domenica 21 dicembre 2014

Dracula untold

Regia: Gary Shore
Origine: USA
Anno:
2014
Durata: 92'





La trama (con parole mie): Vlad l'impalatore, ex bambino soldato donato dal padre ai turchi come tributo e divenuto una vera e propria macchina di morte, tornato in patria come Principe, da anni protegge i suoi sudditi preservando la pace pagando pesanti tributi monetari ai potenziali invasori in modo da pensare di poter garantire un futuro anche a sua moglie ed al figlio.
Quando una pattuglia di soldati del sultano Mehmed viene massacrata, Vlad scopre l'esistenza di una creatura millenaria rifugiatasi in una montagna all'interno dei suoi domini che potrebbe diventare l'unica speranza di debellare la minaccia costituita dalle quasi infinite risorse del suo avversario: accettato un patto con il mostro, Vlad avrà tre giorni di tempo e di Potere quasi assoluto per sconfiggere i suoi avversari, pur che resista alla sete di sangue che lo tormenterà.
Riuscirà il Principe sacrificatosi per la sua Famiglia e la sua gente a vincere la sfida con la Bestia, o il prezzo da pagare per la vittoria sarà quello più alto?








Esistono personaggi che, nel bene o nel male, hanno finito, dalla Storia, per sconfinare nel Mito divenendo, di fatto, icone in grado di ispirare a più livelli scrittori, registi ed artisti in genere: Dracula, come è stato più facilmente ribattezzato da Bram Stoker in avanti, sanguinario condottiero del quattrocento, è senza dubbio una di esse.
Alla base della mitologia del Vampiro, creatura romantica ed affascinante che da sempre stimola una curiosità quasi irresistibile nel sottoscritto, ispirato dall'idea di una vita eterna e di una sete ed una passione da tenere costantemente a freno, il ribattezzato Impalatore ha fatto la fortuna di numerosissime incarnazioni ed interpretazioni letterarie, cinematografiche, musicali e fumettistiche, e la rovina di altrettante.
Dracula Untold, prima fatica dell'esordiente Gary Shore, partiva con un piede più che sbagliato, bollato in ogni dove come una sorta di immondiziona trash buona neppure per un intrattenimento sguaiato, ed è finito sugli schermi di casa Ford principalmente come tappabuchi a ridosso dei Ford Awards di fine anno: eppure, contro ogni previsione, ha finito per sorprendermi a suo modo in positivo, garantendo una visione senza dubbio limitata e disimpegnata, eppure divertente e travolgente - sempre a suo modo - come poche altre di recente.
Una sorta di guilty pleasure nella sua migliore - o peggiore, a seconda dei punti di vista - accezione, un filmaccio - quantomeno in fase di scrittura - di grana grossa clamorosamente povero eppure in qualche modo in grado di catturare lo spirito di un charachter tra i più importanti della cultura non solo horror, ma anche pop, cattivo e spietato per antonomasia eppure da sempre rappresentato come un romantico nell'accezione letteraria e più profonda del termine.
Anzi, dovessi ammetterlo, potrei addirittura scrivere che Dracula untold è stato il film vampiresco che più ha reso giustizia alla figura del succhiasangue dai tempi di Intervista col vampiro, per quanto sopra le righe, casinaro e fracassone possa essere, con alcuni passaggi tagliati con l'accetta ed un'interpretazione di Vlad che pare più simile a quella di un antieroe da fumetto che non al personaggio maledetto e fumoso di Coppola - non è un caso che il suo volto attuale, Luke Evans, prenderà parte, a quanto si legge, al remake de Il corvo nel ruolo di Eric Draven -: non mi capitava da tempo - neanche fossi impegnato in una revisione di un qualsiasi cult anni ottanta - di restare così stupito rispetto ad una produzione smaccatamente imperfetta, e di sentirmi coinvolto come se avessi ancora dodici anni e sognassi una riscossa che con la vita reale ha davvero ben poco a che fare.
Nonostante, infatti, un antagonista assolutamente non all'altezza - il sultano Mehmed interpretato dall'inutile Dominic Cooper -, il Vlad dell'appena citato Luke Evans è riuscito nella non facile impresa di portare sullo schermo l'approccio dello spaccaculi da film action - a prescindere dall'ambientazione - accanto a quello dell'eroe tormentato e destinato all'ombra, un pò come Anakin Skywalker o Gollum, per citare due dei più importanti personaggi nell'ambito pop della settima arte recente: la scelta della dannazione in favore della Famiglia, pur conscio del fatto che, nonostante gli sforzi, la stessa verrà compromessa dalla sua volontà di difenderla a tutti i costi, lo rende uno dei protagonisti più interessanti di questa chiusura di anno, di fatto ribaltando ogni pronostico che vedeva Dracula Untold come quasi sicura presenza all'interno della decina dedicata al peggio del duemilaquattordici dei Ford Awards.
Probabilmente molti non capiranno questa sorta di presa di posizione, e molti altri - vero, Cannibal!? - sfrutteranno la cosa per bersagliare il sottoscritto, eppure non sento la paura, o il disagio di essere il mostro in mezzo a tutti quelli che avranno visto o vedranno questo film come una schifezzina da archiviare il più presto possibile: in fondo, quel fascino oscuro che solo i vampiri hanno assume sembrianze e connotazioni differenti, a distanza di secoli, a volte, in grado di portare perfino nel futuro, e dall'altra parte del mondo, con la sensazione che si sia appena all'inizio della storia.




MrFord




"I carved a whistle from a reed;
Mother Nature's quite a Lady
but you're the one I need
flesh and blood need flesh and blood
and you're the one I need."
Johnny Cash - "Flesh and blood" - 




sabato 20 dicembre 2014

Cujo

Autore: Stephen King
Origine: USA
Anno: 1981
Editore:
Sperling Paperback




La trama (con parole mie): siamo nella torrida estate dell'ottanta quando a Castle Rock, una piccola comunità del Maine nota per una serie di efferati delitti commessi qualche anno prima da un poliziotto impazzito di nome Frank Dodd una serie di coincidenze conducono ad un nuovo dramma. Cujo, gigantesco San Bernardo di proprietà dei Camber, viene morso da un pipistrello affetto da rabbia e contrae il terribile morbo, divenendo progressivamente idrofobo; i Trenton, famiglia apparentemente tranquilla, sono scossi fin nelle fondamenta della loro quotidianità quando Vic, il marito, scopre il tradimento della moglie Donna e cerca di venire a capo della possibile rovina del loro rapporto alla vigilia di un importante viaggio d'affari con l'amico e collega Roger; Charity Camber, moglie di Joe e madre di Brett, proprietario di Cujo, sfrutta una vincita alla lotteria per convincere il ruvido consorte a permettere a lei e al figlio di fare visita a sua sorella.
Sarà nei giorni di lontananza tra Vic ed i suoi cari così come tra Charity e Brett rispetto a Joe che Cujo libererà l'orrore della sua nuova condizione seminando il panico ed i morti sulla sua nuova strada.







Nonostante la sua fama ed il successo internazionale, non sono mai stato un fan accanito di Stephen King, che ho conosciuto più attraverso le trasposizioni cinematografiche delle sue opere - da Shining a It, passando per La zona morta -: anni fa, però, rimasi folgorato da uno dei suoi primi romanzi, un lavoro che lo stesso Re del terrore pubblicò ancora sotto pseudonimo, La lunga marcia, un thriller dalla tensione altissima che ancora oggi resta una delle mie letture "distopiche" favorite.
Quell'esperienza, unita ai primi passi che muovevo come sceneggiatore di fumetti mi spinsero ad approcciare On writing, saggio/biografia che King sfruttò per raccontare la sua ascesa, il suo rapporto con la pagina scritta ed alcune esperienze di vita come quella del terrificante incidente che quasi gli costò la vita sul finire degli anni novanta: in quel "diario" scoprii che uno dei romanzi favoriti dell'autore rispetto alle proprie opere era proprio Cujo, che, stando a quanto lo scrittore del Maine dichiarò, prese forma nei suoi anni di peggiore dipendenza da alcool e droghe, finendo per dispiacerlo considerato che, di fatto, fondamentalmente non ricordava il processo creativo che aveva portato al suo compimento.
Queste dichiarazioni alimentarono nel sottoscritto una sorta di malsana curiosità per Cujo, che finì nella lista dei "da leggere" e vi rimase per parecchi anni, prima di approdare finalmente al Saloon, peraltro con un effetto devastante: da tempo, infatti, non mi trovavo immerso in una lettura dalla tensione così alta e palpabile e dalle atmosfere torride e rarefatte dei grandi romanzi ambientati nel Sud degli States, benchè la location resti quella del caro, vecchio Maine arso dal sole nella torrida estate dell'ottanta.
Quello, però, che rende Cujo un romanzo così travolgente, non è il genere che ha reso grande il suo autore, bensì la complessa rete di coincidenze ed il crescendo finale da cardiopalma che trasforma questa sanguinosa storia non tanto in una fiaba oscura legata a possessioni e visioni demoniache, quanto in un amarissima tragedia orchestrata dal Destino, pronta a colpire i Trenton e la comunità di Castle Rock senza fare distinzioni tra vecchi e bambini, uomini retti e tutti d'un pezzo ed outsider senza più una direzione.
Del resto, come riflette amaramente Vic nello straziante epilogo, in questo nostro pazzo mondo i mostri esistono, ben più reali, pericolosi e terrificanti di quanto i sogni e le inquietudini e le fantasie possano costruire, e non abbiamo possibilità, neppure al meglio delle nostre forze, di preservare chi amiamo da quegli stessi mostri. 
Così come il Destino, giungono per calare le loro mani su di noi in maniera totalmente casuale, quasi ci fosse andato storto un tiro ai dadi: e se l'autore, in un passaggio che ricorda il finale di Grizzly Man di Herzog, giustifica Cujo divenuto una creatura feroce e selvaggia a causa della rabbia, non può che constatare, per bocca del già citato Vic, l'ineluttabilità di alcuni terribili eventi che finiscono per scioccare da una parte e dall'altra della pagina, e piovono addosso come una doccia gelata come nel momento di quella domanda che lo stesso capofamiglia dei Trenton rivolge a sua moglie Donna: da quanto tempo è successo?
Già, da quanto tempo?
Era il Destino a conoscere già quello che sarebbe accaduto, o sono state azioni apparentemente innocue di uomini, donne, bambini e cani, a portare gli abitanti di Castle Rock ad imboccare quella strada?
Da quanto tempo?
Come quando si diagnostica una malattia, che forse, chissà, con un paio di giorni di differenza avrebbe portato ad un altro finale, in un altro posto.
Come quando un rapporto di coppia non funziona più, o quando ci si rende conto che si ha di fronte il momento giusto per salvarlo. A qualsiasi costo.
Perchè Cujo è senza dubbio un romanzo sui mostri e sul Destino, ma anche su mariti e mogli, famiglie, genitori e figli, futuro e speranze, ferite e voglia di riscatto.
E sulla lotta quotidiana che conduciamo affinchè tutto "vada proprio bene", come recita la chiusa di uno spot di successo elaborato da Vic.
E anche quando tutto bene non va, neppure per sbaglio, occorre raccogliere le forze e trovare il tempo che ci permetterà di poter guardare ancora al futuro.
Senza paura degli armadi e dei mostri.
Perchè quelli ci saranno sempre.



MrFord



"And then you came into my life
and not everything was uptight
now you're shining a light at our path
and then you came into my life
and now everything seems just right
and you're shining a light on our path."
Super Furry Animals - "Rabid dog" - 



venerdì 19 dicembre 2014

Gone girl - L'amore bugiardo

Regia: David Fincher
Origine: USA
Anno: 2014
Durata:
149'




La trama (con parole mie):  il matrimonio di Nick e Amy Dunne sembra perfetto. Loro sono belli, giovani, innamorati. Eppure le cose non vanno affatto bene come parrebbe. E quando, nel giorno del loro quinto anniversario, Amy sparisce nel nulla, i sospetti si concentrano su Nick, che appare fin troppo distaccato rispetto alla situazione, e ben presto finisce nel mirino degli inquirenti e della stampa, che ritengono possa essere il responsabile non solo della sparizione, ma anche della morte di sua moglie.
Le prove, infatti, paiono portare le indagini nella direzione dell'omicidio: il sangue ritrovato nel salotto di casa Dunne appartiene ad Amy, viene a galla una relazione clandestina di Nick, i conti - anche economici - della famiglia non tornano, e perfino Margo, sorella gemella dell'indagato, comincia a nutrire sospetti: ma è davvero lui il colpevole che tutti cercano così affannosamente?
O la verità dietro la sparizione di Amy è un'altra, decisamente più inquietante e complessa?








Un vecchio detto afferma che il matrimonio sia inesorabilmente la tomba dell'amore.
Sinceramente nutro ben più di un dubbio in proposito, ma che non si tratti di una passeggiata, questo è sicuro: la costruzione di una storia che dura o può durare una vita, infatti, è decisamente complessa, differente dall'entusiasmo travolgente degli inizi, quando, con ogni probabilità, il legame tra due persone prende forza dalla passione e dall'incertezza del futuro come fosse una specie di "carpe diem" traboccante sesso.
Una volta che il rapporto si è solidificato comincia il lavoro vero, quello in grado - se le cose vanno bene - di trovare il bello della quotidianità, e di accogliere uno dopo l'altro i difetti del proprio compagno o compagna amandoli almeno quanto i pregi, anche quando si finisce per mandarsi affanculo almeno un pò.
Senza dubbio non è semplice, comunque, per quante soddisfazioni possa regalare, e chi pensa che l'amore sia solo una favoletta e non il frutto di una sorta di costante lavoro di muscoli e cervello, probabilmente finirà per uscire con le ossa rotte o per rompere le ossa, in un rapporto così importante, lungo e profondo come quello che si presuppone sia il matrimonio: David Fincher, che nel passato recente aveva analizzato - e alla grande - il ruolo della donna e la sua emancipazione grazie alla Lisbeth Salander di Millennium - Uomini che odiano le donne riprende in una certa misura il discorso affrontando ad un tempo quello dell'amore, il terreno più minato all'interno del quale tutti noi ci muoviamo almeno una volta nella vita.
Il risultato è una bastonata da fiato sospeso costruita sul thrilling ed il sospetto - la prima parte -, un quasi terrore - la seconda - ed una clamorosa svolta psicotica - la terza ed ultima -, quasi fossero stati shakerati rispettivamente Frantic, Misery non deve morire ed Eyes wide shut, non proprio piccoli calibri della settima arte: il lavoro svolto dal regista - forse fin troppo glaciale, in alcuni passaggi - seziona a più livelli il concetto di matrimonio, quello di amore, quello di violenza - sia essa fisica o psicologica, prodotta o solo indotta - senza per questo intaccare l'efficacia e la scorrevolezza di un intreccio profondamente crime legato ad un paio di twists davvero ben congeniati che rendono le due ore e mezza di durata incredibilmente scorrevoli, e Gone girl il degno erede di quest'anno del magnifico Prisoners dello scorso.
E' difficile scrivere di quest'ultima fatica di Fincher - che sarà indubbiamente discussa, e non raccoglierà consensi unanimi, come spesso è accaduto in passato rispetto alla sua filmografia - senza incappare in spoiler che potrebbero rendere la visione meno efficace, così come pensare di aver assistito alla migliore esibizione del regista - in fondo, Se7en traboccava di molta più passione, The social network era in grado di fotografare con ironia nerissima l'attuale epoca "smart", Il curioso caso di Benjamin Button di rendere romantica e profonda quella che, sulla carta, era una sorta di favoletta hollywoodiana -, eppure, ed in più di un passaggio della stessa - la prima conferenza stampa di Nick e i genitori di Amy, la sanguinosa sequenza nella casa al lago, il confronto nella camera da letto del finale - l'impressione di essere di fronte ad una scheggia caotica eppure decisamente controllata di grande Cinema è netta, così come clamorosa è la capacità di Fincher di raccontare i due punti di vista decisamente opposti di Nick ed Amy senza per questo parteggiare per l'una o per l'altra parte, anzi riuscendo, in qualche modo, ed anche di fronte alle rispettive colpe, a mostrare in egual misura le ragioni dei protagonisti della vicenda.
Perchè in fondo il matrimonio è anche questo: riuscire a comprendere le ragioni dell'altro, e trovare un equilibrio che, a volte, rappresenta la strada più difficile da percorrere.
In un certo senso, Gone girl finisce per essere il lato oscuro e terribile di This is 40, e la prova che anche alle battaglie più massacranti a volte sopravvive qualcosa che, chissà, potrebbe quasi rivelarsi un bene superiore.
E come William ed Alice nel finale del già citato Eyes wide shut sotterranno l'ascia di guerra ed iniziano la ricostruzione del loro rapporto a partire da uno dei verbi più semplici ed efficaci del mondo - "C'è una cosa che dobbiamo fare il più presto possibile." "Cosa?" "Scopare." -, Nick ed Amy, alla fine di questo Gone girl, avranno trovato, vita o morte che sia, la loro strada.
Quasi come se il matrimonio fosse più forte dei suoi protagonisti.
Quasi come se non fossero gli uomini ad odiare le donne, ma gli uomini e le donne ad odiare se stessi e chi amano perchè diversi da quelli che si erano immaginati fossero.
Quasi, però.
Perchè quando si è disposti a lottare - se non l'uno per l'altra, l'uno accanto all'altra - allora tutto finisce per essere davvero possibile.
Anche quello che è solo apparenza.
O quello che all'apparenza è impossibile.



MrFord



"Watch me come undone
they're selling razor blades and mirrors in the street
I pray when I'm coming down, you'll be asleep
if I ever hurt you, your revenge will be so sweet
because I'm scum, and I'm your son
I come undone
I come undone."
Robbie Williams - "Come undone" - 



giovedì 18 dicembre 2014

Thursday's child

La trama (con parole mie): infine, eccoci giunti. L'anno in corso sta per concludersi, e con esso la rubrica dedicata alle uscite cinematografiche firmata dal sottoscritto e dalla sua nemesi Cannibal Kid. Questo significa che non vedrete più i nostri brutti musi intenti a sparlare dei titoli pronti a giungere in sala? Assolutamente no!
Semplicemente, con questi ultimi possibili botti, si conclude il duemilaquattordici delle anticipazioni dei due bloggers più in lotta della rete: ma non temete, perchè dai primi giorni di gennaio torneremo qui, con le classifiche del meglio e del peggio dell'annata alle spalle e pronti a riprendere la nostra lotta settimanale.

Per festeggiare il natale anche Ford e Cannibal si scambiano convenevoli.


L'amore bugiardo - Gone Girl


Cannibal dice: L'ultimo grande film dell'anno. È una verità, o solo una menzogna? E se vi dico che Mr. James Ford è il più grande blogger e intenditore di cinema mai venuto al mondo, voi penserete che sia sincero? E a lui, a forza di avere una rubrica insieme a me, è cresciuto un ego così grande da pensare che stia davvero dicendo sul serio?
Ford dice: di norma, con Fincher non si scherza. L'autore di alcuni dei più celebrati film USA degli ultimi anni torna in sala con quello che dovrebbe essere l'ultimo grande titolo del duemilaquattordici: ma sarà davvero così? Ci ritroveremo tra le mani uno dei potenziali film dell'anno oppure una delusione cocente? Solo il tempo - e l'incombente recensione fordiana - ce lo diranno.
Quanto a Cannibal, potrebbe sempre scomparire dalla blogosfera per festeggiare il quinto anno di White Russian.

"Voglio lanciare un appello affinchè chiunque abbia informazioni sulla mia fidanzata Katniss Kid si faccia avanti!"

Big Hero 6


Cannibal dice: Disney + supereroi Marvel = probabile massacro di Natale in arrivo su Pensieri Cannibali.
Oppure no?
Negli ultimi mesi sono rimasto piacevolmente sorpreso da una produzione della casa di Topolino come Frozen, così come dall'ultimo giocattolone della Marvel Guardiani della Galassia, quindi pure questo potrebbe beneficiare del trend positivo. Dopo tutto, come dice il detto, non c'è due senza tre. Così come non c'è Ford senza Cannibal. Purtroppo.
Ford dice: di questo film ho letto solo un gran bene, in rete. Eppure, nonostante sia un grande fan dei supereroi e dello stile Disney quando lo stesso si avvicina a quello Pixar, nutro qualche riserva a proposito di questo Big Hero 6.
Sarà forse perchè ultimamente Cannibal sta diventando più fordiano di quanto non sia mai stato e dunque mi induca a cercare di essere più cannibalesco? Anche in questo caso, solo il tempo ed i nostri due pareri - speriamo opposti - lo potranno rivelare.

"Ford, togliti questo guantone, non voglio tu mi faccia troppo male!"
Il ragazzo invisibile


Cannibal dice: Oltre alla Disney, pure il cinema italiano si confronta con la (ormai abusatissima) tematica supereroica e a farlo è Gabriele Salvatores, un regista di cui ho sempre apprezzato le intenzioni, più che i risultati. Tra i registi nostrani è uno di quelli che più guardano all'estero, uno che prova a fare un cinema il meno provinciale possibile. Ironia della sorte, il suo film che preferisco è Come Dio comanda, ambientato proprio nella provincia italiana. Altra ironia della sorte, la sua pellicola più universalmente nota è invece Mediterraneo, un film simbolo proprio dell'italianità nel mondo ed esageratamente, come lo stesso Salvatores ha ammesso senza problemi, premiato con l'Oscar. Adesso Salvatores prova a salvare il cinema natalizio nazionale con un progetto dal respiro internazionale, un film su un supereroe adolescente con il potere dell'invisibilità come uno dei Misfits. E io ho come l'impressione che ancora una volta apprezzerò più il tentativo che non il risultato finale.
Quanto a Ford, come vorrei che anche lui fosse invisibile!
Ford dice: c'è stato un tempo in cui ho amato molto Salvatores. I tempi di Turnè, Marrakech Express, Mediterraneo e Puerto Escondido, film semplici - forse perfino troppo -, ma decisamente genuini. Da Nirvana in poi, però, il regista ha deciso che emulare prodotti di successo nel resto del mondo pareva essere più interessante che sfornarne di propri. Dunque non ho troppa fiducia in questo Il ragazzo invisibile, come non ne ho mai rispetto alle opinioni del mio antagonista.
Del resto, non c'è mai stato un tempo in cui ho amato Peppa Kid.

"Ebbene sì, sono un piccolo Simon Baker!"

Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate


Cannibal dice: La saga del Signore degli anelli ai tempi mi era piaciuta. Quella de Lo Hobbit invece no. Non ce la faccio proprio. Sono arrivato stremato alla fine della visione del primo e del secondo non sono riuscito ad andare oltre i primi 20/30 minuti. Per quanto possa voler bene a Peter Jackson, per me è un'inguardabile bambinata fordianata fantasy. Chissà se riuscirò mai a finire di vedere per intero questa trilogia?
Finire vivo, intendo.
Ford dice: Il signore degli anelli - di fatto lo Star Wars moderno - è stato uno dei capitoli fondamentali del Cinema degli Anni Zero. Lo Hobbit e la sua trilogia stanno allo stesso Lord of the rings come la seconda trilogia di Star Wars sta alla prima: ottimi prodotti, grande nostalgia, ma un grado decisamente minore di coinvolgimento.
Speriamo, con questo terzo capitolo, di rimanere stupiti: senza dubbio, si assisterà ad uno spettacolo unico che solo i poco di buono come il Cannibale non sapranno apprezzare.

Ford guida le sue armate di bruti in direzione di Casale.

Un Natale stupefacente



Cannibal dice: Ci sono un sacco di comici italiani che non mi piacciono o che non sopporto. Lillo e Greg fanno invece parte di un'altra categoria ancora, quella dei non-comici. Pur con tutta la fantasia del mondo, non riesco proprio a considerarli tali. Dovrebbero far ridere? Davvero?
Se sono comici loro, allora Ford è un mattacchione ahahah!
E Ambra Angiolini si crede di essere un'attrice? Davvero???
Certo che di gente che si fa di stupefacenti ce n'è tanta in giro. Qualcuno avanza qualcosa anche per me?
Ford dice: il Cinema italiano chiude un'annata pessima - nonostante l'Oscar a La grande bellezza - con l'ennesimo film di natale evitabile. Confermandosi l'unica realtà della settima arte in grado di mettere sempre d'accordo i due conduttori di questa rubrica.

"Ford e Cannibal hanno davvero scritto questo del nostro film?" "Già. Forse è meglio dare forfait."
St. Vincent


Cannibal dice: L'amicizia tra un vecchietto e un ragazzino...
Ma questa è la storia mia e di Ford, dovremmo farci pagare i diritti di sfruttamento. Non fosse per un piccolo dettaglio: la nostra non è un'amicizia, bensì un'inimicizia.
Ford dice: questa pare una versione alternativa della rivalità del sottoscritto e Katniss Kid. E dato che la nostra rivalità è inimitabile, lo snobberò senza patemi.

Peppa Kid al lavoro nel giardino di Ford.

Jimmy's Hall - Una storia d'amore e libertà


Cannibal dice: Pur apprezzando la “britannicità” in generale, non sono mai stato un fan di Ken Loach. Troppo neorealista e soprattutto troppo neofordiano per i miei gusti. Questo nuovo Jimmy's Hall dal trailer però mi ispira una discreta fiducia. E allora, tutti a ballare nella Jimmy's Hall. Basta che non invitiate anche Step Up Ford!
Ford dice: Loach è da sempre uno dei registi europei impegnati più amati al Saloon. Non sempre mi ha soddisfatto - si veda il troppo retorico Il vento che accarezza l'erba -, ma è riuscito anche a regalare vere e proprie chicche come My name is Joe o La parte degli angeli.
Questo nuovo Jimmy's Hall, quasi ottimista per i suoi standard, potrebbe rappresentare una sorpresa più che piacevole per i suoi sostenitori. Dunque, lo sosterrò ballando selvaggiamente sui piedi del Cannibale.

"Piuttosto che andare in macchina con Ford, giriamo tutti in bicicletta!"

Un gatto a Parigi


Cannibal dice: Pellicola francese del 2010 che agli Oscar 2012 aveva ottenuto la nomination agli Oscar come miglior film d'animazione e che arriva ora “leggermente” in ritardo sui nostri schermi. Non dovrebbe essere male e considerato il mio amore sia per i gatti che per il cinema francese potrei anche concederle una visione, però il rischio di trovarsi di fronte alla solita roba natalizia per bimbetti fordiani non è da escludere del tutto.
Ford dice: e per chiudere l'annata pessima della cinematografia italiana, ci si mette la pessima distribuzione italiana con le sue tempistiche fuori da ogni logica.
Per quanto mi riguarda, ho troppi recuperi in lista per recuperare anche questo.

Cat(niss) Kid verifica che in giro non ci siano tracce di Ford Dog.
Cenerentola
(da martedì 23 dicembre)


Cannibal dice: Carletto Verdone alla regia della versione cinematografica di un'opera lirica tratta dalla celebre favola?
Mi sa che qua qualcuno si è bevuto il cervello. E per una volta non è Ford.
Ford dice: Verdone a me è sempre stato simpatico.
Ma qui mi pare aver esagerato davvero. Neanche fosse quell'egomaniaco di Cannibal Kid.

"Merda, Ford e Cannibal hanno saputo del mio nuovo film!"
Paddington
(da giovedì 25 dicembre)


Cannibal dice: La vicenda di un orso che dalla giungla peruviana si trasferisce a Londra?
Cos'è, il film biografico dedicato a Ford? L'unica differenza che vedo è che lui si è trasferito a Lo...di e non a Londra.
Ford dice: vedrei meglio un bel documentario in stile Grizzly man con Cannibal divorato dal più grosso del branco, che questo ripescaggio dell'ultimo minuto e della fine dell'anno.
Dunque, affilo gli artigli e aspetto al varco il mio rivale per festeggiare come si deve l'ultima puntata della rubrica. Almeno fino all'inizio di gennaio.

Il Cucciolo Eroico immortalato in vacanza.

mercoledì 17 dicembre 2014

Magic in the moonlight

Regia: Woody Allen
Origine: USA
Anno:
2014
Durata:
97'
 




La trama (con parole mie): Stanley, illusionista tra i migliori al mondo sul finire degli anni venti, viene contattato da un suo vecchio compagno, eterno secondo nell'esercizio della professione di mago rispetto a lui, in modo che si rechi al suo fianco nel Sud della Francia, dove una giovanissima medium americana pare stia circuendo un'agiata famiglia nonchè l'erede della fortuna della stessa.
L'uomo, cinico e misogino, accetta l'invito stimolato dalla sfida di poter smascherare l'ennesima truffatrice e dal suo approccio alla vita, assolutamente razionale e distaccato: quando, però, Sophie farà breccia nel suo cuore, le regole del confronto cambieranno, e Stanley si ritroverà a far fronte non solo alla tempesta dei sentimenti, ma anche e soprattutto ad un approccio con il mondo, la vita e la morte decisamente diverso da quello tenuto nel corso della sua intera esistenza.
Sophie si rivelerà davvero in grado di comunicare con gli spiriti? E vinceranno i sentimenti, o la ragione? 








Personalmente, non sono mai stato in guerra allo stesso modo di alcuni - appassionati compresi - con Woody Allen, così come non ho mai pensato fosse il Maestro indiscusso che altri dichiaravano incondizionatamente fosse: ho sempre pensato che il vecchio Woody avesse regalato grandissime perle alla settima arte senza, di fatto, aver mai centrato il bersaglio grosso, scivolando soprattutto negli ultimi anni spesso e volentieri spinto da una sorta di ingordigia cinematografica - penso sia rimasto l'unico tra i grandi registi a far uscire un titolo a stagione - capace di regalare al pubblico schifezze come Vicky, Christina Barcelona o Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni, senza contare To Rome with love, forse il punto più basso della carriera del regista.
E' altrettanto vero, però, che con Match point o Midnight in Paris Allen è stato senza dubbio protagonista di prove clamorose, in grado di riportare anche i fan più hardcore ai tempi d'oro della sua produzione: Magic in the moonlight, sua ultima fatica, sinceramente non partiva con il piede giusto, qui al Saloon.
Colin Firth è uno degli attori meno sopportati a questo bancone, l'idea dell'ennesima commedia romantica dai ritmi blandi lontana dagli indimenticabili Io e Annie o Manhattan non faceva che rendermi nervoso, così come il fatto che tutto potesse suonare come una robetta da camera per vecchie signore all'ora del the.
Fortunatamente per il sottoscritto, archiviata la visione posso dirmi sorpreso in positivo, così come affermare che gli anni venti ed affini e le loro ambientazioni - Accordi e disaccordi, Ombre e nebbia, Scoop - non facciano altro che un gran bene a Woody, che senza eccedere o strafare confeziona un titolo garbato e piacevole, una commedia romantica all'interno della quale sono scandagliati i massimi sistemi senza che gli stessi siano presi o troppo alla leggera o caricati di un peso eccessivo: e perfino il tanto detestato Firth, grazie ad un personaggio antipatico quanto vulnerabile, razionale e preciso quanto preda degli istinti, si conferma una scelta azzeccata, funziona così come una davvero imbruttita Emma Stone, che comunque resta uno dei volti più interessanti che si possano sponsorizzare tra le giovani attrici USA.
L'idea del confronto tra l'idea dell'amore e l'applicazione alla vita dello stesso - ben incarnate dai rapporti tra Stanley e Sophie così come da quello dello stesso illusionista con la fidanzata storica - è ben orchestrata e decisamente profonda, così come il continuo schierarsi del protagonista contro l'illusione e l'illusionarietà dei sentimenti, colpevoli di rendere felici così come di complicare senza possibilità di appello la vita di chiunque decida di abbracciarli.
Da istintivo cronico, trovo possa essere davvero limitante vivere un'esistenza lontano da ogni tipo di sentimento o passione, pur se allo scopo di preservarsi e mantenere un logico e sensato equilibrio, eppure nel corso della visione non sono riuscito a non parteggiare per Stanley, messo all'angolo da una trama più complessa di quanto non si possa credere e pronto ad una ribalta - culminata con il colpo di scena della rivelazione del ruolo di Sophie - capace di aprire la strada al confronto con la zia, senza dubbio il charachter più interessante della pellicola e, forse, specchio delle opinioni dello stesso regista, pronto a lasciarsi andare alla magia dell'amore - e a farsi ingannare da essa - quanto a comprendere l'insensatezza insita per Natura nelle scelte di cuore.
Del resto, se non fossimo passionali non avrebbe senso neppure l'illusionismo.
Così come molte altre cose che danno colore e significato ad esistenze altrimenti piatte, noiose e grigie, fatte di stonatissime serenate eseguite con l'ukulele.
Le stelle non sono certo messe dove sono perchè noi le si stia ad ammirare estasiati, quanto per qualche legge fisica e casualità cosmica: eppure guardarle pensandole tutte come desideri inespressi o realizzati finisce per renderle decisamente più brillanti.
E dovremmo davvero ringraziare che sia così.
Un pò come fa Woody Allen con questo suo Magic in the moonlight.




MrFord




"Dancing in the moonlight
everybody's feelin' warm and bright
it's such a fine and natural sight
everybody's dancing in the moonlight."
Van Morrison - "Dancing in the moonlight" -






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