juan Gallardo, ribollente e calda come il sole andaluso. Una delle letture più importanti del passaggio tra adolescenza ed età adulta, in grado di ispirare film e canzoni, ed alimentare il sogno del sottoscritto di visitare l'Andalusia, che percorsi in lungo e in largo qualche anno dopo.

JACK FRUSCIANTE E' USCITO DAL GRUPPO di ENRICO BRIZZI


Ad oggi, probabilmente, lo considererei un libretto, ma ai tempi dell'uscita rappresentò il simbolo dei primi innamoramenti, delle feste e delle uscite al sabato sera: in un certo senso, quelle pagine sono state le prime forbici che hanno iniziato a recidere il cordone ombelicale del sottoscritto con l'infanzia.
Pensare che sono passati quasi vent'anni, a volte, mi fa rimanere a bocca aperta: se chiudo gli occhi, mi pare infatti di provare ancora sulla pelle quell'emozione.



domenica 20 aprile 2014

I dischi con cui sono cresciuto

La trama (con parole mie): alle spalle la carrellata dei film che hanno rappresentato la mia crescita ed infanzia, eccoci giunti ai dischi, cronologicamente posti qualche anno dopo eppure altrettanto importanti, specie considerato che, negli anni della mia adolescenza ed appena di seguito, di fatto rappresentarono una realtà anche più d'impatto di quella della settima arte.
Proprio cercando di conservare quello spirito, ecco i dieci dischi della mia formazione in rigoroso ordine di "accadimento" per il sottoscritto.


BRYAN ADAMS - SO FAR, SO GOOD


Il mio primo disco "da adulto", ed il mio primo concerto in assoluto. 
Era la fine del '93 o qualcosa del genere, e al Forum di Assago assistetti alla meraviglia del rock dal vivo. Summer of '69 rimase, per anni, nel mio cuore, e ancora oggi, quando ascolto quell'attacco, ho un tuffo simile a quello che il buon Bryan cantava proprio con quel pezzo.

LIGABUE - BUON COMPLEANNO, ELVIS


Prima che Ligabue cominciasse a fare dischi fotocopia e diventasse l'idolo delle cinquantenni insoddisfatte che si credono rock, fu la colonna sonora della mia prima grande cotta al liceo, legata a doppio filo a Jack Frusciante è uscito dal gruppo e alle fantasie tutte adolescenziali di chi si crede unico e poi scopre che tutti lo sono, pur se in modo diverso. Ricordo il concerto a San Siro, l'estate in cui morì mio nonno. E i primi accordi imparati sulla chitarra. E Vivo, morto o X cantato mentre tornavo da scuola, gridato contro i professori.

GREENDAY - DOOKIE


Più o meno nello stesso periodo, ricordo la gioia della primavera, in barba a tutte le stronzate e le paranoie, ritmata dalla cassetta di Dookie, che da Burnout a Basket case imperversò nel mio walkman dandomi una carica che non avevo mai provato prima. Quella dell'energia che sale, e ancora non si sa davvero bene come sfruttare.

ALANIS MORRISSETTE - JAGGED LITTLE PILL


Se non ci fossero state Viva! e Under the bridge, questo disco avrebbe rappresentato, per intero, la colonna sonora di quella prima, clamorosa, incredibile e mai davvero vissuta cotta del terzo anno. Ironic, canterebbe Alanis. Ironic, penso io ora, che sono quanto di più lontano da quella timidezza si potrebbe pensare.

STING - FIELDS OF GOLD


Così come fu per Bryan Adams, la raccolta di Sting rappresentò l'occasione per esplorare nuovi orizzonti che, qualche anno dopo, mi avrebbero condotto dalle parti del jazz e della fusion, fino ai miei amati Weather Report. Forse un pò troppo adulto rispetto a quando iniziai ad ascoltarlo, Sting fu l'inizio del mio periodo più cupo e di chiusura. Moon over Bourbon Street, in un certo senso.

R.E.M. - OUT OF TIME


L'abisso che si spalancò e portò ai due anni del Ford più stronzo che poteva esistere. Gli anni del "sono meglio degli altri", delle ragazze trattate di merda, delle amicizie tradite. Ma anche quelli che accesero la scintilla che mi portò ad iniziare a scrivere. Tutti qui, in un'altra cassetta letteralmente consumata.

THE OFFSPRING - AMERICANA


L'inizio della fine del tunnel in cui ero sprofondato, tra isolamento, lunghe camminate nei boschi, poesie e Letteratura. Il ritorno al mondo giunto con la fine del liceo, il primo grido di libertà dopo gli anni più duri dell'adolescenza. Peccato solo che si tradusse anche in uno dei concerti più deludenti della mia carriera di spettatore. 

KISS - LOVE GUN


Ad un periodo di cupa quiete, seguì uno di chiassosa tempesta: avrei potuto citare l'intera discografia del gruppo che mi ha cambiato la vita facendo di me il tamarro sguaiato che sono oggi, ma ho preferito limitarmi all'album che, per caso, trovai appoggiato alla mia scrivania, dimenticato da uno dei migliori amici di mio fratello.
Lo misi nello stereo, e tutto cambiò.

TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI - MOSTRI E NORMALI


L'avvicinamento al mondo del Fumetto da addetto ai lavori, la prima storia importante dopo anni di cazzatine, i viaggi tra Milano e Venezia, l'avvicinarsi di un'altra epoca della vita. Ora come ora, i TARM mi paiono come un esperimento finto alternativo imprigionato in una bolla, eppure hanno significato il primo, vero passaggio agli anni della post-adolescenza, dall'università al lavoro.

THERAPY? - TROUBLEGUM


I miei inizi da Virgin, l'impatto con il mondo del lavoro, l'essere il più piccolo del gruppo, il fratello minore, un rapporto incompleto che allora pareva il più completo immaginabile, i mezzi a fare da compagnia a viaggi da una parte all'altra di Milano.
Nel frattempo era arrivato il discman, e Troublegum fu uno dei primi inni a forzare al massimo il suo volume, da Knives a Screamager. Una bomba.




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